Solo un’altra che se ne va

andarsene

Siamo in tanti ad andarcene, ormai è un’emorragia.
Io sono solo una di una folla, ma stavolta sono io e non un altro: questo, nella mia sceneggiatura personale, fa la differenza. Tutto è diverso quando sei tu e non un altro.
WimDelvoye, un artista belga, ha rappresentato gli esseri umani in sintesi nella sua opera “Cloaca Machine”: un grande apparato digerente che ingurgita cibo ed espelle rifiuti.
Per discostarsi da questo realismo cinico ci restano i sentimenti che proviamo, le relazioni che creiamo e sogni che realizziamo, quelli che ci portano un po’ più su delle nostre budella.
Per questo, in Italia lascio un lavoro a tempo indeterminato, una casa, un’auto, la mia famiglia e tutte le certezze, le radici che ho. Parto arrabbiata, con la fretta di chi sente di abbandonare una nave che sta affondando.
Ogni giorno mi alzo dal mio letto nella Pianura Padana sentendo di subire un’ingiustizia che non sono più disposta a sopportare, con l’unico rammarico di aver stupidamente sperato troppo a lungo di poter in qualche modo, nel mio piccolo, cambiare le cose.
Me ne vado perché devo aprire una Partita Iva per il mio bellissimo lavoro da freelance, ma non ho intenzione di farlo in Italia. Me ne vado perché sono stufa di lavorare come un asino e vedermi sottratta la maggior parte del reddito da uno Stato che io considero vergognoso da troppi decenni.
Vado via perché non voglio più mendicare mesi per ottenere un pagamento, né ricevere un’e-mail da un’azienda che non vuole onorare il suo debito in nome del fatto che “la gestione dei social network è notoriamente gratuita”.

True story

True story

Non voglio più nemmeno essere contattata dai “guru” del digitale italiano (quelli che vanno in giro per conferenze a spiegare quanto sia necessario il digitale e quanto e perché e come vada retribuito) per collaborazioni gratuite camuffate da grandi occasioni.
Sono stanca delle lobby che se la suonano e se la cantano, del sistema che disincentiva l’impresa, dei cugini e fratelli che occupano posizioni strategiche. Non sopporto più l’intoccabilità degli incompetenti, il mercato del lavoro mortificante e impazzito.
Io e il mio compagno stiamo lasciando tutte le nostre certezze. Partiremo con due mutui alle spalle verso una città molto costosa, dove dovremmo guadagnare abbastanza per mantenere le case e i conti italiani (di cui non riusciamo a disfarci) e la nuova vita all’estero. Partiamo con contatti estremamente interessanti, ma senza niente di certo.
Saremo immigrati, e tra non molto sogneremo in una lingua diversa anche se non la sapremo nemmeno parlare come si deve.
Io che sono stata sempre molto consapevole delle mie pecche professionali ma anche dei miei punti forti, ora non sono più sicura di niente, perché lasciare tutto significa anche mettersi in discussione come mai prima, affrontare ambienti nuovi, giocare una partita infinitamente più competitiva: nessuno mi dica “ti invidio”.

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Non so come andrà, ma restare a guardare non è mai stata un’opzione.
Perché vogliamo fare e vogliamo fare bene, non chiediamo altro che un sistema che ce lo permetta, riconoscimento del lavoro che facciamo, pagamenti puntuali, tasse eque: quello che dovrebbe essere la normalità e che in Italia è diventato un miraggio.
Prepariamo cartoni e grandi hard disk esterni, installiamo Skype sul telefono di mamma e papà, mettiamo in vendita cose, ne regaliamo molte altre, chiudiamo utenze, scegliamo cosa ci accompagnerà oltre Manica e cosa no.
La vita in due valigie. Nelle valigie, i clienti buoni che rimarranno con noi, i tanti amici.
Sono felice perché con noi non se ne vanno due disoccupati, ma due che un lavoro ce l’avevano e che l’hanno lasciato a chi ne aveva bisogno.
Per il resto, credo che tutte le persone in qualche modo insoddisfatte, arrabbiate, infelici o frustrate da una certa situazione abbiano non solo l’obbligo personale e sociale (perché l’infelicità ha un costo sociale altissimo) di provare in tutti i modi a migliorarla, ma anche il dovere di darsi un limite oltre il quale bisogna semplicemente andarsene: da un sentimento, da un luogo.
Ad un certo punto occorre cambiare treno.
Così.

