Essere due (essere cento)

Una volta ho incontrato un uomo speciale, che nella mia vita ha significato questa cosa meravigliosa:

Non siamo stati innamorati, il sesso non era niente di eccezionale, ma tra noi c’era una sintonia intellettuale e un’affinità d’anime fortissima: è stato un uomo fondamentale nel mio percorso, una presenza magica e sconvolgente, carica di attrazione e rivoluzione. Ero e sono pazza di lui.

In compenso, se penso all’amore romantico struggente, il più forte e sciocco ricordo di averlo provato per una mezza sega totale, meritevole solo di avermi fatto realizzare che, se stavo così male per un fallitissimo di quella risma, avevo proprio bisogno di entrare in terapia e di farmi qualche domanda.

Da un estremo all’altro, attraverso tutti i tipi di amore e passione che ho avuto la fortuna di provare, la cosa di cui vado più fiera è che – alla fine di tutto – sono sempre stata io al cento: tutto ciò che ho vissuto è sempre stato forte, vero, pulito. O altrimenti, semplicemente, non era.
E questo si vede, che nessuno pensi di farla franca.
Al di là di ogni definizione ufficiale o legame dichiarato, tra essere in coppia ed essere una coppia ci passa il mare. Ci sono affinità che riempiono le stanze e i luoghi di elettricità e calore, unioni che fanno accadere le cose dentro e intorno, sintonie palpabili come la volontà di stare uno dentro l’altro, insieme, per il tempo che sarà.
Tutto questo ha a che fare con il riconoscersi, e non semplicemente con lo scegliersi: c’entra con i desideri che incontrano la consapevolezza, c’entra con la verità fertile.
C’entra col vostro cento: che non è la percentuale di quello che date, ma la verità che mettete in gioco.
Verità che siete, verità che sentite.
Che se non è in ballo, lo si vede lontano un chilometro.
Se le vostre coppie non hanno il cento, non sanno di nulla, non lasciano traccia, non hanno peso.
E vi si vede camminare per il mondo senza nemmeno un’ombra che abbia voglia di seguirvi e di raccontare di voi.