I tesori della Sardegna: piccoli editori, librai indipendenti, donne speciali

Questa volta è autunno.
I miei giorni sull’isola delle donne di sabbia e vento sono stati quattro, altrettante le presentazioni: un vero tour sardo che mi ha riempito occhi, pancia e cuore.
Ho iniziato con cornetto e cappuccio all’aeroporto di Alghero, per proseguire poi con un tagliere di formaggi e marmellate sarde in riva al mare, e spaghetti allo scoglio arricciabaffi.
Zuppa gallurese, panadas e seadas. Tagliata di manzo con gorgonzola e noci. Litri di digestivo.
Un giorno, a pranzo in un baretto sulla spiaggia, ho chiesto un’insalatina depurativa e mi hanno servito salsiccione, cipolle in agrodolce, melanzane all’aglio e carne di cavallo: un oste di carattere, non c’è che dire.

Gli incontri con i lettori sono stati emozionanti, caldi e partecipati.
Siamo partiti dalla Libreria Emmepi di Macomer, dove i libri venduti sono stati superiori alle persone presenti (il Natale si avvicina, e i regali devono essere preziosi), e lo scambio di opinioni è stato intenso, incoraggiante, pieno di spunti per i prossimi passi che ci aspettano in terra sarda.
La Libreria Max 88 ha riempito l’Ufficio del Turismo di Tempio Pausania, e Massimo Dessena è stato un ottimo interlocutore come al solito: si è parlato di donne speciali, di viaggi e sogni.
La Libreria Mondadori di Nuoro ha invece accolto la presentazione congiunta con il Dott. Salis, il direttore dell’Hospice che fin dal nostro primo incontro al Festival Figiurà di Sassari si è rivelato persona squisita e uomo di grande visione ed empatia: la nostra sanità avrebbe bisogno di molti professionisti di questo calibro, capaci di considerare il paziente come soggetto degno di rispetto, custode di dignità.

E poi la Biblioteca di Ittiri, che ha celebrato un incontro partecipatissimo con un aperitivo degno della reputazione buongustaia del paese: tra vino, formaggi e torte alla cannella è stato un piacere incontrare assessori, bibliotecarie che amano follemente il loro lavoro, donne innamorate di Giulietta.
Ancora una volta, vincono i piccoli editori come Voltalacarta, che scelgono i libri da pubblicare con la passione degli amori irripetibili, e si dannano l’anima per promuoverli uno per uno.
Ancora una volta vincono i librai indipendenti che talvolta passano le notti tra gli scaffali, su una branda, e che riescono a combattere grazie al rapporto fiduciario coi loro clienti, e all’attenzione che dedicano al territorio, alle parole e ai sogni.
Ancora una volta vince la Sardegna, con la sua capacità di accogliere, accudire, valorizzare. Una Sardegna che ha saputo dar vita a Liberos, una comunità di lettori che fa rete e lavora alacremente, ma che ancora non conosce – questa la mia impressione – il proprio vero potenziale: che è un potenziale di rottura, e di rivoluzione. Di vera e propria resistenza alle logiche fagocitanti di una nazione che non legge, e dove l’editoria soccombe di fronte alle regole di un mercato che non conosce qualità, cura, tempo e valore.
Se solo i sardi si rendessero conto del tesoro che custodiscono, e dell’insegnamento che potrebbero dare ad un paese che ha tanto dimenticato, forse sotto le Alpi avremmo ancora speranza.

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