train

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185 thoughts on “Solo un’altra che se ne va

  1. Non “vi invidio” ma vi ammiro molto! Da sempre… anche da prima che prendeste LA decisione.
    Vi auguro ogni bene perché tutti lo meritano, voi un po’ di più.
    E cmq sia…non siete così lontani, quindi sono certa che ci rivedremo 🙂

      • Chiamala fortuna, chi resta muore dentro e poi fuori. La vita è breve e tu non te la perdi guardandoti indietro, quando tutto era meglio. Chiamala fortuna. Non guardi il mondo attraverso il buco della serratura sperando che qualcuno apra la porta. Tu la apri e vedi oltre. Chiamala fortuna perché smetti di pensare che una persona debba nascere, vivere e morire sempre nello stesso posto. Chiamala fortuna: hai quel mondo dentro che ti aspetta. Non buttare via anche quello. E, soprattutto, non accontentarti pensando che altrove le aspettative sono al ribasso, anzi: otterrai molto di più.
        Chiamala fortuna e ti porterà dove vuoi.
        I

  2. Io NON ti invidio. So cosa vuol dire essere stati all’estero, ma per lo meno io l’ho fatto in maniera pianificata e con un orizzonte temporale. E questo aiutava in qualche modo a vedere un traguardo. Posso solo immaginare quanto sia difficile.
    Quindi non vi invidio, ma vi stimo tantissimo.
    Tra qualche mese, se vorrete, vi ospito volentieri nella mia rubrica “Si viene e si va”, che racconta proprio di persone in gamba come voi.
    In bocca al lupo.

  3. Scusa, Elena.
    E’ tutto quello che posso fare.
    Chiederti scusa.
    A nome dei nostri connazionali, del nostro Presidente del Consiglio (al quale ho subito twittato il post…), dei burocrati che la stanno rendendo invivibile, ma sopratutto a nome degli italiani, questi sconosciuti…
    Io ho fatto quello che stai facendo tu 6 anni fa, ma io a differenza tua ho solo cambiato luogo.
    Ho lasciato un lavoro certo, ben retribuito.
    Ero al culmine di una carriera.
    Ma mi sono accorto che quello che avevo attorno non mi piaceva più.
    io, a differenza tua, ho voluto cambiarlo da dentro, il nostro paese.
    Perchè mi hanno insegnato a non mollare.
    Perchè sono talmente convinto di abitare nel posto più bello del pianeta che mi fa rabbia solo il pensiero a leggere ciò che scrivi.
    Io il mio paese non glielo lascio.
    Non c’è mafia, burocrazia o chissà cos’altro che me lo toglierà.
    Io continuo a lottare.
    Dovranno penare per farmi andare via.
    Ma non ci riusciranno.
    Io sono l’Italia.
    E finchè esisterò, cercherò di insegnar loro cosa vuol dire essere italiani.
    Altro che #JeSuisCharlie…
    #IoSonoItaliano.
    Buon viaggio, Amica mia…

    • Anch’io voglio cambiarlo senza spostarmi. Ma voglio cambiarlo da fuori, voglio cambiarlo perché mi sento veneto, voglio cambiarlo perché sono stufo di sentire scuse.

    • Erdemat, hai scritto quello che io provo e quello che io penso!!! NON voglio lasciare , anzi abbandonare il mio paese, quello che anch’io considero il piú bello del mondo! Abbiamo tutto, patrimonio artistico, culturale, paesaggistico, un paese con una Storia alle spalle importantissima, non voglio lasciarlo in mano a questi avventurieri, ladri incapaci, incompetenti e mafiosi!Ogni volta che esce uno scandolo, fatti di corruzzione, il mio cuore sanguina per come hanno ridotto l’Italia, vessati, tartassati, senza voce in capitolo, allora sì mi vien voglia di scappare, poi sono anche a soli 7 km dall’ Austria , ma poi vado di là e nulla mi appartiene, nulla mi piace veramente, nulla parla del MIO passato, certo tutto è piú facile, piú ovvio, piú trasparente, le tasse non ti ammazzano e non ti fanno dire ogni tanto “ma perchè devo lavorare, solo per pagare tasse e mantenere i privilegi ai politici e compagnia ballando? Lo só che sarebbe molto più facile vivere all’estero, molto più “civile” per molti versi, ma ogni giorno mi alzo e mi dico : ” non vi lascio il mio paese maledetti farabutti “!!! ……..comunque comprendo bene chi se ne va!!! Auguri sinceri!!!

