E col cazzo che il Femminicidio non esiste

E perdonatemi il francese.

La settimana scorsa sono stata invitata ad intervenire al Parodi Live, durante una puntata in cui si parlava di violenza sulle donne: Riccardo Iacona presentava il suo libro “Se questi sono gli uomini”, e Rocchina raccontava gli abusi subiti dal marito per 22 anni.
30 secondi sono sempre una miseria, e mi sono limitata a ribadire che i centri antiviolenza sono sì fondamentali (senza dimenticare anche il progetto pilota di Modena per il sostegno psicologico degli uomini violenti), ma che non si può pensare di risolvere la situazione curando solo il sintomo.
La malattia vera è culturale, e va curata socialmente e politicamente con il contributo del Parlamento, dei media, del mercato del lavoro, della Chiesa, degli intellettuali, delle associazioni, e di ognuno di noi.
Mi rendo conto quanto questo processo sia duro e difficile ogni volta che mi trovo a parlare di femminicidio, soprattutto sui social network.
Le resistenze sono coriacee, e ogni giorno di più realizzo quanto sia importante l’incontro che sto organizzando con le Donne in Circolo di Casalpusterlengo sull’argomento, in calendario per il 25 novembre e di cui vi darò presto le prime indiscrezioni.
Un bel pezzo di Alessandra Quattrocchi oggi sul blog della Lipperini non spiega solo le difficoltà nel mondo dei media e del giornalismo, ma dona anche uno sguardo esemplare su quello che accade nella nostra mente sociale, secondo la quale:
– Il femminicidio non esiste
– Il femminicidio è omicidio, niente di diverso
– Il femminicidio è una sega mentale delle femministe

Nel capitolo “omicidi volontari” del rapporto sulla criminalità del Ministero degli Interni si evince che l’omicidio è un reato prevalentemente maschile: messo in atto da uomini su uomini.
Quando le vittime sono donne, l’unica causa che viene data è quella debolezza fisica: le donne vengono ammazzate perché sono fisicamente meno forti e quindi soccombono. Non vi è menzione alla discriminante di genere. Eppure negli ultimi vent’anni si evidenzia un’impennata dei “femminicidi”, che per la maggior parte avvengono nell’ambito famigliare: considerando che le donne non sono fisicamente più deboli solo in famiglia, e considerando che le donne non sono fisicamente più deboli solo da vent’anni a questa parte, possiamo azzardare quindi l’ipotesi che ci sia una questione di genere?
E possiamo pensarlo anche in virtù del fatto che la maggior parte degli uomini che ammazzano le donne lo fanno per motivazioni molto simili tra loro, e che hanno a che fare sempre con il rifiuto ad accettare la volontà della donna di essere indipendente? Al di là di tutte le giustificazioni bugiarde e fuorvianti che ci vengono proposte (dramma della gelosia, follia improvvisa, squilibrio mentale, delitto passionale), l’uomo che uccide una donna lo fa spesso perché non riesce ad accettare che questa si allontani da lui, pensi al di là di lui, viva nonostante lui.

Saul Steinberg

Mi si è fatto notare che oggi gli uomini ammazzano le donne in proporzione inferiore (1 volta su 4) rispetto a quanto le donne ammazzano gli uomini (1 su 3).
A parte i numeri imparagonabili a livello assoluto, mi viene da pensare alla Turchia, dove l’associazione Sefkat-der ha iniziato a dare lezioni di tiro a quelle donne che si sentono minacciate dai loro uomini: come a dire che non tutte hanno voglia o tempo di aspettare il cambiamento sociale rischiando la vita, e imparano dagli uomini le lezioni peggiori.

Louise Brooks

Quante delle donne che ammazzano gli uomini lo fanno perché stufe degli abusi e dei maltrattamenti?
Non che questo le giustifichi, ma i numeri non possono essere cifre cieche se si vuole fare un’analisi seria: sono le motivazioni e le correlazioni a fare un caso, a rappresentare un fenomeno e a costruire un allarme.
Dire che il femminicidio non lo sia è come avere il culo in fiamme e pensare di essere a mollo nel brodo di giuggiole. Chiedetelo a Lydia Cacho.

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9 thoughts on “E col cazzo che il Femminicidio non esiste

  1. Se non cambia la mentalità e di conseguenza le leggi e l’atteggiamento dei media non ce la facciamo e saremo sempre vittime predestinate di maschi bravi solo a menar le mani e incapaci di affrontare un dialogo. Il discorso della debolezza fisica, poi, è veramente allucinante! come quello degli alibi psicologici “era depresso” oppure “raptus”. Premesso che scientificamente il raptus non esiste come è confermato dagli studi di psichiatria, la depressione è una malattia ed eventualmente come altre patologie si cura, non c’è una prescrizione medica di omicidio per guarire, cazzo. Gran pezzo Elena, complimenti, speriamo le cose cambino presto, è sempre più difficile essere donne in questo paese come in molti nel mondo.

  2. Per capire un fenomeno il singolo caso non conta, sono i trend la cosa importante, le analisi si fanno su dati non su emozioni e i dati dimostrano sostanzialmente che il femminicidio non esiste o che esiste una uguale controparte di uomini che vengono uccisi perché si allontanano dalle donne. Poi ci si possono fare tutte le seghe mentali che uno vuole

  3. Pingback: Sul Femminicidio negato sul Fatto » Massimo Lizzi

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