Mutande blu, reggiseno bianco.

E’ proprio così che sono agghindata oggi, sotto i vestiti.
Ieri sera si è parlato anche di questo al Soggiorno Letterario al quale sono stata invitata: un evento privato che mi era stato passato come un appuntamento “tra pochi intimi” e dove invece eravamo più numerosi che a molte presentazioni in Mondadori. Seduti sui tappeti e accatastati sui divani, giornalisti, lettori forti e professionisti dell’editoria hanno discusso d’amore per tre ore.
O meglio: delle difficoltà d’incontro che spesso affligge le nostre relazioni.
Da una parte, spaparanzato in poltrona, Federico Cavina presentava il suo “Solo Colpa d’Alfredo” e dall’altra, appollaiata sul bracciolo, Valentina Camerini ci raccontava il suo “Manuale (d’amore) per la ragazza post-moderna”: un bell’incontro tra maschile e femminile, anche tra il pubblico presente che interagiva liberamente con gli autori, creando un dibattito continuo.
Io ascoltavo, e lasciavo sedimentare quello che sentivo sugli strati di letture di genere che mi sono pippata negli ultimi 10 mesi.
Tra l’autismo comunicativo e sentimentale maschile che emergeva da un lato e l’ossessione femminile del “cosa stai pensando” dall’altro, si è parlato anche di lingerie: la maggior parte delle donne rivendicava la necessità dell’intimo coordinato, una sorta di MUST.

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450 Euro al mese? E la vergogna?

Ogni mattina ricevo da Infojobs la newsletter sulle posizioni di lavoro aperte nella mia zona: elenco sconfortante per quantità, tipologia, retribuzione, contratto.
Ma stamattina 450 Euro al mese mi hanno dato uno schiaffo:

Giornata full-time.

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La Champions, e le prese per il culo

Sono quattro giorni che seguo on-line le manifestazioni di Chicago contro il G8 e la NATO.
Manifestazioni che chiedono, in modo pacifico e apartitico, una democrazia partecipata, e non una politica in mano ai poteri forti e agli interessi privati; la fine della dittatura della finanza, verso una giustizia sociale possibile, e la sospensione di ogni abuso di potere che leda i diritti inviolabili dei cittadini; la sospensione delle spese militari, a favore di investimenti nella sanità e nella scuola.
Ho raccontato le ultime due notti attraverso le parole degli altri, su Storify.

[View the story “La notte che trema” on Storify]

[View the story “Un altro mondo è possibile? #Chicago2012” on Storify]

Chicago Tribune

L’immagine che mi porto dentro è quella di una città militarizzata e sotto assedio, dove i manifestanti sono stati accerchiati, condotti allo sfinimento, provocati, arrestati senza motivo, picchiati mentre erano armati solo di una macchina fotografica.
Domenica mattina, le agenzie diffondono le foto di Camp David: foto che non sono state scattate da un paparazzo in appostamento, ma da un fotografo ufficiale, e poi celte appositamente dagli interessati per essere diffuse sulla stampa.
L’immagine che i grandi della terra vogliono darci del summit è di un incontro informale, sereno, pacato, a tratti gioviale: fino ad arrivare allo scatto che li ritrae davanti alla partita della Champions, come milioni di altri telespettatori, tifosi e sportivi.

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Uomini sposati e grandi tragedie

Nel mio angolino di osservazione sociale c’è una cosa che noto ripetutamente e da anni: gli uomini sposati non vivono nel mondo normale, ma in una sorta di girone infernale ricostruito in terra da Bruno Vespa.
Per essere precisi, sto parlando degli uomini sposati che tradiscono le loro mogli: personaggi portatori di tragedie inenarrabili.
Sono pochi quelli che tradiscono con dignità, sempre che la parola “dignità” abbinata a “tradimento” non suoni insopportabile. Molti tradiscono come se fossero in Armageddon, secondo una sceneggiatura apocalittica che è capace di tirar fuori fantasie spaziali da miseri e sciapi omuncoli di paese.
Ora ditemi che non ci avete mai fatto caso che i traditori sembrano sempre sul palcoscenico di Macbeth.

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Il nemico che amiamo

Ricevo da Cerchi D’Acqua gli ultimi dati sulla violenza contro le donne secondo le rilevazioni dei Centri Antiviolenza e delle Case aderenti alla Dire (Associazione Nazionale Donne in Rete contro la violenza): niente di nuovo, ma è il caso di porre ancora l’accento sull’identità del “nemico”.
Gli autori dei reati contro le donne risultano essere infatti i partner nel 64% dei casi, gli ex nel 20%, famigliari nell’8%, conoscenti nel 6% e estranei solo nel 2%.
Quando leggo questi dati – ogni santissima volta che lo faccio – penso con rabbia ai tagli (reali) alle politiche sociali e agli investimenti (reali o paventati) nelle politiche per la “sicurezza”.
La sicurezza delle donne non è un tema di cui crucciarsi, oppure diventa un tema solamente quando il pericolo è per strada, in agguato nelle cattive intenzioni di un predatore sconosciuto e magari extracomunitario o disadattato? Queste immagini hanno un bell’effetto sull’immaginario, me ne rendo conto: sono sceneggiature da periferia disagiata, che lasciano intonse le nostre coscienze e ci fanno sentire tanto immacolati e pacifici.
Capisco che piazzare una telecamera sia più facile che investire sugli anticorpi culturali contro la violenza di genere (e contro la violenza in generale), ma di fronte alla costanza di dati come questi si può continuare a fare una tale confusione sull’identità dei nemici da combattere?
E soprattutto: quanta confusione c’è intorno alla parola “amore” e intorno all’idea di “famiglia”? La nostra educazione sentimentale risente ancora così tanto dell’immagine svilente che abbiamo della donna e, quindi, di noi stesse?
Dietro l’accettazione di certe dinamiche di sottomissione e di abuso credo non si nasconda solo il legame spesso forte e saldo tra vittima e carnefice, ma anche una certa idea di femminile: zitto, nascosto, bugiardo fedele e mansueto. E un’idea di maschile considerato “lecito” ancora peggiore.
Quando la paura è mal riposta, e il livello di guardia alzato sul confine sbagliato, è tutto da rifare.
Le telecamere e le parole teniamole accese dove servono.

