Fuck Earthquake: terremoto, un anno dopo

fuck earthquake

Ieri era un anno.
Sono passati 12 mesi dalla seconda scossa del terremoto che ha fatto tremare l’Emilia, distrutto case, chiese, aziende. Ucciso persone. Minato certezze.
In piazza a San Possidonio abbiamo ricordato quei momenti, e celebrato il lungo percorso di rinascita che abbiamo in parte alle spalle e in parte di fronte. Le campane cadute hanno di nuovo suonato, mentre la gente piangeva e si abbracciava, e noi abbiamo presentato “La vita che trema” nella terra dove il libro è nato: la presentazione emotivamente più importante, accanto ai protagonisti di tutto.
Due settimane fa, con i primi ricavi delle vendite, abbiamo effettuato un bonifico di € 550,00 e uno da € 700,00 è già pronto per domani. Spiccioli, confronto all’enormità dei bisogni di chi non ha più casa e un cuore pieno di momenti drammatici da lasciarsi alle spalle, ma le parole delle persone che ho intervistato e incontrato ieri sera mi hanno confortata sulle risorse di gente forte come i possidiesi.
Il nostro tour di promozione continua: sabato 1° Giugno saremo alle Scuole Medie di Casalpusterlengo, il 15 Giugno in Provincia a Lodi, e il 22 a Brembio.
Grazie a tutti quelli che ci stanno sostenendo e garantiscono fertilità al nostro progetto, e voce al nostro messaggio.

FOTO DI DAMIANO MORETTI Continua a leggere

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PalFest 2013: il potere della cultura contro la cultura del potere

Me in Palestine - 2012

Me in Palestine – 2012

Dal 2008 ogni anno in Palestina ha luogo il PalFest, il Festival della Letteratura Palestinese promosso da personaggi prestigiosi come Harold Pinter ed Emma Thompson, nato per supportare la cultura di quella terra e di quel popolo sotto assedio.

An annual, traveling cultural roadshow that crosses the military checkpoints keeping its audience divided

Lentamente, sottovoce, la letteratura ha cercato di ridisegnare un percorso, e di ridare voce a chi è stato derubato, sradicato, sterminato e messo a tacere.
In questi giorni leggo gli aggiornamenti dell’edizione 2013 su Facebook, e respiro l’atmosfera degli eventi attraverso i resoconti di Susan Abulhawa, la scrittrice che avevo intervistato l’anno scorso, poco prima di andare in Palestina.
Il PalFest ha luogo nelle meravigliose terre di Betlemme, Ramallah, Gerusalemme, Haifa, Nablus, e finalmente Gaza: un itinerario che attraversa anche i check-point, quei luoghi di cui anch’io ho sperimentato l’arroganza quando mi si negò l’autorizzazione a rientrare in Israele da Jerico.
Ancora una volta, la cultura è la risposta più bella e più efficace per l’identità, il dialogo, la rinascita.
Se non avete mai letto nulla di palestinese, vi consiglio “Ogni mattina a Jenin”, edito da Feltrinelli. E dato che il blog per il quale avevo intervistato Susan non esiste più, ripubblico qui il pezzo.
Con molto amore. Continua a leggere

Donne ammazzate e uomini che dicono “Basta”

fiaccolata

Ieri sera sono andata al parco di Guardamiglio dove venerdì scorso è stata ammazzata Angelica Timis, una donna di 35 anni che lascia un figlio adolescente.
Ad ucciderla con dieci coltellate è stato l’ex compagno, che non accettava di essere lasciato. Da un anno la perseguitava, e persino l’amministrazione comunale di Guardamiglio si era mobilitata per aiutare la donna a trovare casa e lavoro, per poterle permettere di essere indipendente e più forte. Ma non è bastato.

