Desolazione BIT e allarme Milano a un anno dall’Expo

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Sono in preda allo sconforto.
Immaginatevi un donnino di 160 cm che parte alla volta di Rho Fiera con una valigia vuota a traino che ha tutta l’intenzione di riempire nel Paese dei Balocchi. Immaginatevi poi lo sgomento di quella stessa donna che, una volta arrivata a destinazione, vede una delle fiere più belle di Milano, la BIT, ridotta all’ombra di se stessa: 4 padiglioni riempiti a malapena, pochi eventi messi insieme così, nelle ultime settimane, fermento esterno inesistente.
Quando mi sono accorta della frastornante assenza di Stati Uniti, Francia, Spagna, Regno Unito, Danimarca, Germania, Austria e Paesi Scandinavi, mi sono sentita sparire dalle mappe insieme all’Italia. Mezzo mondo (gli assenti sono molti di più di quelli citati) non ci calcola più, ci ha tagliato fuori, pensa sia inutile investire qui.
A un anno dall’Expo, questo è un messaggio devastante per la città di Milano.
Non dico per l’Italia intera, perché al TTG di Rimini l’autunno scorso ho visto molto più fermento e partecipazione: questo significa che se in parte l’Italia non è una piazza appetibile perché gli italiani non hanno più soldi manco per campare, la reputazione di Milano sta messa ancora peggio.
Mi ricordo quando alla BIT c’erano 12 padiglioni (di cui uno interamente dedicato alle compagnie aeree), colori e bandiere, abiti e sapori provenienti da 25 continenti (sembrava che il mondo fosse così generoso!). Lungo il percorso tra un padiglione e l’altro c’erano ristoranti aperti, botteghini, bancarelle, venditori di gelati, cioccolato, salsicce, sushi e brezel.
Ora è il deserto.
Il programma delle conferenze era scarno fino a dieci giorni fa, poi qualcosa di interessante è stato organizzato, certo, grazie al cielo, ma niente che possa ritenersi all’altezza di una fiera internazionale di questo calibro, che richiederebbe un nutrito palinsesto multilingua e piattaforme di incontro articolate, proficue, ispiranti e stimolanti.
Stessa fine del MiArt, ma l’impatto a livello di business e di immagine è molto più devastante.
Mi lascia incredula anche l’ostentato far finta di nulla che aleggia su questa situazione spaventosa, l’incapacità di certi attori del sistema di rispondere ad un momento difficile migliorando l’offerta (perché non è solo questione di budget, ma di capacità, impegno, volontà e idee): ad un anno dall’Expo questo disastro è pericoloso quanto forse non c’immaginiamo neppure.
Un anno: nemmeno il tempo di poter correre ai ripari.
Perché il nulla di oggi è il frutto di anni in cui non si è riusciti a raccogliere la sfida più importante che questo Paese si trova ad affrontare da 50 anni a questa parte. Il nulla di oggi non è certo solo oggi.
Chiamatemi pure Lady Catastrofe, ma alla BIT io mi sono sentita sparire insieme ad un Paese.

afflizione

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12 thoughts on “Desolazione BIT e allarme Milano a un anno dall’Expo

  1. non diamo solo colpa al contesto e congiuntura internazionale, alla BIT abbiamo proposto di far partecipare fino a 32 Startup del Travel provenienti dalla associazione Start Up Turismo. Tutto quello che sono stati capaci di fare è stato quello di chiedere soldi per lo stand ….. a una startup che per definizione non ha una lira (euro) e già dovrebbero sopportare costi di trasferta, vitto alloggio, ecc..?
    TTG ha dimostrato + intelligenza, ha fatto partecipare gratuitamente le startup creando un angolo dedicato e organizzando presentazioni al pubblico dei progetti ….. un successo per loro, per noi e per i visitatori….

    • Flavio, assolutamente d’accordo, infatti ho menzionato la differenza con il TTG. La BIT non è stata nemmeno capace di garantire un’offerta di conferenze o di incontri che potesse in qualche modo compensare la carenza di mercato: desolazione totale.

