Censura su Facebook: bruciate pure gli immigrati, ma niente tette per favore.

pietre

Non so se tutto la questione censoria del mondo di Facebook abbia a che fare con i parametri morali personali di Mark Elliot Zuckerberg o con qualche evidente sbilanciamento del buon senso di un ipotetico Comitato delle Purghe.
Di fatto proliferano gli incitamenti all’odio razziale ma guai a tirare fuori un capezzolo.
La censura su tutte le immagini che possono avere richiami erotici (persino una madre che allatta) è talmente accanita e categorica da sembrare ossessiva: una vera persecuzione del nudo, anche di quello artistico. Nemmeno le opere d’arte sopravvivono e qualche dubbio sull’origine della paranoia di Mark Elliot o del suo Comitato delle Purghe un po’ mi assale.
Dall’altro lato, invece, post e fotografie inneggianti al fascismo, al nazismo, ai forni crematori e ai roghi di immigrati sono ovunque.

Ora, a mio avviso ci sarebbe da farci una ripensatina su questa cosa della morale e della censura.
Ci si deve vergognare delle mammelle ma non dell’intestino?dragon-ball-censura

Io quando leggo l’incitamento a certe barbarie dell’essere umano vedo l’intestino sbattuto in timeline, vedo budella, sterco, sento fetore. E che discriminazione è questa, che le mammelle le nascondiamo e l’intestino lo sbattiamo lì sotto il naso di tutti?
Non è che dobbiamo rivedere un attimo le cose di cui ci sarebbe da aver vergogna?
Leggo questo articolo apparso su Internazionale, che prende come esempio il caso Salvini: la sua pagina pubblica (così come molte altre) è una discarica di odio e sentimenti abbietti, il peggio degli esseri umani esibito in modo spavaldo e, a tratti, criminale. Per carità, Salvini è bravo a fomentare gli intestini, i suoi predecessori sono stati ottimi maestri, cambiando di volta in volta bersaglio: terroni, extra-comunitari, Rom. Siciliani sul rogo oggi, albanesi alla ghigliottina domani.
Un lanciafiamme per ogni stagione, un odio per tutti i gusti. Tutto purchè le genti non vedano dove stia il vero problema, tutto perché le genti non pensino alla vera causa della loro tragedia.
Mica che poi ci si debba prendere la responsabilità di quello che siamo e di come viviamo, mica che poi ci si debba guardare dentro e vedere la miseria e la colpa. Mica che poi ci si debba prendere l’incarico di costruire anziché di distruggere.
Mark Elliot Zuckerberg, avremmo tanto più bisogno di tette che di tutto quell’intestino che lasci sparso nella tua casa, che ormai è anche un po’ la nostra casa, e puzza di letame anche a ore pasti.

Alain Laboile - Parachute

Alain Laboile – Parachute

Sono quasi sicura che le tette avrebbero anche il potere di guarire un po’ questi intestini così marci e così fecondi. Non sono un medico, ma la gente è infelice e anche il tuo Comitato delle Purghe sembra non stare tanto bene.
Riporta l’ordine nel mondo e rispiegaci di cosa dobbiamo avere vergogna, perché così non va.
Riprovaci, Mark Elliot, per favore.
L’odio, le bassezze e la maleducazione sono così mainstream.
Se le tette proprio non ti vanno giù lo capisco, sai: il sessismo, la morbosità, il triviale.
Giuro che, sino a un certo punto, posso arrivare a capirlo.
Ma se proprio vuoi agire per sottrazione, vieta anche gli intestini, e dacci più eleganza, Mark Elliot, dacci buona educazione e dibattiti rispettosi: dicci che è il meglio di noi che dobbiamo tirare fuori.

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