Guardamiglio, il parco dove è stata uccisa Angelica

Guardamiglio, il parco dove è stata uccisa Angelica

Da quando so cos’è il femminicidio, è già il secondo dramma (QUI il primo) che vedo accadere intorno a me, vicino a casa, ma nonostante l’accanimento negazionista che si espone in modo sempre più evidente (ma a cui risponde in modo eccelso Loredana Lipperini in questo post di oggi), ho qualche riflessione positiva da fare in merito.
Come già avevo evidenziato nel mio pezzo (e nei commenti a seguire) sullo stupro, uno degli elementi che mi disturba maggiormente è la mancata presa di posizione di molti uomini.
Quelli che in pubblico si espongono in maniera seria e che contrastano nelle piazze sociali certi fenomeni di pensiero sono pochi, troppo pochi. Magari lo fanno se interpellati, e se ad ascoltarli o a leggerli ci sono donne: ma lo fanno poco tra di loro, o non lo fanno affatto. Purtroppo stupro, femminicidio, discriminazione, non sono un problema esclusivamente femminile (anche se il prezzo pagato lo è), e finchè non ci sarà in proposito un dibattito serio anche tra uomini non si potranno fare grandi passi in avanti: perché è l’uomo che segrega, violenta e uccide la donna in quanto cosa, oggetto, proprietà. È l’uomo che porta avanti un pensiero arcaico che alimenta certi fenomeni e crea il terreno fertile perché certe tragedie accadano. Talvolta – c’è da dirlo – con la connivenza di alcune donne che si fanno portatrici di una cultura introiettata e assimilata nel peggiore dei modi.
Ieri sera alla fiaccolata silenziosa in ricordo di Angelica c’erano uomini. Non molti, ma c’erano. Ed era la prima volta che ne vedevo.
La persona che ha cercato di fermare l’ex compagno di Angelica mentre l’accoltellava era un uomo, un giovane uomo di 16 anni, che ha trovato la freddezza di bloccare l’assassino, anche se ormai era troppo tardi.
Sono piccoli segnali, ma di fronte al nulla che li ha preceduti non è difficile percepirne l’importanza.
Spero con tutto il cuore che il silenzio smetta di essere per tutti una strada: per la società civile in generale (anche una fiaccolata silenziosa può essere un modo per espellere i fenomeni, per dichiararli nemici), e per gli uomini e le donne in particolare, ognuno per ciò che li compete e poi insieme.

Gli italiani finiranno a raccogliere pomodori in Bangladesh perchè hanno creduto ad una serie infinita di stronzate (con la cultura si mangia eccome, parte II)

angry

Se tutto va bene, i nostri figli saranno più ignoranti di noi, che già ci difendiamo alla grande.
Se tutto va bene, i nostri figli diventeranno braccia e forza lavoro per raccogliere pomodori in Bangladesh. E se in Bangladesh i pomodori non crescono, speriamo ci sia altro da raccogliere, altrimenti sono fottuti.

Ecco i luoghi comuni con i quali i politici e la maestranze ci hanno rincoglionito, ed ecco i dati che li smentiscono. Sono tutte falsità che sapevamo essere falsità, ma i dati fanno impressione. Leggeteli, perché la conoscenza è l’unica via di salvezza che abbiamo. Continua a leggere

Salone del libro di Torino, palle e diserzione

dog reading

Sono stata al Salone del Libro di Torino una volta sola, con una valigia vuota in mano.
Ero convinta di trovare offerte, promozioni e titoli speciali, come sempre accade in queste occasioni (Festival della Letteratura di Mantova incluso, ad esempio).
Dopo due ore sono uscita con la valigia ancora vuota e le palle girate: nessuno sconto, nessuna promozione, nulla di imperdibile.
A parità di prezzo, i libri li vado a comprare dal mio libraio di fiducia, che è pure esente da consigli marchettari.
Poi, dopo aver visto con i miei veri occhi verissimi un’intervista a Emanuele Filiberto di Savoia (true story) che parlava circondato da libri, io, la mia valigia vuota e le mie palle girate siamo andati da Eataly, e abbiamo risolto lo sconforto culturale con le prelibatezze del gusto.

festival torino
Oggi leggo questo articolo di Serino, e per quanto non sia d’accordo su tutto quello che dice (credo che tutti i tipi di lettori e di pubblico vadano soddisfatti), sono d’accordo con l’allarme che lancia, perché riguarda un po’ la deriva a cui molte cose del nostro paese si stanno avvicinando. Continua a leggere

