Quando, come e perché perdere il lavoro può essere un’opportunità

Analisa Aza

Analisa Aza

Oggi, in Italia, quando si perde il lavoro, si prospettano principalmente due scenari: poter beneficiare degli ammortizzatori sociali o non poterne beneficiare.
Cadere nella seconda casistica può essere disperante, perché in molti casi diventa una questione di sopravvivenza. Se però si ha diritto a cassa integrazione, mobilità o disoccupazione, la prospettiva cambia.
O meglio: può essere cambiata.
Per diversi mesi si potrà godere di un’entrata fissa, inferiore allo stipendio percepito come lavoratori attivi, certo, ma il risvolto della medaglia sarà la disponibilità di un bene di immenso valore che si chiama “tempo”.

IMPARA AD ONORARE IL TUO TEMPO
Tutti coloro che lavorano o lavoravano 40 o 50 ore alla settimana, sanno cosa significhi non potersi godere la famiglia né gli amici, passare i sabati a fare commissioni, visite e faccende, non poter andare in vacanza che pochi giorni l’anno, non avere mai tempo di rilassarsi davvero né modo di godersi le proprie passioni.
Restare senza lavoro significa avere improvvisamente una risorsa inimmaginabile a propria disposizione che, se investita in modo intelligente, può riservare grandi sorprese: la vita può ritornare ad avere un ritmo più umano, la sveglia può smettere di suonare, i rapporti possono essere coltivati in modo sano e ci si può dedicare a ciò che si ama fare di più, qualsiasi cosa sia.
Per molti, riappropriarsi del proprio tempo è una sfida impossibile: siamo talmente abituati ad essere macchine da spremere o cyborg sociali dalla vita programmata che spesso della libertà non sappiamo che farcene. Per le persone senza passioni e senza hobby questa può essere una battaglia persa, lo capisco bene.

Elliott Erwitt

Elliott Erwitt

Personalmente ho passato il primo mese di cassa integrazione:
• Lasciando che il mio corpo si svegliasse da solo ogni mattina, quando sentiva di avere riposato a sufficienza
• Passando molto tempo con i miei genitori e con il mio nipotino, scoprendo una dimensione amorosa tutta nuova
• Incontrando in continuazione gli amici
• Disintossicandomi dalle frustrazioni per l’evitabile fallimento dell’azienda per la quale lavoravo
• Camminando per la campagna per ossigenare cervello e cuore
• Andando ad eventi, presentazioni, conferenze
• Leggendo moltissimi libri (più del solito, diciamo)
• Guardando film in inglese
• Iniziando a dare corpo al cambio di vita che da tempo stavo covando

Pensandoci bene, avrei potuto prendermela comoda ancora un altro mese e passarlo a fare volontariato in un Wildlife Rescue Center: un mio piccolo sogno. Mannaggia. Chissà quanto tempo passerà prima che abbia ancora un’occasione così, se mai ricapiterà. Sottovalutare la possibilità di realizzare i propri sogni è peccato mortale: sempre la solita questione dei treni che magari passano una volta sola. Gli anni sabbatici non li hanno inventati mica per niente, dopotutto.

CERCA DI CRESCERE
Mentre ci si riappropria del proprio tempo, è utile pensare a come inventarsi il futuro. E il futuro inizia tra un secondo.
Limitarsi a bussare alle porte di agenzie interinali ed aziende può divenire una nevrosi senza sbocco, soprattutto perché il mercato non è fermo: ha addirittura la retromarcia ingranata. Se doveste avere la fortuna di ricevere una proposta di lavoro oggi, si tratterà con molta probabilità di una posizione (molto) mal retribuita, di un contratto ridicolo, di un’attività precaria o di tutte queste cose insieme.

Ecco quindi che potrebbe essere utile:
1. Dedicare alcuni momenti della settimana alla ricerca di lavoro
2. Investire in modo metodico buona parte del proprio tempo alla formazione o al perfezionamento delle proprie competenze
Se non si ha la possibilità economica di iscriversi a dei corsi seri, i libri e il web sono un’alternativa: si possono trovare una quantità infinita di nozioni, tutorial e lezioni per molti settori professionali
3. Cercare di costruirsi un’alternativa
Se c’è qualcosa che vi piace, che vi rende felici, in cui siete oggettivamente bravi (la parola “oggettivamente” implica un’analisi onesta delle proprie capacità, anche in relazione ai “competitor”), investiteci. Se non diventerà un lavoro in grado di darvi pieno sostentamento, potrà sempre essere un secondo lavoro o comunque una fonte di arricchimento umano, soddisfazioni, felicità (altro bene sottovalutato ma inestimabile).

Io volevo un cambio di vita radicale e ho deciso di mettercela tutta, senza disperdere energie ricalcando modelli professionali perdenti e dai quali avevo ora l’opportunità di staccarmi.

begs

Ritornare a fare il mio vecchio lavoro come dipendente full-time per un’azienda italiana, alle condizioni di mercato attuali, era un’ipotesi che avrei preso in considerazione esclusivamente di fronte ad un’offerta ragionevole o se il mio impegno nel costruirmi un’alternativa non avesse dato i suoi frutti nel tempo che mi ero imposta (12 mesi).