  4. Pingback: Solo un’altra che se ne va | Elenatorresani | Pensieri strani...eri

  5. Ciao Elena, ho sempre seguito il tuo blog in silenzio e questa notizia mi ha fatto talmente dispiacere che mi son sentito di intervenire… 🙂 Io, sinceramente, sono sempre stato contrario all’emigrazione come soluzione dei problemi ma, del resto, se non se ne può fare a meno… certo, dispiace anche perché adesso l’Italia perde un altro pezzo buono e tu ci lasci ancor più soli a combattere contro cialtroni, incompetenti e raccomandati 🙂 Ma si percepisce che non lo fai volentieri.

    Quanto a quelli che pretendono di avere senza pagare… beh, si commentano da soli e non meritano neanche risposta, ma solo disprezzo. In bocca al lupo per la tua nuova vita all’estero, mi auguro che ovunque andrai avrai sempre un po’ di tempo per aiutarci comunque a lottare contro il sistema che ti ha fatto andar via… e spero di leggerti più positiva nei prossimi post 🙂

    Federico

    • Io ci ho provato a combattere dall’interno: poi, ad un certo punto, ho pensato che forse era ora di iniziare a combattere per me e non per il Paese.
      Ho dei sogni: li avrei voluti realizzare qui, davvero. Non è andata come avrei voluto, diciamo 🙂

      • è la stessa cosa che penso io… non solo, oltre a combattere per il lavoro, devi pure combattere con la maleducazione e l’inciviltà. Io con i miei connazionali non mi trovo più. Diverso modo di pensare.

  6. e due. che mi son commossa al post di Damiano e ora qui. e affanguru i guru. brava che ci provi. bravi che ci provate, che non rischiate di arrivare alla mia età, fermi alla scrivania a dire che non a tutti serve twitter. che ancora la comunicazione va studiata e costa. abbracci tanti e forti. la lontananza è una opinione.

  7. parole che colpiscono queste, che colpiscono me che, ostinato fino allo strenuo delle forze, continuo a pensare che tutto cambierà in questo paese, che mi impegno ogni giorno per una svolta. Chissà se succederà mai mentre tanti treni portano altrove dove non sarà certo “tutto e subito” ma potrà essere sudore e fatica ricompensati con una gratificazione. Un grandissimo in bocca al lupo.

  8. Ho visto il tuo post perchè condiviso da un amico in FB e mi ha incuriosito e son venuto a leggerlo.

    Come tu stessa hai detto “stare a guardare non è un’opzione valida” quindi vi faccio i miei migliori auguri per la nuova avventura, purtroppo i cattivoni ci saranno sempre, condividiamo la stessa visione e purtroppo la stessa strada (anche io ho i miei cattivoni che non vogliono pagare, come tanti in questo periodo).

    Vi faccio i miei migliori auguri per il coraggio della scelta, non vi invidio semplicemente perchè condivido appieno la scelta che avete intrapreso, volevamo farla anche noi (io e la moglie) ma altri impedimenti ce l’hanno per ora temporaneamente preclusa, per questo non vi invidio.

    E’ dura, è difficile ricominciare e farlo in una nuova lingua è ancor più difficile ma appagante, avrete una storia da raccontare e raccontarci nei prossimi mesi, una nuova vita che è fatta di salite per ora ma che arriveranno presto ad esser discese.

    Siete fortunati perchè la scelta e la nuova avventura la fate insieme, vi conforterete a vicenda e spero che presto gioirete anche insieme dei vostri traguardi, delle nuove opportunità, delle novità che troverete.

    In bocca al lupo ragazzi, anche se vi conosco da poco vi lascio un abbraccione da amico e vi auguro tutto il bene possibile 😉

  9. Ma i sogni restano Elena, semplicemente ora non è il momento perché per Voi due “restare a guardare non è mai stata un’opzione”. Comunque spero di poterti leggere anche da oltre manica….magari abbi l’accortezza per chi rimane di adottare la doppia versione (italiana/anglosassone). Buona nuova vita.
    Roberto

  10. E’ la prima volta che ti leggo, ma capisco e condivido i tuoi sentimenti, io vivo oltremanica da due anni con la mia ragazza e l’unico vero rimpianto è di non averlo fatto prima.
    Certo, è stato e sarà difficile, siamo in una città dove la competizione è altissima, la casa è assurdamente cara, dove la gente a volte è molto diversa da noi. Ma la sensazione di essere vivo, libero da una zavorra psicologica insostenibile, in mezzo a persone che vedono positivo anziché pensare a sopravvivere, è sufficiente perché la tua vita – tutto ad un tratto – sia già migliore.
    In bocca al lupo!

