I Social Media hanno sterminato i Maestri (le vicinanze che uccidono)

Grégoire GUILLEMIN

Grégoire GUILLEMIN

Uno dei motivi per cui amo stare sui social è perché mi permette di essere in diretto contatto con persone che ammiro dal punto di vista umano e professionale, persone che un tempo non avrei potuto incontrare forse mai.
Tra i miei contatti oggi ho professori, giornalisti, pensatori, esperti di questo e quel settore, opinion leader, scrittori, attivisti, professionisti molto competenti da cui imparare moltissimo. Rimango aggiornata su ciò che fanno e scrivono, leggo i loro articoli, assorbo, a volte mi confronto, spesso entro in contatto con un punto di vista nuovo che non avevo valutato.
Tutto questo mi permette di crescere ogni giorno.
Purtroppo, però, questo mi permette anche di vedere atteggiamenti e avvertire toni che, senza i social media, non avrei conosciuto: e non è sempre un bene.
Capisco che spiccare e primeggiare riuscendo a restare umili sia una sfida che solo in pochi vincono e concordo sul fatto che la falsa modestia sia fastidiosa come un’unghia incarnita, ma la maleducazione è imperdonabile e l’arroganza in certi casi è talmente gratuita che stona con la mia idea dei Maestri.
Una volta i Maestri li incontravo principalmente attraverso i libri.
La lontananza delle vite e l’assenza di relazione favorivano quello stato di gratitudine culturale che ignora quotidianità, difetti e nevrosi.

Anna Goodson

Anna Goodson

Si perdonava qualche bizzarria conosciuta attraverso giornali e tv, una certa dose di eccentricità e magari anche quel distacco intenzionale che alcuni intellettuali mantenevano col loro pubblico, perché lo si considerava un po’ il prezzo da pagare per alcuni tipi di genio.
A 17 anni iniziai a considerare Oriana Fallaci una Maestra e le perdonai ruvidezze ed arroganza: lei aveva fatto il Vietnam, secondo me si meritava qualche attenuante. Ancora oggi tendo a perdonarle lo scivolone identitario degli ultimi anni, lasciandola sedere nel mio cuore letterario.
Se la Fallaci fosse vissuta nell’era dei Social Media, mi avrebbe fatto cadere le palle?
Quando mi hanno detto che Pennac è uno stronzo, giuro di non aver voluto approfondire né appurare l’attendibilità della fonte: faceva troppo male. Ho voluto continuare a pensarlo solo geniale e pieno di buone cose, camminare per le strade di Belville con al guinzaglio un cane dall’alito pestilenziale e tra le braccia Verdun, una bimba col nome di guerra.
I Maestri me li aspetto migliori, migliori di me, anche se ai grandi si è disposti a perdona molto.
A volte rimpiango le lontananze, a volte mi dico che va bene così.
Prendo le misure, ridimensiono, seleziono, invento nuovi nomi, cerco nuovi modelli.
I Maestri veri che mi rimangono, quelli maiuscoli e amati, non sono rimasti molti, ma si può imparare tanto anche senza amare.

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2 thoughts on “I Social Media hanno sterminato i Maestri (le vicinanze che uccidono)

  1. No ti prego non mi distruggere Pennac! Ho appena finito “Storia di un corpo” e lo trovo assolutamente fantastico!! 🙂
    Hai ragione comunque, si dice che anche Michelangelo fosse uno stronzo, ma in fondo i grandi Maestri non vanno considerati per il loro carattere ma per quello che donano al mondo.
    Ciao

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