Giulietta ancora sull’isola: il terzo tour sardo

Sardegna 1

Anche per il mio terzo tour sardo, l’isola di sabbia e vento mi ha riservato un trattamento di tutto rispetto: clima clemente, casa sul mare, librerie e lettori speciali.
Nominata scrittrice “a piede Liberos”, con questo battesimo sulla groppa ho scorrazzato da Sassari a Cagliari insieme alla Sanna e alla Scanu, le mie due editrici coraggiose.
Dopo il consueto benvenuto a base di zuppa gallurese e non vi dico cos’altro, la prima presentazione è stata alla libreria Koinè di Sassari, grazie all’introduzione della splendida Anna Anolfo: si è parlato molto di Giulietta, ma anche di donne, lotte e avventure. Un bel momento di condivisione al femminile.
Venerdì ci siamo sparate 200 Km per raggiungere Isili, un paese in provincia di Cagliari che vanta 3.000 anime, 2 grandi librerie e una biblioteca comunale fornitissima: roba che vien voglia di chiedere asilo.
Eravamo ospiti della libreria Godot, un caffè letterario che è uno scrigno di colori e calore incastonato nel cuore della Sardegna: una formula che andrebbe replicata in molte parti d’Italia se il coraggio e la passione di Paola – la proprietaria – fossero clonabili o, almeno, contagiose.
Qui ho chiacchierato con un bibliotecario a cui brillavano tanto gli occhi, lettrici innamorate di Giulietta che mi hanno riempito di entusiasmo, e una mamma con una storia dolorosa nel cuore a cui va ogni mio pensiero.
Un panino trangugiato in autogrill, poche ore di sonno dopo il rientro alla casa sul mare, e di sabato mattina giù dal letto per l’iniziativa “Scrittori socialmente utili”, che ci ha portato nelle librerie di Sassari a consigliare letture ai clienti. Un’iniziativa divertente di cui ancora si sa poco e che merita una promozione più attenta, ma che ci ha dato comunque l’occasione di passare del tempo con i librai: per quanto mi riguarda, un’attività ad alto fattore di rischio. Grazie al cielo ho volato con Ryanair col solo bagaglio a mano, altrimenti mi sarei svaligiata la Koinè, la Azuni e la Max88, rovinandomi.
Passare del tempo in libreria non vuol solo dire essere sedotti da odori di stampa, copertine, titoli, storie e autori, ma lasciarsi avvincere e vincere dai racconti dei librai – quelli che sanno ancora fare il loro lavoro, intendo – che ti fanno innamorare di ciò che hanno amato: una trappola mortale, un vero e proprio giardino dei desideri in piena fioritura.
Un piatto di lasagne per pranzo – tra un sospiro e l’altro per i libri che non ho potuto comprare – e poi una passeggiata in spiaggia per facilitare la digestione, ascoltando le lamentele di una signora incontrata per caso mentre portava a spasso il cane: “Non ha idea dell’umidità che si ha in una casa fronte mare, signora mia, un sacco di grattacapi a vivere a ridosso della spiaggia!”.
Non mi sono messa a spiegarle come si sta sulle sponde del Po, per clemenza.

Sardegna 2

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Ciao Rachel, donna di pace

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Olympia, 10 aprile 1979 – Rafah, 16 marzo 2003
Rachel non aveva nemmeno 24 anni quando è stata ammazzata dalle ruspe israeliane. Aveva lasciato gli Stati Uniti per andare ad operare con l’International Solidarity Movement come attivista di pace in Palestina.

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Il 16 marzo di 10 anni fa, indossando il giubbetto arancione degli operatori internazionali e armata solo di megafono, cercò di contrastare pacificamente e per parecchie ore l’avanzare delle ruspe israeliane che in quei luoghi sistematicamente demoliscono le case dei palestinesi con pretesti regolarmente infondati.
La casa in pericolo, quel giorno, era quella della famiglia di un medico a cui Rachel si era affezionata nella sua breve permanenza a Rafah: ma nè il giubbetto arancione nè il megafono la salvarono dal bulldozer che le passò sopra due volte. Continua a leggere

Emigrare dove

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Tutti l’abbiamo sentito dire fino alla nausea dopo aver appreso i risultati delle ultime politiche: “Emigriamo!”
Del resto, uno stato che vota al 30% le stesse persone che lo hanno condotto nella merda in cui si trova dimostra uno spirito suicida difficile da accettare. Se questo rigurgito d’indignazione civile si associa poi ad una crisi economica che non promette di finire, un mercato del lavoro che ogni giorno genera disoccupazione e disperazione, un’eurozona che sceglie l’austerity a tutti i costi sacrificando i diritti dei deboli e lasciando intoccati i privilegi dei forti, la voglia di andarsene rischia di dilagare.
Sì, ma andarsene dove?

hit the road
Questa cartina (grazie a Davide Scalenghe che me l’ha inoltrata) mostra le zone del mondo in (grave) recessione e quelle in crescita economica: andarsene da un paese in profonda crisi verso un altro che è più o meno nella stessa situazione non ha molto senso. Certo, non tutti stanno politicamente a pezzi come noi, quindi – in caso di ripresa – hanno più speranze di farcela, e di farcela velocemente. Continua a leggere

A.D. 2013: una donna a capo dello Stato?

