VIVERE IN CAMPAGNA FA SCHIFO: LAMENTO DALLA PIANURA PADANA

Avere la casa in campagna fa schifo quando abitare lontano da molte infrastrutture e comodità si unisce al disagio di vivere in un luogo malsano.
In Pianura Padana, come in molte altre zone rurali d’Italia, si muore di cancro peggio che in città. L’assenza di venti e le condizioni morfologiche della zona non permettono il riciclo d’aria, ma ad avere l’influenza peggiore sul disastro è, come al solito, l’intervento dell’uomo.
Il territorio massacrato da industrie chimiche e logistiche, il traffico di transito, l’agricoltura e l’allevamento intensivi che inquinano e snaturano. Il grano matura in due settimane, i concimi puzzano di vernice e appestano aria, pelle, occhi e polmoni, tanto che d’estate si fa fatica a godersi le finestre aperte e si rimpiange il letame.

 

Dairy Cows in a Milking Parlor I bovini e i suini non escono mai dalla stalla, bombardati sicuramente di farmaci per evitare ecatombi epidemiche e riempiti di anabolizzanti per far crescere quei muscoli che altrimenti sarebbero atrofizzati per l’assenza di movimento.
Guardate QUESTO VIDEO, guardate la gioia delle vacche che vedono un prato: le riconoscete? Da noi in pianura non esiste più questa felicità, e nemmeno la carne sana che ne deriva.
In Sardegna gli animali pascolano ancora, e mica solo le pecore: anche i bovini sono cresciuti allo stato brado, e questo significa una vita dignitosa per l’animale e una cibo buono e sano per chi consuma carne.
Siamo degli incoscienti, dei suicidi, degli abitanti mediocri di una terra che non ci meritiamo. Leggo sul profilo Facebook di un amico che è andato qualche mese a vivere in Inghilterra:

“Io veramente ‘sti inglesi non li capisco, ma perchè diavolo devono fare tutta ‘sta fatica a rendere le loro campagne belle come opere impressioniste? Dovrebbero fare come noi italiani, distruggerle per creare colture intensive, ammazzare tutti gli animali e inquinarle. Ma porca miseria certe volte le soluzioni sono sotto gli occhi di tutti!”

Che poi, manco le case belle siamo riusciti a costruire e conservare. Abbiamo riempito i paesi di costruzioni orribili, con quello stile frettoloso da dopoguerra, e da lì non ci siamo più ripresi. Non abbiamo mantenuto quasi nulla delle nostre corti, ristrutturato ben poco delle cascine, valorizzato niente di tutto il resto, tanto che ci siamo mortalmente disabituati al potenziale di bellezza che questi luoghi potrebbero avere.
Vero è che se un luogo t’ammazza e ti fa ammalare, poco importa che sia bello.
Brutto e mortale” è probabilmente la combinazione perfetta che ci siamo meritati dopo decenni di duro lavoro sul tradimento culturale e umano messo in atto in nome della produzione forsennata e del profitto.

madonna

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12 thoughts on “VIVERE IN CAMPAGNA FA SCHIFO: LAMENTO DALLA PIANURA PADANA

  1. bell’articolo Elena. concordo in pieno. c’è una puntata di report che spiega bene quello che sono gli allevamenti intensivi e i danni che provocano. riguardo al video che ho visto anche su FB mi permetto di dire che se uno scrive che quelle mucche è la prima volta che vedono un prato, mi vien da pensare che di animali non ne capiscono molto. un animale tenuto sempre fermo, la prima volta che esce, se fa dei salti così, lascio immaginare a te……..

  2. Pingback: Antigraziosa (un ripescaggio) | all'ombra

  3. Tutto vero. Troppa gente muore di cancro, in percentuali di gran lunga superiori ad altri posti e sempre crescenti negli ultimi anni. Queste sconcertanti statistiche sono il triste risultato di una politica ambientale ben più attenta a mazzette ed interessi personali che al benessere collettivo e alla salute degli abitanti del luogo. E ora se ne paga il prezzo (altissimo) facendo la conta degli amici e dei parenti in ospedale o al cimitero. Torno giusto da un weekend in Italia a far visite a zii malati……

