Cuochi, estetiste o emigranti: ecco le speranze dei ragazzini italiani

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Alexandra Ball

Ieri sera ero a cena con un’amica psicologa che si occupa, tra le altre cose, di fare dei test nelle scuole per capire l’orientamento culturale e professionale dei ragazzi. Principalmente ha lavorato, fino ad oggi, nelle scuole medie, ed è probabilmente prossima ad operare nelle scuole superiori. In un ambiente lontano dal contesto famigliare, di fronte a un valutatore, alla domanda: “Che studi hai intenzione di intraprendere per poter avere un lavoro una volta diplomato?” i ragazzi di terza media hanno risposto principalmente in tre modi diversi: 1) Se femmine, la risposta maggioritaria è stata: estetista 2) Se maschi, la risposta maggioritaria è stata: cuoco 3) Se studenti particolarmente dotati e brillanti: liceo, per poi fare ingegneria, per poi andar via dall’Italia Genius baby Questi ragazzi hanno 13 anni e le loro risposte predominanti ci conferiscono alcune certezze: a) Masterchef è un programma piuttosto visto (e dietro al desiderio di diventare cuoco di molti ragazzini c’è probabilmente il desiderio di diventare ricchi o almeno famosi). Nel caso qualcuno pensi che il potere della TV di indirizzare, guidare o forgiare i sogni e le ambizioni delle persone (positive e negative, realistiche o immaginarie) sia concluso. b) La situazione del mercato del lavoro italiano è chiara a tutti tranne che ai nostri politici c) L’Italia è abitata da almeno tre generazioni di persone senza speranze, né sogni, né fiducia nel loro paese La mia amica mi cita anche altri casi piuttosto significativi. Ad esempio quello dei genitori che hanno un figlio con certificati problemi di apprendimento e comportamento ma che hanno la assoluta determinazione ad iscriverlo al liceo scientifico. Oppure il ragazzino imperturbabile che risponde alla domanda sopra riportata dicendo: “Voglio fare economia o scienze politiche. Devo ancora decidere se voglio essere banchiere o politico. A me interessano i soldi.” The Wolf of Wall Street ce l’abbiamo pure noi. Di Caprio, levati. Grazie, Italia. 103 boh cinese

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