Pari o Dispare

Ci sono molti modi per celebrarlo, e molti argomenti per consacrarlo, questo 8 marzo.
Io quest’anno sposo l’idea e l’iniziativa di Pari o Dispare, che solleticano il soffitto di cristallo che separa le donne dalle posizioni di maggior prestigio, scomodando persino il Soglio Pontificio e la Presidenza dello Stato.

Pari o Dispare 1

Un momento così delicato per il nostro paese è un’opportunità per trovare equilibri e regole nuovi, provando ad adottare politiche molto più inclusive di quanto non si sia fatto in passato (fallendo).
Che si voglia ammetterlo o no, questa è una delle strade per tornare ad essere giudicati un paese civile e riprovare a diventare competitivi.
Aprite le porte del conclave, forza.

La vita che trema, in Feltrinelli

Foto di Damiano Moretti - Tutti i diritti riservati

Foto di Damiano Moretti – Tutti i diritti riservati

La vita che trema” ha un ISBN, e una distribuzione tramite le librerie Feltrinelli: dalla settimana prossima, sarà ordinabile in tutti i punti vendita Feltrinelli d’Italia, e acquistabile sul sito www.lafeltrinelli.it oltre che su Il mio libro.
E’ un libro che destina i ricavi di vendita alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma, e per questo speriamo che riceva il maggior supporto possibile: da parte di chi fa comunicazione, per diffondere il messaggio, e da parte di chi ha la possibilità di organizzare eventi e presentazioni perchè ci ospiti per raccontare l’esperienza che sta alla base di questo piccolo ma intenso reportage.

Foto di Damiano Moretti - tutti i diritti riservati

Foto di Damiano Moretti – tutti i diritti riservati

Per il momento abbiamo la prima data: il 16 marzo 2013, a Casalpusterlengo (LO): il luogo da cui tutto è nato.
Ecco il comunicato stampa, per chiunque abbia la bontà di condividerlo e diffonderlo. Cartella fotografica a disposizione dei media su richiesta.

 

COMUNICATO STAMPA

“Era il 3 giugno 2012 quando siamo andati per la prima volta a portare aiuto alla gente d’Emilia colpita dal terremoto.
Era domenica, e gli elicotteri volavano senza sosta sopra le nostre teste, nel cielo giallo, pesante. L’aria era collosa, umida, e le parole strozzate in gola rendevano ancora più, difficile respirare. Questo libro racconta dell’incontro, della scoperta, e del desiderio di rinascita.” Continua a leggere

Tecniche femminili di sterminio

romy schneider

Negli ultimi mesi mi è capitato di osservare diversi gruppi di donne agire in un modo che mi ricorda molto il modus operandi dei governi che vogliono sbarazzarsi di una minoranza etnica che li disturba (per maggiori dettagli: Quando arrivano le cavallette, di Arundhati Roy): fanno rete con potenziali alleati, diffondono cattiverie e calunnie sulla vittima prescelta e cercano di isolarla con ogni strumento possibile per poi sferrare l’attacco finale e debellarla, come un atto doloroso ma necessario.

Jim McGuire

Jim McGuire

L’ho visto avvenire sui social network in certe realtà pettegole e altamente competitive, ma l’ho visto accadere nella vita offline soprattutto nei piccoli paesi, dove gli equilibri di potere sono più facili da gestire e l’aria è particolarmente viziata.
Ho sentito gruppi di amiche accusare una di loro di essersi comportata molto male, ma di essere pronte a perdonarla e di tirarla giù dal banco degli imputati (con ancora tutte le dita attaccate alle mani) in nome dell’affetto che provavano per lei: un numero imbarazzante di volte. Questi gruppi normalmente hanno una stronza capobranco che manipola le altre come le pare, e le altre che – pur intelligenti che siano, rimangono delle gregarie – arrivano a fare volentieri il gioco della strega alfa: perché le fa sentire brave, magnanime, forti e – soprattutto – PROTETTE. Invece l’accusata di turno (perché spesso c’è anche una turnazione in questo gioco al patibolo) deve solo sperare di trovare la forza di mandarle a cagare il prima possibile, e comunque prima di arrivare a credere davvero di aver fatto qualcosa di male per cui abbia assoluta necessità di essere così amorevolmente perdonata dalle sue “amiche” e riaccolta nel gruppo cannibale a cui si è malauguratamente legata. Continua a leggere