  4. Ieri ho letto che in Francia è stato inserito, tra le malattie lavorative degli agricoltori, il morbo di Parkinson perché pare ci sia una stretta relazione tra l’uso di pesticidi e il morbo di P.
    Ma anche vivere vicino a campi coltivati porta a raddoppiare (?!) il rischio di ammalarsi, la fonte era una giornalino che trovo in un negozio di alimenti biologici.
    Nel mio piccolo io cerco, finché il portafogli me lo consente, di comprare alimenti biologici che non sono comunque la soluzione ma almeno inquinano meno, la cosa migliore sarebbe imparare a consumare in maniera responsabile e quindi di meno, così si inizierebbe a produrre in maniera meno intensiva.
    I consumatori possono davvero fare la differenza e che tu, io ed altri iniziamo a domandarci se sia giusto trattare quello che ci circonda con disprezzo è senz’altro un passo avanti.
    Ci sarebbe poi da chiedersi perché il biologico sia più costoso del “normale”…..sarà davvero più costoso produrlo, a volte il prezzo è quattro o cinque volte rispetto al normale, o sarà colpa di qualche politica economica senza senso dei centri commerciali, quelli che oggi comandano il mercato. Gli stessi che ci impongono di passare le giornate a comprare, consumare o a chiederci cosa potremmo desiderare comprare e consumare, distruggendo tutto pur di venderci un nuovo bagnoschiuma che di nuovo ha solo la confezione, rendendoci schizzofrenici e ansiosi come non siamo mai stati.
    Mi sa che sono andata fuori tema, mi sa però che il tema del degrado della campagna sta alla radice di tutto.

  5. Bello, ma …. stai parlando della Pianura Padana, non del nostro territorio. Il Lodigiano pur povero, pur con pochissima attrattativa e poche cose belle è riuscito a manterenere in alcuni casi le nostre corti, così come se le ricordano i nostri vecchi.
    Gli interventi di ristrutturazione delle cascine,che auspichi nel blog, purtroppo hanno spesso coinciso con l’espansione edificatoria dei Comuni (maggiore edificazione, maggiori introiti). E per insana mentalità acquisita negli anni 80/90 abbiamo abbandonato l’idea di casa come quattro mura e la abbiamo trasformata in quattro mura, un giardino ed un ampia recinzione. Tutti dovevamo avere la nostra villetta con un pezzettino d’erba, e così le case coloniche di un tempo o le corti con immense Aie centrali potevano essere sacrificate per “interessi superiori”. E abbiamo abbandonato i condomini per trovare il nostro pezzettino di giardino, che non usiamo mai.
    Eppure girando per i campi qualche struttura che merita la si ritrova ancora. Le Cascine della Bassa sono impagabili, per fascino e bellezza.
    Ma la trasformazione dei dei tempi è dettata anche dai nostri amministratori che preferiscono che le “compensanzioni ambientali” vadano a ripagare quattro panchine dei parchi pubblici piuttosto che realizzare boschi verdi per recuperare l’ambiente agreste e mitigare l’inquinamento (più piante – più ossigeno – più salute) come insegna la vicenda Sorgenia che stiamo vivendo in questi mesi.
    Purtroppo invece è raro trovare le vacche che pascolano nei campi libere, come dovrebbero ….

    • Roby, sono d’accordo su tutto, tranne che sulla capacità del lodigiano di mantenere le sue corti: io non lo trovo vero, anzi. Quando mi è capitato di fare un giro sul piacentino (vedi qualche post qui sotto) mi è preso lo sconforto per il confronto (da cui usciamo sconfitti). E anche lì non è che si sia fatto moltissimo.

      • Elena, ammetto che ultimamente non ti ho seguito (Accidenti a Me!!!) e mi ero perso il post del piacentino, che ho guardato dopo il commento. dopo Ho pensato la stessa cosa, dipende dal termine di paragone. Per due domeniche di fila sono stato a mangiare sul Piacentino (potresti parlare anche di questo e del fatto che 1 si mangia tanto e bene 2 si paga nulla, nel lodigiano e nel milanese invece …. ) e capisco che avevi un termine di paragone diverso. Nel piacentino ed ancor più nel parmense per “necessità virtù” si è deciso di ristrutturare mantenendo tipologie simili a quelle esistenti (minori costi di trasporto materiale) ed il risultato è stupendo….. confermo

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