Per il resto, ho lavorato come una pazza sul mio progetto da freelance, giorno e notte, studiando, impegnandomi, cercando di guadagnare credibilità attraverso il lavoro fatto anche negli anni precedenti, sviluppando progetti, ideando strategie, producendo contenuti: una strada tremendamente in salita in una fase economica così dura e in un paese così malato.
Alle mie spalle, ora, ho un anno sudato ma meraviglioso, pieno di prime volte, viaggi, lezioni (anche amare), incontri speciali e opportunità che ho colto al volo anche quando mi facevano paura.
In mano, dei frutti bellissimi e qualche consapevolezza in più, su di me e sul mondo che mi circonda.
Di fronte, scelte importanti e non sempre facili, ma questa è un’altra storia: i miei 12 mesi sono terminati lo scorso giugno e ho fatto di loro il meglio che ho potuto. Non li ho spesi aspettando miracoli o riprese impossibili, non li ho lasciati nelle mani del rammarico, della disperazione e del lamento fine a se stesso: sono stati 12 mesi di ricerca, vita e crescita.

Rimanere fermi intellettualmente e professionalmente in attesa di rientrare nel mondo del lavoro può essere letale, così come è difficile riuscire ad uscire da una situazione frustrante e perdente senza cambiare nulla di sé stessi, prima che del mondo professionale che ci accoglierà un domani. Poteva funzionare così 15 anni fa, ora non più.

Molte persone non cercano l’appagamento nel lavoro: lo vivono puramente come un mezzo per avere uno stipendio e una vita dignitosa. Anche se, a mio parere, non bisogna sottovalutare la propulsione positiva di un lavoro gratificante, che magari mette a frutto i nostri talenti, dovremmo comunque tener presente che il tempo ospita sempre un’opportunità, benché comporti la responsabilità enorme di saper combinare qualcosa di buono con la propria libertà, evitando che i giorni caschino inutili uno sopra l’altro.
E se questo è un principio valido anche per chi un lavoro ce l’ha, è un dogma per chi il lavoro l’ha perso.
L’indolenza spegne. L’indolenza uccide. Non bisogna darle spazio, nemmeno un briciolo.

Per quanto difficile da capire e da vivere, e per quanto incerti siano i risultati, vale sempre la pena di mettercela tutta e scegliere la strada che più probabilmente ci farà bene. Anche se non era una strada prevista, anche se non eravamo preparati, anche se non la volevamo.

altalena

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8 thoughts on “Quando, come e perché perdere il lavoro può essere un’opportunità

  1. Che bel post Elena! È un po’ la situazione che sto vivendo io..riappropriarsi del tempo (e della libertà) mi ha letteralmente ridato i 10 anni di vita persi a causa delle frustrazioni e dei malumori vissuti al lavoro. E poi rimettersi in gioco, sapersi reinventare, cambiare.. È una lezione di vita troppo importante. 🙂

  2. Due anni fa, mi sono trovata anch’io in questa situazione. La notizia che avrei perso il mio lavoro a tempo pieno (con contratto a tempo indeterminato), è arrivata a venti giorni dalla nascita del mio secondo figlio: ho vissuto attimi di paura e smarrimento, ma allo stesso ho provato sollievo perché finalmente avrei avuto più tempo per me, per i miei figli, per le cose mai fatte.
    Mi sono buttata subito in quello che amo fare e che fino a quel momento rappresentava solo un hobby: la strada è in salita, anzi, “tremendamente in salita”, come hai scritto tu, ma si può fare.
    Bellissimo post. Un bacio!
    Laura

  3. Che bel post Elena. Penso che il tuo pensiero si sposi bene con qualsiasi situazione della vita di ognuno che implichi un cambiamento drastico. Lavoro, amore, perdita, lutto, separazione, ecc. Certo, con gradi e particolarità differenti.
    Non tanto diverso è il caso di chi un lavoro ce l’ha, magari indeterminato in un’azienda solidissima, ma ci sta morendo dentro. Soprattutto in questi ultimi tempi dove le frasi classiche sono “hai quella faccia, non ti lamentare che hai la fortuna di averlo, un lavoro!”. Anche se dalla bocca non ti esce neanche mezza parola. Non te lo sogneresti mai, di questi tempi, di pronunciare un mezzo lamento. Ma gli occhi non si possono chiudere, non si può fare finta più di quel tanto e si sa che spesso il corpo dice molto più delle parole, anche nell’era del “sei fortunato perchè mangi e in Africa i bambini muoiono di fame”.
    Serve coraggio, un pizzico di follia, un pò di fortuna e perchè no… la voglia di essere felici per quello che si è veramente.
    A volte ci dimentichiamo di quello che ci faceva emozionare da bambini. La vita scorre e si sommano giorni e mesi e anni.
    Sogno un cambio radicale e spero con il cuore che, ascoltandomi nel profondo, possa trovare il bandolo della matassa. Tutto il resto è Vita.
    Un bacio
    Elisa

  4. Pingback: Non tutti i mali vengono per nuocere: se perdere lavoro diventa una opportunità. | La Gazzetta di Pistoia

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