  2. Ciao, condivido la tristezza.
    Ma condivido e sottoscrivo chi afferma che la disfatta Bit è frutto di chi avrebbe dovuto finalmente organizzare il nuovo e il tecnologico, ma che ristagna tra tour operator e vettori che brillavano come dici tu anni e anni fa.
    Una scadente organizzazione non può rispecchare un turismo proprio da buttare. Bit pensa ancora di vivere di rendita, lo abbiamo capito almeno da due anni: alle porte di expo è proprio triste.

  3. Credo che la BIT non esista più da parecchio tempo…sono sconfortato nel leggere questo tuo articolo, io ho lavorato per anni in Valtur e facevano le carte false ( noi equipe ) per essere presenti allo stando in BIT era una vetrina paurosa, da brivido, sono stato 2 anni fa l’ultima volta e già allora avevo visto un calo clamoroso, ora ho cambiato mondo ma non settore, ho un ristorante con B&B e ogni 2 anni vado alla HOST e quest’anno è stato per esempio un FLOPPONE esagerato…quindi penso che questo “disagio fieristico” sia dovuto ad una mentalità di fare fiera sbagliata e poco stimolante…. per un espositore essere in fiera vuol dire investire per avere un ritorno sia di immagine che ( speriamo ) economico, ultimamente tutto il settore fiera è in crisi, ma anche qui ci sono perle che sopravvivono e di solito sono le “piccole” fiere quelle che invece una volta non raccoglievano nulla..
    un “fiero” saluto
    Luca

    • Vero, e chi ha ha pensato di non avere bisogno di reinventarsi ed evolversi oggi paga le conseguenze di questa arroganza. Peccato che il fenomeno sia tanto diffuso da aver portato l’Italia intera sull’orlo del baratro, perchè è vero per le fiere ma è vero anche certa parte di imprenditoria e delle istituzioni.

  4. Cara Elena, alla Bit quest’anno un giorno l’ho dedicato anch’io. Avevo intenzione di non metterci proprio piede, poi mi sono fatta convincere da un paio di piccoli eventi. Ma niente di che.

    Dico solo, memore di quell’età dell’oro, che menzioni anche tu, che questa “desertificazione” non è solo e tutta colpa della crisi economica, quanto nell’incapacità di chi ha organizzato e tutt’ora organizza di cogliere le istanze nuove dei tempi e degli operatori.

    Non mi stupisce che TTG a Rimini sia più vivace e, quindi, produttiva: TTG è nata con uno scopo ben preciso e concreto che, negli anni, ha sempre mantenuto, ampliato, migliorato, uscendone con un profilo ben definito: tavolo di contrattazione per gli operatori che, alla fine dei tre giorni (o 4?), qualcosa stringono.

    Bit, invece, è sempre stata una manifestazione più di rappresentanza, di pubbliche relazioni (vista così , almeno, da noi giornalisti), nonostante i workshop e gli spazi buyers. Natura questa, che, col decadere dei tempi, è diventata un boomerang!

    Una manifestazione che costava agli operatori un botto, in proporzione ai magri ritorni che produceva. Hanno quindi fatto benissimo i vari enti di Scandinavia, Francia, Regno Unito…….., Austria e Svizzera (da quest’anno) ad astenersi dal buttare risorse dalla finestra. So per certo che anche molte delle nostre regioni italiane si asterrebbero dal partecipare, ma purtroppo non possono farlo per motivi isittuzionali.

    L’impressione che ho avuto io, visitando i 4 semipadiglioni di quest’anno (sei stata troppo generosa a menzionarne 4,) è che BIt abbia delegato a Expo 2015 la riscossa dell’Italia: errore madornale, destinato, secondo me, a produrre, ahinoi, ulteriori cocenti delusioni!

  5. In Italia si continua a pensare all’industrializzazione come unica risorsa possibile; si vuole fare industria dimenticando che non abbiamo le materie prime. Abbiamo il sole , il mare , la cultura, l’arte, l’enogastronomia, le montagne, la storia, la natura che, sapute rappresentare e valorizzate nel giusto modo, dovrebbero essere l’industria del futuro partendo dall’immediato. Finchè non si capirà questo semplice assunto, continueremo a sprecare tempo, danaro ed opportunità per il futuro.

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