L’opinione dei blogger? Sempre più importante

Venerdì 27 Aprile al Festival del Giornalismo di Perugia c’è stato il workshop “Costruire un pubblico e creare una community usando i social media”, a cura di Claire Wardle di Storyful.
Tra le molte riflessioni sul come “succhiare” informazioni dalla rete e poi “risoffiarle” nella rete per diffondere i contenuti che abbiamo trovato e che vogliamo evidenziare, e accanto ad alcune indicazioni su come creare coinvolgimento tra gli utenti con gli ultimissimi strumenti a disposizione, Claire Wardle ci ha fornito anche alcuni dati che arrivano dalla sua esperienza con Storyful.

Molto interessante l’analisi sulla fiducia di cui godono i blogger: quanto a consigli e opinioni, pare siano più accreditati delle celebrities.
Un elemento di riflessione notevole, sia dal punto di vista del marketing, sia per quanto riguarda la famosa “reputazione” in rete: sono tutti all’altezza di questa posizione? Saranno tutti in grado di meritare questa fiducia anche in futuro? Questa è veramente la sfida cruciale della credibilità.

Schiave Radiose

Mercoledì 25 aprile la mia strada verso il Festival del Giornalismo di Perugia è stata tutta su rotaia, e con qualcosa di importante tra le mani. Dopo aver visto il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, mi mancava infatti il libro, che aspettava nella libreria il mio momento giusto: perché le parole consapevoli e le azioni che ne seguono hanno spesso bisogno di un momento giusto.
L’invito ad indossare nuovi occhi che la Zanardo muove a noi, Schiave Radiose, prosciutti in esposizione, spettatrici dall’immaginario colonizzato, è talmente doloroso da non potere essere ignorato.


Arrivo da 8 mesi di lettura e scrittura dedicata esclusivamente al femminile, e con Lorella in tasca il primo incontro a cui mi presento a Perugia è “Donne e media”, con Loredana Lipperini, Giovanna Cosenza, Natascha Fioretti, Cristina Sivieri Tagliabue e Jane Martinson del Guardian: dove si ribadisce che le giornaliste in Rai sono il 33,7%, le donne dirigenti solo il 4%, e che quando una donna viene chiamata a dire la sua solo nel 10% dei casi viene interpellata in quanto opinionista autorevole.

Se le donne intervengono in qualità di esperte, lo sono soprattutto su argomenti come l’astrologia (20,7%), la natura (13,8%), l’artigianato (13,8%) e la letteratura (10,3%).” (Il corpo delle donne)

Vi invito a guardarvi il video dell’incontro, che inizia con lo schiaffo di un servizio del TG1 dedicato all’apertura di Sanremo che la dice lunga sull’immagine degradante e cretina che viene data delle donne oggi in TV (questo “oggi” è da leggersi come “negli ultimi 30 anni”).

Ma c’è un’osservazione in particolare che mi preme fare.

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Notizie dal Congo

Donne in Circolo Casalpusterlengo - 11 aprile 2012

Donne in Circolo Casalpusterlengo - 11 aprile 2012

Poco tempo fa vi ho raccontato di Giovanna, e del suo Congo. Ora ho buone notizie da darvi, perchè la nostra storia non si ferma e io continuerò a raccontarvela.
Mercoledì 11 Aprile, le Donne in Circolo di Casalpusterlengo ci hanno ospitato per una serata coinvolgente fatta di racconti, vite lontane, ferite insanabili e piccole speranze.
Giovanna, con le sue parole, ci ha fatto vedere i bimbi che a tre anni partono da casa all’alba e tenendosi per mano, in fila indiana, fanno 20 Km ogni mattina a piedi per andare a scuola da soli.
Con lei siamo state dentro ai racconti dei ragazzi soldato che non riescono più a dormire perchè il terrore di rivedere quello che hanno commesso impedisce loro di chiudere gli occhi. Continua a leggere

Le combattenti

Di tanto in tanto fa bene alla vita dire dei nomi ad alta voce.
I nomi che fanno bene sono quelli che possiamo tenerci in saccoccia come monito, esempio, luce.
I miei nomi ad alta voce di oggi sono quelli di Silvia e Arianna,due donne lontanissime l’una dall’altra, ma che ho visto combattere in un modo molto simile.
Ho raccontato un pezzo della storia di Silvia su questo blog, il 3 gennaio 2012.
Un pezzo della storia di Arianna (che io avevo definito “donna petardo del giornalismo italiano“) lo trovate invece su l’Espresso e su Tumblr.
Silvia, osservata e ascoltata in questi ultimi quattro mesi, sempre con una gran paura; Arianna, guardata da lontano durante tutto questo Festival meraviglioso con grande stima e rispetto: entrambe con un’amputazione e gli occhi gonfi, ma comunque sul campo a combattere.
Una delle capacità commoventi del femminile alfa, quella di continuare a creare e produrre vita.
Arianna e Silvia vanno dette ad alta voce, insieme a tutte quelle come lroo.

E chi può, le canti.

Donne contro Donne

Di fronte ad una foto così, cosa pensate? L’ho trovata postata su Facebook, come mais gettato alle galline.

