Cassa integrazione e felicità

elena torresani castelsardo

La vita talvolta ti porta a desiderare moltissimo qualcosa che avevi giudicato il peggio che ti potesse capitare. Ho sempre creduto che l’ammortizzatore sociale fosse l’anticamera del fallimento e della disperazione, un tracollo personale e sociale da scongiurare a qualsiasi prezzo.
Crescere negli anni ’80 ha significato per me scegliere di essere un perito aziendale rinunciando al liceo classico, sognare di diventare una manager anziché assecondare le mie passioni letterarie. L’imperativo era far più soldi possibili, diventare produttivi presto e mantenere il curriculum testosteronico.
Ho lavorato come un asino per tutta la vita, facendo spesso due lavori e non smettendo mai di studiare.
Ma magari poi arriva il momento in cui lo scollamento tra la vita orientata al pagamento del mutuo e ad un certo stile di vita si stacca con prepotenza dalla vita che hai sempre sognato. E questo momento magari arriva proprio quando la società che ti ha cresciuto tradisce se stessa e non è più nemmeno all’altezza di garantire i sogni dopati e fasulli che aveva indotto e preteso.
Le vacche magre rivelano tutta la menzogna di un sistema orientato all’arricchimento smodato di pochi attraverso il rincoglionimento di tutti, rivelano la mediocrità di una classe dirigente incompetente, incapace, vigliacca e senza etica nella migliore delle ipotesi.
Dopo una lunga attesa, tanti trapianti di fegato e mesi vissuti nell’incertezza è arrivata la cassa integrazione.
Nel mio caso “cassa integrazione” significa una situazione economica tragica anche a causa degli stipendi che il mio datore di lavoro si è preso il lusso di non pagare ai suoi dipendenti (potendolo fare ad oltranza per legge, tra l’altro).
Ma “cassa integrazione” oltre a “pane e cipolle” significa anche una libertà tanto attesa.
Prima ero 10 ore al giorno in un’azienda senza futuro, senza scampo e senza gratificazioni, passando gran parte del tempo libero a lavorare per la mia agenzia di comunicazione, per i miei libri, per i miei progetti. Sono arrivata a stare davanti al computer 18 ore al giorno per più di un anno, perché un’azienda che stava fallendo decise di non concedermi il part-time.
Oggi davanti al computer ci sto solo 6 ore, e il mio giorno lo passo scrivendo, andando a fare passeggiate in campagna, dando corpo ai miei progetti di vita e recuperando tutte le relazioni che non avevo più tempo di coltivare.
Ho il mondo davanti a me e, mentre il mio futuro prende corpo, recupero tutte quelle ore di corsi di formazione e aggiornamento che ho lasciato in rete in attesa di avere tempo.
Faccio la zia, e riesco a godermi quel bambino meraviglioso a cui non riuscivo che a dedicare mezz’ora alla settimana: lo imbocco, gli cambio il pannolotto, lo faccio addormentare e passo molto tempo a camminare con lui mano nella mano e a spiegargli le cose che vediamo, mentre lui è più interessato alle mie collane colorate che alle parole. Coltivo il miracolo che incarna.

elena e leonardo
Organizzo le presentazioni dei miei libri con calma, guardo con passione nuova tutti i 237 libri ancora da leggere che giacciono in lacrime sugli scaffali della libreria. Incontro le amiche dopo cena senza essere tramortita di stanchezza e senza continuare a guardare il telefono per vedere se mi è arrivata un’e-mail, senza incollare gli occhi all’orologio per calcolare quanto riuscirò a dormire.
Depenno le attività sull’agenda senza che mi vengano le lacrime agli occhi per la commozione, e senza essere soffocata dall’impressione di un imminente collasso neurologico per overload.
Ho deciso anche di tornare ad insegnare e a dar ripetizioni.
Il 24 luglio partirò per la Sardegna, e farò una presentazione di Giulietta nel bellissimo borgo di Aggius, incastonato nella Valle della Luna, in Gallura e proprio da lì partirà probabilmente una nuova avventura.
Un cambiamento è sempre un’occasione, in un modo o nell’altro. Spesso molto più preziosa di quanto ci saremmo mai immaginati.
Per il momento vivo le mie giornate senza fiato per l’emozione di essere libera e di avere di fronte a me un futuro tutto da reinventare: e sono piena di idee appassionate. Vivo il lato illuminato della disgrazia.

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2 thoughts on “Cassa integrazione e felicità

  1. Con una piccola punta di invidia condivido pienamente la gioia di poter assaporare pienamente il tempo libero. Peccato questo sfacelo sociale in cui stiamo precipitando.

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