Il nemico che amiamo

Ricevo da Cerchi D’Acqua gli ultimi dati sulla violenza contro le donne secondo le rilevazioni dei Centri Antiviolenza e delle Case aderenti alla Dire (Associazione Nazionale Donne in Rete contro la violenza): niente di nuovo, ma è il caso di porre ancora l’accento sull’identità del “nemico”.
Gli autori dei reati contro le donne risultano essere infatti i partner nel 64% dei casi, gli ex nel 20%, famigliari nell’8%, conoscenti nel 6% e estranei solo nel 2%.
Quando leggo questi dati – ogni santissima volta che lo faccio – penso con rabbia ai tagli (reali) alle politiche sociali e agli investimenti (reali o paventati) nelle politiche per la “sicurezza”.
La sicurezza delle donne non è un tema di cui crucciarsi, oppure diventa un tema solamente quando il pericolo è per strada, in agguato nelle cattive intenzioni di un predatore sconosciuto e magari extracomunitario o disadattato? Queste immagini hanno un bell’effetto sull’immaginario, me ne rendo conto: sono sceneggiature da periferia disagiata, che lasciano intonse le nostre coscienze e ci fanno sentire tanto immacolati e pacifici.
Capisco che piazzare una telecamera sia più facile che investire sugli anticorpi culturali contro la violenza di genere (e contro la violenza in generale), ma di fronte alla costanza di dati come questi si può continuare a fare una tale confusione sull’identità dei nemici da combattere?
E soprattutto: quanta confusione c’è intorno alla parola “amore” e intorno all’idea di “famiglia”? La nostra educazione sentimentale risente ancora così tanto dell’immagine svilente che abbiamo della donna e, quindi, di noi stesse?
Dietro l’accettazione di certe dinamiche di sottomissione e di abuso credo non si nasconda solo il legame spesso forte e saldo tra vittima e carnefice, ma anche una certa idea di femminile: zitto, nascosto, bugiardo fedele e mansueto. E un’idea di maschile considerato “lecito” ancora peggiore.
Quando la paura è mal riposta, e il livello di guardia alzato sul confine sbagliato, è tutto da rifare.
Le telecamere e le parole teniamole accese dove servono.

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5 thoughts on “Il nemico che amiamo

  1. Tutti i giorni accettiamo lo sfruttamento della prostituzione sotto i nostri occhi, forse dovremmo partire da quel punto per ritrovare il rispetto delle donne . Infatti non ci possono essere donne più importanti di altre, e ad oggi moltissimi dei crimini di violenza sono commessi da uomini nei confronti di donne sfruttate per lavori sessuali.

  2. Concordo assolutamente con ciò che hai scritto. Aggiungerei che il grado di civiltà del nostro Paese in materia non può aver dimenticato che il “DELITTO D’ONORE” è stato cancellato dal nostro codice penale solo da qualche decennio e che la “violenza carnale” lo stupro, era considerato dal codice penale italiano sino a pochi anni fa solo un delitto contro la moralità pubblica ed il buon costume e NON CONTRO LA PERSONA!

    Ciao, Elena, buon pomeriggio.

  3. quando avevo vent’anni, in balia degli ormoni, sono andata a convivere con un ragazzo di due anni più grande di me. eravamo “innamoratissimi” e capirai nelle prossime righe perché innamoratissimi è tra virgolette.
    dopo pochi mesi lui ha iniziato a diventare violento. certo, non prendevo i pugni in faccia, ma sempre di violenza si trattava. la sua teoria è che fosse colpa mia, perché ero troppo gelosa e possessiva e ricordo che mi diceva che non gli era mai successo, che tutta quella rabbia gliela tiravo fuori io.
    sono stati mesi bui, la mia autostima è finita seppellita, ero insicura e impaurita, ma non riuscivo a lasciarlo perché quando si è ridotte a larve umane da chi ci si fida, anziché scappare a gambe levate si rimane lì a sperare di essere finalmente accettate e amate (perché inizi a credere davvero che sia colpa tua, che ci sia qualcosa in te che non va e vada sistemato).
    in più, io ho avuto anche un padre molto violento nei miei confronti (con cui ora ho tagliato i ponti perché non si può sempre giustificare il comportamento violento di un uomo nemmeno se si tratta dei nostri padri o fratelli) quindi mi pareva che sì, poteva essere colpa mia.
    viste da fuori le donne che “le prendono” possono essere giudicate stupide e deboli, ma da dentro le cose si complicano (io sono una persona forte e forse a 20 anni credevo addirittura di essere invincibile).
    la storia si è conclusa una notte in cui ho avuto paura che mi uccidesse davvero. tra le lacrime ho chiamato mia madre che è corsa a prendermi e mi ha accompagnata in ospedale (ci ero già finita un mesetto prima dopo un lancio dalle scale e conseguente caviglia slogata. una settimana a casa dal lavoro). lì i medici mi hanno mandata al comando della polizia dove un poliziotto meridionale sulla cinquantina a fronte del mio racconto mi ha detto “signorina, queste sono cose che capitano nelle famiglie”. non ricordo cosa gli rispose mia madre (credo nulla di gentile), ma lì, a 20 anni, con 10 chili in meno e i segni addosso, un poliziotto mi ha detto che è questo che succede in famiglia.
    sono passati dodici anni, ho avuto altre storie e non mi è mai più capitato, ma quando ci ripenso ricerco ancora la mia parte di colpa.
    ps: perdona l’anonimato 🙂

    • Grazie per la tua testimonianza e figurati, capisco benissimo l’anonimato. Le dinamiche che hai spiegato sono chiarissime, e comuni a molte donne che si sono trovate nella stessa situazione. E sono davvero felice di leggere che sei riuscita a chiudere l’esperienza in tempo, e a salvarti: in molte non ne trovano la forza. Nemmeno quella di chiedere aiuto.

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