Io penso che gli stivali alti (e probabilmente di camoscio) sulla pelle nuda sono terrificanti: penso all’ecosistema di puzze che probabilmente si deposita negli interstizi, alla fanghiglia di sudore che si sarà creata là dentro. Ho prima di tutti un moto di ribellione igienica, poi mi concentro sull’estetica: sì, l’accostamento è infelice anche dal punto di vista estetico.
Ma i commenti che leggo su Facebook accanto alla foto (e qui pubblico solo i primi) vanno oltre.

Io ho delle brutte gambe, e cerco sempre di tenerle coperte: quindi, quando vedo gambe imperfette esposte o difetti fisici di altro tipo mostrati senza remore, sono sempre combattuta tra l’istinto censorio personale (e sociale) che mi fa pensare “cazzo, copriti” e l‘ammirazione (carica di stima) per la spavalderia e il menefreghismo, che alla fine liberano un sacco.

Eppure, anche una come me che normalmente ci dà dentro mica male con le critiche, è rimasta sbigottita da quello che ho letto accanto alla foto. Perchè? Perchè a commentare sono state solo le donne: impietose e feroci, contro colei che osava esibire la cellulite con noncuranza. E io, ingenua, che pensavo che il problema fossero gli stivali di camoscio portati in una giornata a 25 gradi.


Non è intervenuto nemmeno un uomo, zero assoluto. Sempre Eva contro Eva.
Nel caso in cui, dico, ci fosse ancora bisogno di dimostrare che siamo noi le prime e peggiori aguzzine di noi stesse. Che se non impariamo noi la clemenza, non possiamo certo pretenderla – come di fatto facciamo – dai nostri uomini.
E lo dico a me per prima, mi ci butto dentro tutta intera.

Opinioni che non contano un cazzo

Nel dettaglio, le mie.
Oggi, mentre ero chiusa fuori da un evento aspettando che qualcuno mi facesse entrare (per scoprire poi di aver sbagliato giorno – cose da figlie dello svantaggio), mi sono collegata a Facebook dal mio smartphone, e ho visto un mio amico postare una foto di Bersani mentre parlava alla platea del vertice PD di Cortona.
Questo mio amico milita e lavora da decenni nel PD, e i rapporti tra di noi sono ottimi. Abbiamo condiviso alcune battaglie insieme, e sicuramente alcune visioni e passioni.
Quando però ho commentato la foto di Bersani con una battuta, la sua risposta mi ha lasciato interdetta. Qui sotto lo scambio.

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Come si fa a non-votare?

Ho sempre votato, ho sempre espresso una preferenza nel segreto della mia cabina elettorale. Negli ultimi anni ho messo la crocetta turandomi spesso il naso: pare che la disillusione politica sia inevitabile con il trascorrere del tempo e con la catalogazione dei vari gradi di amarezza che la nostra bocca impara a riconoscere.
Ma ora ho probabilmente raggiunto il mio zenit di disgusto.


La questione del finanziamento ai partiti e dei rimborsi elettorali che è seguita gli scandali Margherita e Lega Nord ha fatto traboccare il mio vaso. Non è bastato truffare il risultato del Referendum del 1993 con cui gli italiani avevano detto NO al finanziamento pubblico dei partiti; non basta il fatto che i rimborsi elettorali previsti a forfait dalle leggi a seguire superino di quattro volte le spese effettivamente sostenute (e la differenza, dove finisce? nessuno pare saperlo, i cittadini soprattutto); non basta nemmeno il fatto che non ci sia né una vera regolamentazione né un dignitoso contenimento dei costi sostenuti (anzi).
No, non basta. Continua a leggere

Donne, Bambini, Congo. Che effetto vi fanno queste tre parole vicine?

A novembre 2011 ricevo, insieme ad altri amici, una e-mail dal Congo: è Giovanna che ci scrive dal Centro Don Bosco Ngangi di Goma, chiedendo se per Natale vogliamo fare un regalo ai bambini della missione dove lei opera da qualche mese.
Bambini di strada o ex bambini soldato ai quali il PAM (Programma Alimentare Mondiale) assicurava, fino a poco tempo fa, almeno un pasto al giorno, in modo che il Centro Don Bosco potesse prendersi cura anche della loro scolarizzazione con i pochi mezzi a disposizione. A causa della crisi, il PAM ha però sospeso questo piccolo ma fondamentale supporto: 0,70 euro per una razione di farina e leguminose, spariti nel nulla.
E a questi bimbi non resta nemmeno più nulla di cui sfamarsi.
Gli operatori del Centro Don Bosco hanno quindi chiesto l’aiuto di amici e conoscenti, per tamponare le drammatiche esigenze di un paese che è in emergenza umanitaria da moltissimo tempo.


Grazie a Matteo, un caro amico di Giovanna, nel nostro piccolo abbiamo raccolto una piccola somma, che abbiamo destinato a: 3 sacchi di riso – 3 sacchi di zucchero – 18 latte di latte – 1 Pallone da Basket – 1 Pallone da Pallavolo – 1 Pallone da calcio – 3 corde per saltare – 4 risme di carta – 100 lavagnette – 1000 biro – 250 matite – 150 gomme – 864 Quaderni 32pp – 432 quaderni 48pp – 100 temperini – 10 paia di forbici – 12 scotch – 10 cartoncini. Continua a leggere