Figli che disonorano i padri (e creano aziende sordomute)

arrogance

Il passaggio generazionale nell’imprenditoria italiana di fine ‘900 è stata come la peste bubbonica, la discesa dei Lanzichenecchi, l’invasione delle cavallette, il passaggio dell’angelo sterminatore.
Un’ecatombe che ha mietuto più vittime del Diluvio Universale.
In Italia i legami famigliari sono stati di gran lunga più importanti di capacità, competenze e meriti, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
L’errore più grande dei grandi capi d’industria degli anni ’50 e ’60 è stato quello di rimbecillire i loro figli con la sindrome compensativa del “tu avrai tutto quello che non ho avuto io”. Il risultato spesso è stato un condensato di incapacità e arroganza, una miscela letale, ma non certo per loro.
Oggi, in un’epoca social, questi figli della compensazione li riconosci dalle loro imprese sordomute, quando in qualche modo sono riusciti a non farle ancora chiudere.
Perché “social” non significa cazzeggiare su Facebook, come credono in molti. Social significa interagire, dialogare, comunicare, fare rete, condividere conoscenze ed esperienze, ed è la chiave di questo ventennio.
Ogni volta che incontro un’azienda che non ascolta i dipendenti né i collaboratori, non si affida a consulenti competenti in caso di bisogno, non si mette in relazione col territorio circostante, non apre le porte alla formazione e alla crescita, so che sono di fronte alla morte imprenditoriale.
Osservo questo fenomeno da anni, l’ho vissuto ripetutamente sulla mia pelle. Ne scrivo oggi perché sto organizzando alcune Invasioni Digitali per Branditup Travel e quando mi trovo di fronte a porte chiuse, templi impenetrabili, sordità conservate con orgoglio e fierezza, mi viene da cantare un Requiem.

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3 thoughts on “Figli che disonorano i padri (e creano aziende sordomute)

  1. Bisognera’ avere tanta pazienza , ma tanta tanta per andare oltre una certa mentallita’. Il problema di cui parli e’ molto presente anche nel Veneto. La manodopera e’ visto esclusivamente come un “costo” e non come una “risorsa”. E’ un problema di mentalita’ la cui soluzione e’ difficile ma non impossible. Ci sono sicuramente almeno un 1% di aziende che capisce l’importanza di affrontare quel problema e per il momento bisognarebbe focalizare gli sforzi su quelle aziende, poi una volta che hai avuto risultati positivi lo usi come testa di ponte per altre aziende.

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