Mio nipote ha imparato a prendermi per il culo prima ancora di imparare a parlare

Cerco di farlo addormentare, sono allungata accanto a lui che gioca. Man mano che gli si chiudono gli occhi, nascondo i giochi dietro la mia schiena, in modo da togliergli le distrazioni. Quando sembra sull’orlo del crollo, si rialza in piedi arzillo e – ridendo come un pazzo – recupera i giochi nascosti dietro la mia schiena e ricomincia a divertirsi. Come a dire: “Pensavi di avermi fregato, eh?!”
Ora, il poppante ancora non parla, ma sa benissimo sfottere. 15 mesi (mica è nato ieri, del resto) e gli sono già ben chiare l’ironia e il dileggio. Mi stupisce sempre vedere come ci siano sistemi di comunicazione primordiale che funzionano al di là della parole e dell’età.

Per questo rimasi sbalordita quando vidi a teatro Slava Snow Show, il clown russo che porta in giro per il mondo uno spettacolo universale per mimica, comicità, drammaticità e tenerezza: uno spettacolo capace di emozionare, divertire e commuovere senza che una sola parola venga pronunciata sul palcoscenico.

Nell’articolo di recensione dello spettacolo avevo scritto:

Sono un’amante del teatro di prosa prima di tutto perché sono un’amante della parola: della poesia, del gusto, dell’estetica che si nasconde nei testi ben scritti e ben interpretati.
Ecco perché di fronte a Slava sono rimasta spaesata: mi mancava il mezzo per goderlo, mi mancavano le parole.
Cinque minuti, il tempo di sintonizzarmi sul mezzo mimico e rileggere il palcoscenico: ed è stato il visibilio. Non solo per la bellezza perfetta di molti fotogrammi, ma per lo studio e la ricercatezza dei gesti. Un linguaggio universale e trasversale: quello del corpo, veicolo straordinario, soprattutto se usato con maestria. Da tutti i popoli per tutti i popoli: lo stesso idioma fisico ed emotivo, per riuscire ad arrivarci in fondo al cuore.
Slava mette in scena gag esilaranti ma che, come nella tradizione dei clown, raccontano di malinconia e dilemmi esistenziali, disavventure e travagli interiori.
Dentro ad ogni sceneggiatura possiamo metterci un pezzo di noi e della nostra storia.
Quando Slava si infila una corda al collo, ad esempio, e scopre che all’altro capo c’è uno come lui che porta il cappio: perché non siamo soli nei nostri dolori, e le nostre azioni hanno sempre conseguenze sugli altri anche quando non immaginiamo.
O quando insegue bolle di sapone con un retino di farfalle: perché i sogni non si catturano mai.
O ancora quando cerca di togliersi una ragnatela impigliata nella mano, e finisce per ingarbugliarvisi tutto: perché più ci si agita, nei problemi, e più ci si incasina.
E poi quando amoreggia con una donna inesistente a forma di attaccapanni: perché le nostre illusioni sono talmente tangibili a volte da sembrare corpo e verità.
Così via, di storia in storia attraverso tutte le storie della vita di tutti gli uomini del mondo, avventurieri e viaggiatori, romantici o disincantati, lottatori o arrendevoli: ma vincenti quasi mai, se non nel sorriso.
90 minuti di una bravura magistrale: e di un divertimento incredibile.
Un consiglio: prenotate posti in platea, ma non nelle prime file. Parola di redattrice.”

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