Cécile Kyenge e la lettera aperta che circola su Facebook alla Ministra

Cecile_Kyenge

In questi giorni sto cancellando diversi contatti da Facebook, indicativamente tutti quelli che condividono la fantomatica “Lettera aperta alla signora Cècile Kyenge”: il razzismo riesco a tollerarlo male nella vita offline – dove per ragioni di contingenza sono spesso obbligata a trovarmelo intorno – figuriamoci in quella online.
La serie di stronzate contenute nella lettera qui sotto è talmente lunga che ci vorrebbe del gran tempo e una bella voglia per commentarla per intero.
A partire dal fatto che il meticciato sia un’offesa, e non una risorsa strepitosa come credo.
Oppure che avere avuto degli avi di un certo livello conti qualcosa oggi che siamo un popolo di poverini, fanalino del mondo occidentale per molte cose di cui dovremmo abbondantemente vergognarci: di fatto, annoverare tra inostri antenati nomi così prestigiosi dovrebbe semplicemente aumentare l’amarezza per ciò che siamo diventati.
Il sangue, questo maledetto simbolo etnico, questo grande equivoco culturale: guardatelo là, il sangue italiano che riempie il parlamento e le stanze del potere, guardate come ci ha ridotto.
Giusto ieri ho sentito un’imprenditrice italiana con un passivo di tre milioni di euro in banca rifiutare un’opportunità nell’Est Europa dicendo: “Io non vado in nessun paese sottosviluppato”. Oltre a non rendersi conto che il paese sottosviluppato è destinato a diventare il suo se le cose non cambiano, nemmeno lo spirito di sopravvivenza le farebbe rimangiare la sua arroganza, che se con quella ci potesse pagare i suoi debiti d’inettitudine oggi non avrebbe quei grossi problemi di liquidità che ha.
L’altra sera una ragazza mi parlava di quanto insopportabile fosse il comportamento degli extra-comunitari in Italia: “Pensa, ero a scuola alle udienze dei miei figli, e una di loro mi è passata davanti”.
Una di “LORO”, una di “QUELLI”, i fantomatici “ALTRI”.

razzismo
LORO non si integrano” era la seconda critica.
Tutte cose che dette da un’italiana fanno sorridere. Noi, abitanti delle innumerevoli Little Italy del mondo, noi campioni mondiali del sorpasso in fila, noi evasori fiscali, noi ladri e mafiosi, tangentisti e massoni, ignoranti e presuntuosi: noi che oggi odiamo quello che siamo quando lo vediamo negli altri, e sputiamo disprezzo senza nemmeno fare uno sforzo di memoria o di immedesimazione. Continua a leggere

Calzedonia e quei quarti di bue in passerella

Tyson+Beckford+Calzedonia+Summer+Show+Forever+A3p5q3OaFugx

La scena classica che a casa nostra anticipa il sonno prevede normalmente una donna che legge un libro e un uomo che guarda un film. La donna che legge il libro è spesso disturbata dagli spari o dalle urla dei morti ammazzati nel film proiettato sullo schermo, ma pazienza: prima o poi arriveranno le cuffie pure a casa nostra.
Ieri sera però abbiamo lavorato fino a tardi e ci siamo concessi dieci minuti di sfilata Calzedonia in TV: mentre ci stupivamo del format ambizioso scelto da Calzedonia e ci constatavamo la bravura della regia che riusciva a dare la giusta importanza a tutti i protagonisti (cantanti, modelli, pubblico, ballerini, coreografie), io sono rimasta basita dai modelli che sfilavano in passerella.
Non mi sono mai occupata di moda uomo, e soprattutto non mi sono mai occupata di beachwear, e non mi ero mai accorta che il tipo di maschio che piace veder sfilare fosse il modello “quarto di bue”.
Ora, non so se fosse un difetto di visualizzazione del nostro televisore, che ha uno schermo più adatto ad un cinematografo che ad un’abitazione di 70 mq, ma quei corpi gonfi mi sono sembrati una roba raccapricciante. Se sono lì, però, significa che piacciono parecchio, e alla maggior parte delle persone.
A me sembravano caricature Michelin senza alcun appeal estetico o erotico, una proiezione malsana di ciò che è pensato per essere bello e invece risulta innaturale e posticcio: e dire che conservato memoria di un’immagine maschile ben più “sottile” proposta da Calzedonia sui cataloghi. Che si siano dati una pompata giusto in occasione del summer show?
Un breve pensiero a quanto tempo sprecato si nasconda dietro a tutto quel gonfiore, per ricordarmi però subito dopo che del proprio tempo ognuno fa quel che vuole, per carità.
Personalmente quei corpi mi provocano un sentimento ambiguo, un insieme di tenerezza e tristezza, curiosità e repulsione: mi riportano più ai cadaveri a mollo nell’acqua che a qualche frontiera di desiderio.
Senza omettere poi che tutto quel gonfiore innaturale in alcuni casi porta a movimenti sgraziati, e in tutti a un’imbarazzante sproporzione con l’apparente vuotezza della mutanda. Continua a leggere