Feste di paese e gente che vuol dormire: il rischio della gioia

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Leggo gente che si lamenta delle feste in paese: si lamenta del rumore, del casino, perché loro devono dormire e vivere in pace.
Abitano in centro, e vorrebbero il centro silente dall’ora di cena in poi. Sono magnanimi se allungano il loro limite alla mezzanotte, come una concessione di civiltà.
In una zona di grande pendolarismo come quella in cui vivo – il lodigiano – il rischio di trasformare i paesi in città dormitorio è sempre stato dietro l’angolo, e alcune amministrazioni ci sono pure riuscite.
La crisi economica ha ravvivato il desiderio di portare i paesi alla resurrezione: non ci sono più molti soldi per andare lontano, cerchiamo dunque di rendere interessante casa nostra.
Si prova a tornare in piazza a far festa, per stare insieme, vedere un film, chiacchierare, ballare, mangiare, sorridere.
Non succede ogni sera: in alcuni paesi è una volta a settimana, in altri una volta al mese.
Eppure c’è gente che si lamenta, che si oppone, che chiede silenzio, che vuole dormire.
Due giorni fa ho intervistato una splendida donna di 85 anni, e tra poco pubblicherò la sua testimonianza sul Memoriale del Lodigiano. Le ho chiesto: “Tugneta, ma ai suoi tempi c’era gente che si lamentava del fracasso delle piste da ballo?”. Mi ha risposto che in paese si aspettava con ansia la domenica per ballare e incontrarsi grazie alla musica, e pazienza se per una notte si dormiva meno: “Ci alzavamo presissimo, alle 4 o alle 5: sia i pendolari sia i contadini scendevano dal letto prima del sorgere del sole. Ma nessuno si perdeva le feste delle domeniche d’estate: le aspettavamo per tutto l’anno.”
Era il 1947, erano gli anni del dopoguerra.
Oggi la gente vuole dormire, vuole stare in pace.
Ci sono molti antidoti contro la gioia, e ognuno col suo tempo libero fa ciò che vuole.
Ma c’è talmente tanto bisogno di stare insieme, di scendere in piazza con una sedia e una canzone, che mi piacerebbe immaginare un mondo dove i dormienti vengano contagiati dalla festa.
Ma se non volete farvi coinvolgere, se proprio le strade piene di gente non vi vanno giù, per una notte mettetevi i tappi e portate pazienza: fuori dalla vostra finestra c’è un mondo che ha voglia (e bisogno) di chitarre, teatranti, birra e gelato.
Un paese vivo fa rumore, di tanto in tanto, e il frastuono delle risate può valer bene il disturbo di qualche ora.
Certo, non bisogna dimenticare la responsabilità dei decibel e orari e quella di lasciare il paese pulito e in ordine, così come il rispetto per cose e persone: la festa non deve essere un pretesto per gli imbecilli di dimostrare la loro coglionaggine. Ma, di tanto in tanto, sarebbe bello prendersi il rischio della gioia.

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5 thoughts on “Feste di paese e gente che vuol dormire: il rischio della gioia

  1. Analisi e riflessione profonda e realisticamente amara, ma con la speranza della condivisione e della gioia. Condivido in pieno e ti ringrazio per la resa! Non si potrebbe pubblicare da qche parte in modo che sia visibile a molti? 😉 ciao ciao elen.
    Elf

  2. Articolo bellissimo. ….io ho un negozio a casalpusterlengo …….e la casale che dorme non ci interessa ben vengono le iniziative. ……

  3. Faccio il musicista di professione, abito a Cagliari..giro tutta la Sardegna , sopratutto d’estate..suono per lo più in locali (inverno) e piazze D’estate..parlo per la mia terra ovviamente..ebbene ogni serata che faccio c’è una lamentela per il volume, disturbo, nn riesco a dormire e balle varie( nonostante permessi fino a una determinata ora ), sopratutto le persone anziane …nn gliene frega se quello è il tuo lavoro, se ti ammazzi di chilometri per fare uno spettacolo..non rispettano niente e nessuno…vogliono solo essere lasciati soli senza feste e Casinu come lo definiscono loro……anziani che non capiscono che la musica per te è pane che porti a casa ,nn ne ho ancora conosciuto,..vogliono l’eterno silenzio della noia e della seggiola che scruta il forestiero che entra per la prima volta in paese , oltre quello nn vanno…Tenetevi allora i vostri paesi Vuoti e tristi come cimiteri, i giovani è vero emigrano per la disoccupazione…ma anche voi son certo …avete fatto la vostra parte nel farli scappare.

  4. Carissima Elena,bell’articolo,ma faccio la seguente osservazione. Dopo una settimana intensa di lavoro e aver passato l’ennesima giornata pesante, questa sera alle 22.30 mi sono finalmente coricata per cercare di riprendermi (ammetto a un’orario presto anche per le mie abitudini,ma penso che capiti a chiunque quella sera in cui vuole dormire). Ebbene è l’1.30 e ancora non sono riuscita a chiudere occhio per una delle feste che hai tanto elogiato,tenuta peraltro in un’area periferica del paese. Tra molto meno di 6 ore mi devo alzare per affrontare l’ultimo giorno di questa pesante settimana. Senza avere avuto la possibilità di dormire adeguatamente. Credo che sia esagerato. È inconcepibile che in settimana si faccia casino fino a una simile ora.
    Inoltre ci tengo a far presente che la voglia di trovarsi e ballare la domenica sera che avevano ai tempi della signora 85enne intervistata era anche dovuta al fatto che 60 e passa anni fa non c’era la libertà come al giorno d’oggi di uscire e divertirsi insieme e ovviamente attendevano con ansia l’unico momento della settimana in cui era permesso ritrovarsi. Al giorno d’oggi se vogliamo uscire con amici a fare due chiacchiere e sentire un po’ di musica,basta sentirsi per telefono e andare in qualche locale. 60 e passa anni fa questo non era possibile.
    In ogni caso non dico che bisogna trasformare i paesi in dormitori,ma bisogna avere più rispetto per chi ha bisogno di riposarsi. Il venerdì e il sabato sera mi sta anche bene che si sfori l’orario definito “civile” dai più, tuttavia non si può nemmeno biasimare coloro che in settimana vogliono riposarsi,qualunque sia la loro ragione. Anche perché al giorno d’oggi il lavoro è sempre più impegnativo e logorante per la maggior parte della gente e credo che non sia giusto che all’1.30 di un giovedì notte uno non possa nemmeno dormire perché bisogna fare festa.

    • Ciao Elena, ti capisco.
      Io sono una che, se non dorme una notte, il giorno dopo è uno schifo, incapace persino di pensare. Sono d’accordo sul fatto che bisognerebbe limitare le feste ai fine settimana e bisognerebbe comunque avere sensibilità per gli orari ma, credimi, anche in questo caso ho sentito gente lamentarsi in modo furibondo. Ci vorrebbe buon senso da entrambe le parti.

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