Facebook e i serpenti

Un giorno un’amica esce a fare una passeggiata per le campagne attorno a casa. Con lei, il suo smartphone.
Ad un certo punto fa un incontro inquietante, e decide di condividerlo con gli amici di Facebook.

Luca Canova, un segnalatore del Progetto Atlante, sottolinea l’importanza della segnalazione: il Saettone non si vedeva in zona da almeno 30 anni.

Atlante da anni ormai si occupa di fornire una mappatura di alcune specie animali e vegetali del nostro ecosistema. In generale si tratta di iniziative avviate da esperti che mirano a definire la distribuzione di animali o vegetali. Il Progetto Atlante Anfibi e Rettili mira a mappare la distribuzione, su scala nazionale, di anfibi (rane e rospi) e rettili (serpenti e lucertole).
Sviluppato su carta fino ad oggi, il progetto sta per sbarcare sul web attraverso una piattaforma sviluppata dall’Università di Pavia.
Avranno contemplato il possibile, importante contributo di segnalatori muniti di smartphone, studenti o normali cittadini che siano? Appoggiandosi magari ai social per costruire una community che produca anche sensibilizzazione e formazione?
Grandi potenzialità.

L’Umanità derisa

 

I confini sono stipati di corpi.
Frontiere di vite ammassate ai margini di noi.
Figure bandite, ripudiate, espulse.
A Casalpusterlengo è di scena Stultifera Navis, un progetto artistico del neonato collettivo CultBar: un’indagine accattivante sulla diversità, e sulla percezione feroce che continuiamo ad averne.
Ciccioni, storpi, negri e nani: il circo è ancora tutto lì, per farci sentire fieri della nostra normalità vuota.

“Sono quello che ti guarda in una maniera diversa
Sono quello confuso che cerca un’altra strada nei tuoi occhi”
(Stultifera Navis)

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C’ho la gola secca

Entrare in contatto con persone nuove, o entrare in contatto con persone vecchie in modo nuovo, implica spesso fiumi di parole. Quando c’è affinità, quando ci sono racconti e cose da spiegare, esperienze da trasmettere, intimità da penetrare, segreti da svelare o aiuto da chiedere, le parole scorrono e precipitano.
Parlare è spesso un modo per annusarsi, per entrare in contatto, sedursi o volersi bene, capire e crescere: per me – lo dico – è anche un modo per rubare storie.
Per essermi ammazzata di chiacchiere, negli ultimi mesi mi è capitato in molte occasioni di trovarmi col mal di gola, e il Tantum Verde è diventato parte integrante del kit di pronto intervento farmaceutico che porto in borsa. Continua a leggere

Pendolari e Twitter: un buon matrimonio

Ci sono due tipi di emergenza: la catastrofe, l’evento imprevisto e sporadico da una parte, e l’emergenza cronica dall’altra.

Durante il workshop “Cronaca dell’emergenza e giornalismo partecipativo” che si è tenuto al Festival del Giornalismo di Perugia il 26 Aprile, Danilo Fastelli ha raccontato della copertura che il Tirreno ha dato al naufragio della Concordia e Diana Letizia di come il Secolo XIX si è occupato dell’alluvione di Genova: due eventi tragici che hanno colpito il nostro paese di recente e che le redazioni locali hanno affrontato anche grazie alle informazioni fornite dal basso e al contributo dei cittadini e dei lettori.
L’informazione partecipativa, se correttamente gestita, si rivela regolarmente un bacino di risorse preziosissime.
In questo post voglio proporre l’esperienza di Marianna Bruschi, una giornalista che per la Provincia Pavese dallo scorso dicembre si sta occupando di #trenipv, un progetto dedicato all’emergenza cronica dei pendolari che viaggiano con Trenitalia e Trenord, soprattutto sulla tratta Pavia-Milano. Continua a leggere

Lella Costa canta le donne (e noi con lei)

In questi giorni SNOQ, Lorella Zanardo e Loredana Lipperini hanno lanciato una campagna contro il femminicidio: una piaga che riempie di sgomento il nostro paese, e che richiede un intervento civile e culturale deciso, energico.
C’è la petizione “Mai più complici” da firmare.
Ci sono i flash-mob davanti a Montecitorio.
Ci sono le cose che vanno chiamate col loro nome, e FEMMINICIDIO è una di queste.
Ci sono un sacco di cose da imparare, ma per farlo a modo prima è bene ascoltare con attenzione le storie, lasciare entrare le voci.
Il mio consiglio di stasera, se posso, è quello di dedicare 5 minuti al monologo che Lella Costa ha interpretato durante la trasmissione L’Infedele, e che trovate sul blog di Gad Lerner: un estratto del suo spettacolo “RAGAZZE“, che nel 2010 avevo recensito col cuore gonfio e l’anima ipertrofica, e di cui vi riporto qualche riga:

“E’ questo che vorrei provare a raccontare – questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza; la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse è perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimè, inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte – le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche.” (Lella Costa)

Qui un’intervista della WebTV Cerchio di Gesso.