Evviva! Ricercatori italiani fanno una scoperta importante sul cancro al seno (e magari guadagnano 100 euro al mese)

Male-curabile

Grafica AIRC

È di oggi la notizia che un gruppo di ricercatori italiani ha compiuto un passo determinante nel capire come vincere il cancro al seno. Gioia, esultanza, orgoglio, ancora una volta.
I ricercatori italiani sono eccellenti, ovunque essi riescano a lavorare, in Italia o all’estero: questo studio è stato compiuto a Milano, quindi è ancora più entusiasmante il risultato ottenuto. Una volta tanto, non sono stati costretti ad emigrare per lavorare.
Poi penso ad un’amica mia, che lavora in Italia nel campo della ricerca da 4 anni: cancro, malattie rare, cose così. Prende 100 euro al mese di rimborso spese. Anche lei non è emigrata, mi dice che non ce la fa, e da 4 anni lavora gratis 12 ore al giorno. Fa la cameriera nel fine settimana per guadagnare due soldi, ma ovviamente è costretta a vivere in casa dei genitori perché l’indipendenza in Italia è un lusso economico sempre più esclusivo. Vite sospese, vite che salvano vite ma costrette a vivere sotto chiave.
Chissà quanto guadagnano i membri del team di Milano che ha fatto questa importante scoperta, chissà quanti anni di lavoro ci sono voluti.
Nel suo famosissimo libro “Libera scienza in libero stato” (Rizzoli, 2010), Margherita Hack aveva evidenziato in modo chiaro i problemi del nostro sistema accademico, le pesantezze burocratiche, e la grave limitazione dei fondi destinati alla ricerca. Continua a leggere

In Sardegna mi hanno detto: “Tornatene da dove sei venuta”

sardegna castelsardo

Sardegna, agosto 2014.
Il mio viaggio alla scoperta dell’isola continua.
Dopo la meravigliosa esperienza dell’anno scorso (e di quelli precedenti), decido di addentrarmi ancora una volta nell’entroterra. Con il mio compagno e un gruppo di amici scelgo il Trenino Verde, da Perfugas verso il Lago Liscia, dove un battello e gli ulivi millenari ci attendono.
Paesaggi splendidi ma organizzazione piuttosto deludente: nel viaggio verso casa penso a che taglio dare all’articolo che scriverò sul mio blog di viaggi.
Mentre saliamo sul treno del ritorno, una signora sarda occupa 10 posti per i suoi amici rimasti indietro e che, prima o poi, arriveranno. Nei 54 euro pagati per la giornata non è stato contemplato il posto assegnato, e questo può dare adito a scene da far west per chi vuole rigorosamente viaggiare con tutta la sua tribù attorno. Gentilmente, chiedo alla signora se può cedere uno dei 10 posti che ha occupato (quello con più spazio per le gambe) ad un settantenne che viaggia con noi e ha due ernie al disco che gli causano forti dolori. Lei non solo non mi risponde, ma fa cenno a tutti i suoi amici ritardatari di affrettarsi, si gira verso il marito e dice: “Ma che vuole questa?”.
Decido di andarmene, rassegnata all’egoismo e alla maleducazione, ma al “questa” sono tornata indietro.
Io non mi chiamo ‘questa’, non sono una stronza che passa per strada, sono una persona che ti ha chiesto una cortesia e puoi rivolgerti direttamente a me se mi devi dire qualcosa.”
Allora, per la prima volta, mi rivolge la parola: “Stronza a chi?
Immaginando che non sia audiolesa, ma che stia facendo la furba, riprovo ad andarmene.
Interviene il marito, che a sua volta sta occupando altri posti sbarrando i sedili con le braccia e impedendo alla gente di sedersi: “Signora, veda di calmarsi”. Il tono è quello del maschio che vuole dimostrare a tutti di saper difendere la propria femmina, e sottintende: “Altrimenti se la vede con me”.
Mi sento proiettata in una rissa preistorica, ma senza le clave. Continua a leggere