Domenica 3 Giugno

San Possidonio (Foto Damiano Moretti)

DOMENICA 3 GIUGNO.
Un’alba carica di adrenalina, sorrisi e energia buona.
Partiamo in carovana, siamo in venti e portiamo aiuti all’Emilia del terremoto: in tre giorni abbiamo riempito 1 camion e 4 furgoni con beni di prima necessità e li stiamo portando alla terra che trema.
È bastato un appello su Facebook lanciato da un amico: “Domenica devo scendere a Bologna: chi mi aiuta a riempire la macchina con aiuti da portare al gruppo scout di Finale Emilia?”.
Il bene spesso rimane dormiente in attesa di un’occasione.
Da quel momento è stato un delirio di solidarietà, coordinato in rete e reso operativo per le strade: una città intera si è mobilitata. Negozi, supermercati, oratori, asili, si sono trasformati in centri di raccolta, la gente è corsa a fare la spesa, una quantità commovente di ragazzi si è precipitata a impacchettare, smistare, caricare.

San Possidonio (Foto Damiano Moretti)

DOMENICA 3 GIUGNO.
Ci sentiamo bene, l’umore è alto, scattiamo foto mentre la strada ci porta a sud.
250 chilometri, e le prime tende da campo che vediamo ci fanno smettere di parlare e di sorridere.
Spegniamo la radio, spalanchiamo gli occhi e cerchiamo di mettere i cuori al riparo da quelle vite sospese tra tiranti e picchetti.
Non diamo tempo ai pensieri, e incontriamo Elisa, la volontaria della Protezione Civile di San Possidonio, il comune dove siamo stati dirottati e che ci ha aperto le porte dei suoi magazzini.

San Possidonio (Foto Damiano Moretti)

DOMENICA 3 GIUGNO.
Fa caldo, si soffoca. Scarichiamo il camion, facciamo il primo giro nei campi allestiti dalla Protezione Civile, e io tipo muoio. Ci sono 33 gradi all’ombra, 38 al sole, e non so quanti sotto quei tendoni dove la gente vive un battito dopo l’altro in attesa della prossima scossa.
Non riesco a mangiare, il mio corpo che non ha anticorpi contro il caldo mi costringe a smettere di lavorare, guardare gli altri rifocillarsi per procedere poi alla distribuzione porta a porta.
Eccole lì, le porte a cui bussare.
Eccola lì, la gente del limbo.
Sarebbe stato più facile scaricare e andarsene.

San Possidonio (Foto Damiano Moretti)

DOMENICA 3 GIUGNO.
La gente che ha un giardino non è andata nei campi: ha piantato una tenda fuori casa, o parcheggiato una roulotte che è diventata la salvezza.
Hanno vergogna a dirci di cosa hanno bisogno, hanno ancora il pudore della necessità, ci ringraziano abbassando lo sguardo, come se fosse colpa loro.
Qualcuno piange, i bambini aspettano che tutto ritorni normale: questo è il primo gioco che vorrebbero veder finire alla svelta.
Qui c’è poco da fare per tirare sera, la gente ascolta la terra e aspetta.
Cacciati di casa, privati del focolare, abitano una vita senza numero civico né casella postale: il tetto è un lusso che non esiste più, e per fortuna è estate. Ora possiedono macerie, e non sono più protetti da nulla: intimità esposte, spazi condivisi, miserie in pasto alla comunità.

San Possidonio (Foto Damiano Moretti)

DOMENICA 3 GIUGNO.
Ci sono un milione di persone ad ascoltare il Papa a Milano: una città assediata dalle forze dell’ordine, cecchini appostati sui tetti, tombini sigillati, viabilità bloccata. Uno spiegamento di forze e di risorse difficile da immaginare o giustificare.
Qui a San Possidonio siamo in venti.
Chissà se in tutti i territori terremotati arriveremo a 100 pellegrini della disperazione e della speranza.
Il paese è desolato, per le strade solo Protezione Civile, Carabinieri, Guardia Forestale.
Di tanto in tanto una sedia piazzata al centro del nulla, con qualcuno seduto sopra che rimane immobile per ore, perché non ha un posto dove tornare.

DOMENICA 3 GIUGNO.
Noi ritorniamo che è sera: ai nostri letti, ai nostri fornelli, alle nostre docce.
A San Possidonio arriva un’altra scossa, 5.1, e a noi viene una fitta al costato: la terra emiliana ha trattato bene gli ospiti, ma continua a torturare i suoi figli. Che son talmente soli da restare al telefono con noi a raccontarci la paura.

E stiamo già preparando la prossima spedizione.
Non solo per la donoterapia, non solo perché loro potremmo essere noi, ma proprio perché non può essere altrimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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12 thoughts on “Domenica 3 Giugno

  1. Grazie Elena, il tuo racconto mi ha irrigato le guance, troppo cara mi e’ l’Emilia, troppi amici vivono nel terrore e’ logico, come tutti mi aspetto che vi si possa scrivere la parola fine, solo una cosa non condivido, la polemica sull’incontro mondiale delle famiglie. Perdonami sarà che sono convintamente cattolica, sarà che l’organizzazioni di questi eventi ha inizio molto prima e che annullarli in fasi inoltrate costerebbe più che portarle a termine e sarà anche che le molte famiglie presenti all’evento e’ possibile che abbiano tratto da esso, la motivazione x andare avanti INSIEME, comunque e sempre. Ciao Elena!!!

  2. Grazie Elena a te e agli altri. Io solo ieri ho trovato il coraggio di percorrere i 13 km che mi separano da Cavezzo e farne un po’ di più per arrivare a Mirandola. Giorni fa avevo svuotato cassetti di biancheria, mandato una rete, dei cuscini, ma non avevo il coraggio di vedere quelle case sventrate perché potevano essere la mia, perché troppo vicine perché è una ferita aperta.

  3. Ciao Elena, le nostre strade si incontrano ogni tanto. Anche io ed altri amici siamo stati li’ in zona a scaricare un po’ di cose sabato 2 giugno. Leggo il tuo diario e ti ringrazio per quello che hai scritto, perchè hai descritto le sensazioni di tutti noi che abbiamo ancora la nostra vita e ci troviamo davanti a chi non ha piu’ nulla.
    Ho 52 anni, ma nessuna esperienza fatta fino ad puo’ essere paragonabile a quanto vissuto il 2 giugno, nel bene ( conoscendo persone straordinarie ) e nel male ( vedendo quanto terribile puo’ essere perdere tutto ).
    La gente che ci ha accolti è gente fiera, dignitosa, gentile e noi tutti dobbiamo fare in modo che questa catastrofe non venga dimenticata nel giro di poche settimane.
    Torneremo li’ spesso e comunque, pioggia o sole e torneremo quando tutto questo sara’ finito perchè non è vero che siamo noi a portare qualcosa a loro, ma è vero che sono loro con ogni singolo sorriso a darci la speranza che se lo sappiamo fare, noi uomini potremmo essere una cosa sola.
    Grazie ancora a te e grazie alla gente dell’Emilia.

  4. Ho visto il tuo blog con le foto di quella giornata …complimenti a chi come voi ci ha messo del loro …oggi la crisi ci sta inaridendo e nessuno guarda piu’ se il suo vicino ha bisogno di aiuto…il Papa festeggia la famiglia , naturalmente solo quella cristiana …e la terra continua a tremare ! Bravi siete stati proprio bravi!

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