Perchè non credo sia necessario parlar bene degli avversari

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Da una parte ci sono i competitor, i concorrenti che abbiamo in campo professionale.
Normalmente nei confronti di questa categoria di persone sono sempre stata piuttosto lucida: so capire quelli che sono di gran lunga più bravi di me e quelli che invece non lo sono, anche se magari hanno più successo. Con i competitor riesco anche a diventare amica, o ad instaurare un rapporto di collaborazione e di stima.
Sui social metto like e retwitto qualsiasi cosa reputi buona, senza calcoli, invidie malsane e boicottaggi di sorta: me ne frego spavaldamente, perché penso che ci possa essere posto per tutti quelli che lavorano bene.
La mia unica preoccupazione è fare del mio meglio per essere all’altezza di lettori, clienti e partner.

Però poi ci sono gli avversari, che sono un’altra categoria, normalmente ideologica.
È morto Giorgio Stracquadanio, un politico che nella vita avrò sentito parlare tre volte e mi è sempre sembrato un servo poco brillante. Oggi tutti ne tessono le lodi. Gad Lerner dice che si confrontava con lui piacevolmente, di tanto in tanto. Se persone con una cultura e un’intelligenza più grande della mia dicono così, probabilmente sono io a sbagliarmi. Probabilmente dovevo ascoltarlo parlare o meglio o di più ma, in linea di massima, dopo il terzo round di stronzate investo il mio tempo per ascoltare altro.
L’altro giorno in un gruppo di Facebook, un amministratore ha scritto verso un suo – chiamiamolo così – avversario ideologico: “Infine mi rivolgo a [Mr X]. Ti conosco da tanto tempo e ricordo bene i tuoi atteggiamenti e le tue opinioni legittime e mai banali
Ora, capisco che il conoscersi da tanto tempo sia spesso una zavorra nel gestire le pubbliche relazioni con gli avversari. Capisco anche la necessità di mantenere rapporti e civili e cordiali. Si può pensarla in modo diverso, scontrarsi, ma cercare di rispettare le sensibilità altrui.
A me è capitato di vedere Mr X pubblicare sul suo profilo Facebook la foto di una vittima del genocidio armeno offrendo una birra a chi avrebbe indovinato il genocidio in questione. La sua bacheca è sempre stata piena di cieco nazionalismo e insopportabile (per quanto mi riguarda) xenofobia, dove persone di nazionalità diversa (ma principalmente di razza o religione diversa) vengono chiamate e giudicate nel peggiore dei modi e senza nessun motivo intelligente o buon senso.
Ecco, io di una persona così non riuscirei mai a dire “opinioni legittime e mai banali”.
Ho sempre pagato cara la mia incapacità di sopportare livelli di discussione che vanno dallo zero in giù con persone che ragionano dalla cavità pericardica a scendere. Sono sempre pronta a ricredermi, ma è difficile che accada, perché non sto parlando di prime impressioni.
Parlo di uomini pieni d’odio e di arrogante ignoranza che dimostrano quotidianamente la loro bassezza prevaricando, discriminando, giudicando senza cognizione di causa o difendendo una posizione indifendibile senza aver nemmeno gli strumenti culturali, l’esperienza umana o le informazioni necessarie per poterlo fare.
Ecco, non per tutti gli avversari ideologici penso sia necessario e apprezzabile avere parole misericordiose.
Spesso la soluzione migliore è non avere nessuna parola.

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