I tesori della Sardegna: piccoli editori, librai indipendenti, donne speciali

Questa volta è autunno.
I miei giorni sull’isola delle donne di sabbia e vento sono stati quattro, altrettante le presentazioni: un vero tour sardo che mi ha riempito occhi, pancia e cuore.
Ho iniziato con cornetto e cappuccio all’aeroporto di Alghero, per proseguire poi con un tagliere di formaggi e marmellate sarde in riva al mare, e spaghetti allo scoglio arricciabaffi.
Zuppa gallurese, panadas e seadas. Tagliata di manzo con gorgonzola e noci. Litri di digestivo.
Un giorno, a pranzo in un baretto sulla spiaggia, ho chiesto un’insalatina depurativa e mi hanno servito salsiccione, cipolle in agrodolce, melanzane all’aglio e carne di cavallo: un oste di carattere, non c’è che dire.

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Stop Femminicidio: il giorno dopo

Ieri, nell’auditorium delle scuole medie di Casalpusterlengo abbiamo dato vita a un bell’incontro, celebrando in modo intelligente la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: informando, condividendo, ragionando, conoscendo.
E raccontando di quelle donne ammazzate quasi esclusivamente dai loro compagni e sempre per aver detto un no di troppo: punite per avere espresso un pensiero indipendente, per aver compiuto una scelta di rottura. Ammazzate da partner incapaci di accettare una separazione, o una parola scomoda.


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Il 25 novembre voi dove sarete?

Quasi ci siamo.
La giornata mondiale contro la violenza sulle donne si avvicina.
Quest’anno ho lavorato per e con le Donne in Circolo di Casalpusterlengo, perché è importante partire dal territorio e rendere la comunicazione il più capillare possibile.
Daremo vita ad un evento dal titolo “Non una di più – Stop Femminicidio”.
L’appuntamento sarà per domenica 25 novembre alle 16.30, presso l’Auditorium delle Scuole Medie General Griffini, in via Olimpo 6 a Casalpusterlengo (LO).

Questo il programma degli interventi:

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Incontrare Giulietta, dalla Sardegna alla Lombardia

(da Pina Bausch)

Tra poco riprenderemo con il tour di Giulietta.
Durante la maggior parte delle presentazioni, parleremo di donne, di sogni da realizzare, e di amore.
Ma ci saranno due occasioni in cui gli incontri saranno focalizzati sulla parte più dolorosa del mio libro: perché Giulietta è nata prima di tutto per creare un dibattito importante, regalare riflessioni, stimolare contributi.

23 Novembre 2012, Nuoro
Incontro con Elena Torresani (autrice di “Giulietta prega senza nome”) e il Dott. Salvatore Salis (Direttore dell’Hospice di Nuoro e autore di “Volaos che sunu sos puzones”)

15 Dicembre 2012, Casalpusterlengo (c/o All Cinema, in Via Gramsci)
“La dignità del dolore”
Incontro con Elena Torresani (autrice di “Giulietta prega senza nome”) e il Dott. Costa (Direttore dell’Hospice di Codogno, Lodi)

Spero di vedervi arrivare in tanti.

La cosa più difficile da spiegare ai ragazzi

Giovedì probabilmente inizierò a insegnare in una scuola privata di Milano. Una scuola dove si recuperano gli anni persi e le bocciature: sfida complicata.
Hanno chiamato me perchè l’approccio didattico accademico non ha funzionato: insegnerò scrittura e composizione. L’ITAGLIANO, insomma.
So che la sfida più difficile sarà quella di spiegarli perchè mai debbano imparare a scrivere correttamente, in un paese che propone figure di successo e riferimento che scrivono così:

 

 

 

 

 

 

Rosa e Olindo vivono dentro ognuno di noi?

Lettera aperta ai miei vicini di casa, che verrà appesa nella bacheca condominiale stasera.
Che per forza il mondo va a puttane se delle gocce d’acqua sulle scale ci fan venire la bava alla bocca.

“Buongiorno a tutti,

vi scrivo per informarvi che sto per trasferirmi e che il mio appartamento sarà messo in affitto.
Visto che l’altro giorno, comunicando questa notizia, mi sono sentita rispondere “Meno male che se ne va” da uno dei vicini di casa con cui ero convinta di essere in ottimi rapporti, ho trovato necessario scrivere un commiato articolato.
Venerdì scorso mi sono sentita suonare alla porta, e raccomandare di usare un secchio per l’umido per non sgocciolare sulle scale comuni. Ho garantito di averne tre, di secchi per l’umido: uno arancione, uno azzurro, uno bianco, da scegliere in base a come sono vestita (mica che mi si accusi di mancanza di stile).
Tra tutte le cose che maneggio a mani nude, gli avanzi alimentari non rientrano nella lista.
Le gocce che effettivamente avevo lasciato dietro di me rientrando a casa venerdì mattina erano acqua: mi si era aperta una bottiglietta in borsa, e a dimostrazione di quanto dicevo ho esibito l’arma del delitto e la borsetta stesa sul calorifero ad asciugare. Ma non c’è stato nulla da fare: il verdetto di colpevolezza era già stato emesso e nessuno voleva sentir ragioni, in nome del fatto che “era già successo altre volte, e persino la donna delle pulizie si è lamentata”. Ah beh.
Dato che non mi piace dare gratuitamente del bugiardo al prossimo, ho pensato ai miei sfinteri: ma sono piuttosto certa che non perdano ancora mentre cammino. Se mai ho commesso il terribile delitto di perdere delle gocce per le scale, il colpevole deve essere senz’altro stato il sacco del secco che tengo sul balcone, ritirato magari in un giorno di pioggia.
Scrivo quindi per scusarmi se questo fosse davvero successo, e io sia stata così noncurante da non rendermene conto. Mi scuso anche per tutte le altre colpe di cui evidentemente mi sono macchiata senza saperlo: perché non è possibile che un simile astio (“meno male che se ne va”) sia dovuto semplicemente a delle gocce d’acqua perse per strada. Continua a leggere