Decalogo di un’astensionista di sinistra

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Il problema è che si è sbagliato troppo. Si è abusato così tanto della buona fede popolare e dell’ignoranza, che ora non c’è più tempo per nulla. Nella mente di un astensionista non c’è più spazio per la speranza, ma solo per il rischio ragionato.

1 – Molte persone hanno lottato e sono morte per avere il diritto di voto: motivo in più per non sprecarlo.

2 – Turarsi il naso non è una soluzione: abbiamo già provato tutti a farlo troppe volte e i risultati sono disastrosi. Il Paese è al naufragio, senza che  ci sia nessuno che abbia la possibilità o la volontà di salvarlo, tantomeno governi di larghe intese che alimentano solo l’immobilità e il poltronismo (non inteso come pigrizia).

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3 – Non sono uno stercorario, ma un cittadino. Perché una candidatura e una proposta elettorale abbiano il mio voto devono ALMENO essere convincenti, etiche, competenti, di pubblico servizio e di qualità.

4 – A fronte del soddisfacimento dei requisiti al punto numero 3, potrebbero essere anche accettati programmi elettorali che non incontrino al 100% il mio favore ma che rappresentino un buon compromesso tra risorse e doveri.

5 – Non è detto che un governo di sinistra sia migliore di un governo di destra. Ci sono governi, candidati e programmi pessimi da entrambe le parti. Il fatto quindi di essere di sinistra non mi porterà a votare per forza la proposta che arriva dallo schieramento politico che mi dovrebbe rappresentare.

6 – Il mio voto non sarà mai più un voto per evitare il peggio, ma solo un voto per avere il meglio. Mi hanno già raccontato diverse volte la favola del “bisogna stare uniti contro il nemico” salvo dimostrare poi di non essere meglio del nemico stesso.

7 – Nelle schiere dei politici di sinistra ci sono numerosi elementi anomali. Personalmente giudico il razzismo e l’omofobia come fenomeni alieni al mondo progressista e, pertanto, se un giorno dovessi rincoglionirmi e volere il potere nelle mani di un rappresentante di queste due aberrazioni dell’animo umano, voterei uno di quel certo tipo di destra che non si nasconde dietro la bandiera sbagliata.

8 – Solo perché sono di sinistra non voterò un candidato di sinistra qualora appartenga alle schiere dei dinosauri che hanno già fatto il loro tempo, dei poltronisti che aspirano solo al culo sul velluto, dei megalomani che non sanno nemmeno cosa significhi lo spirito di servizio, dei burocrati che non hanno l’umiltà di ascoltare gli esperti dei settori dei quali dovranno andarsi ad occupare, di incompetenti che accettano qualsiasi tipo di incarico pur di entrare nell’occhio di bue senza preoccuparsi minimamente del danno che faranno alla comunità. Non voterò chi tutela il privato a discapito del pubblico nell’istruzione o nella sanità, non voterò chi tutela gli interessi particolari di banche, finanza o lobby a discapito dei comuni cittadini. Non voterò chi non pensa alle fasce deboli e all’inclusione degli esclusi, che oggi sono sempre di più.

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9 – Non voterò più un candidato, una fazione o un programma che non mi piace fin dall’inizio perché, tra le altre cose, non voglio più la responsabilità del disastro che si sta compiendo da decenni in questo Paese. Pretendo che la sinistra italiana produca un’alternativa di valore che valga di nuovo il mio voto, la mia faccia, il mio impegno, il mio senso di responsabilità.

10 – Non mi attaccherò ad un voto di protesta, a fazioni confuse, a collettori di rabbia senza arte né parte. Ad ogni tornata elettorale, amministrativa o politica che sia, mi documenterò su programmi, nomi, competenze e persone. Poi sceglierò. Ma mai più turandomi il naso, nemmeno una narice per volta. Perché questo Paese ha perso il senso dell’olfatto e non sa più distinguere l’ennesimo figlio di buona donna dal messia. Che sia per stordimento, che sia per disperazione.

Il 50% degli italiani soffre di qualche forma di analfabetismo funzionale. Molto probabilmente, un italiano su due non sa distinguere un dato statistico da un proclama elettorale, la propaganda dalla notizia. Per questo fottere gli italiani politicamente è facile.
Ma non più con il mio voto.

brain wash

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