  11. Sono molto arrabbiata, ma non ce l’ho con te. Non ti conosco e non posso avercela con te, ma permettimi di essere arrabbiata. Io in Italia ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato per una partita iva, per aprire una società per vivere bene. Non ho un mutuo, la casa non mi è mai interessata, ma ho tutto il resto. Sono arrabbiata perché io ci credo, ci devo credere ora, anche se per tanto tempo non ci ho creduto. Mi dispiace leggere questo post anche se so che molte delle cose che scrivi sono vere e che su tante cose hai ragione. Forse è per questo che sono arrabbiata, ma non con te. Buona vita.

      • Ah questo nemmeno io. Crederci non significa rassegnarsi. Io comunque avrei voluto spiegarti meglio quello che ho scritto, ho cercato la tua mail ma non l’ho trovata, riusciresti a passarmela? Poi non so perché non mi è arrivata la notifica di questa tua risposta quindi dubito mi arriverà anche la prossima. Domani tornerò a controllare nel caso tu me l’abbia lasciata, altrimenti scrivimi tu, la mia mail è ovunque… avevo piacere di scriverti due cose ancora 🙂 Grazie

  12. Io me ne sono andata, felicissima di farlo. Me ne sono andata arrabbiata, dopo anni di esperienze, un cv di tutto rispetto e lo sdegno di vedermi superare dalla nipote dell’assessore tale alle selezioni di un pidocchioso stage presso il comune di prato.
    Me ne sono andata felice di lasciarmi una citta fatta da bigotti, retrogradi, illegalità, spaccio continuo in qualsiasi angolo del centro; me ne sono andata felice di non aver più a che fare con un capo maschilista, gay represso, che mai ha avuto l’educazione di riconoscere che senza di me, certi risultati non li avremmo raggiunti presso il nostro ufficio. E me ne sono andata vedendo le mie idee regalate ad un’altra, una rincoglionita che aveva l’amico giusto in quel momento.
    Ma so anche che vuol dire partire da sola. Mi ricordo quanto ho pianto all’aeroporto di Firenze, era un pianto a singhiozzi, quasi strozzato, mi sentivo sola e senza certezze.
    Dopo un anno sono tornata, il mio contratto era scaduto e non potevo permettermi di vivere di niente e di espedienti in attesa di altro e… sinceramente, sì, avevo anche n po’ voglia di tornare. Chissà, magari l’ho idealizzata un po’ casa mia, fatto sta che adesso mi manca tanto Barcellona.
    Se non avessi un progetto a metà che piano piano prende corpo, me ne andrei di nuovo. E questo progetto che cresce giorno dopo giorno, viene costantemente frenato da una burocrazia idiota, stupida e assurda. Certificazioni inutili, qualifiche non necessarie ma richieste per far mangiare qualcun altro, attestati non rilasciati perchè già ci sono altri enti (vedi: comunali) che fanno il lavoro (peggio) uguale al tuo.
    e lo schifo sinceramente torna su, la voglia di ripartire ugualmente…

    In bocca al lupo per questa avventura, so che è difficile e in alcuni Paesi lo è un po’ di più per noi “del Sud Europa”. Ma almeno non sei sola, sei con il tuo compagno, siete insieme…. fa già tanto, fidati

  13. Io resto invece, resto e investo nel mio paese, perché ci tengo, perché penso più a cosa posso fare io per l’Italia di cosa può l’Italia fare per me. E non è andandomene che lo miglioro. Resto perché se non mi prendo cura io e i miei concittadini dell’Italia, non se ne prende cura nessuno. Di certo non ci rimetteranno quelli verso cui ci lamentiamo. L’Italia mi ha permesso di avere tanto, di stare bene di avere smartphone, una laurea, divertimento, benessere e cultura, mi ha permesso di poter amare liberamente e non sentirmi mai privato di nulla, ha permesso ai miei genitori di mantenermi e di vivere in salute, mi ha permesso di prendermi lussi velleitari che ci fanno credere perfino di meritare di meglio, io non abbandono il mio paese, io contribuisco.

    Flower Tales Cosmetics: una giovane StartUp che crede nell’Italia e sta investendo in essa e sugli Italiani,

    W L’ITALIA!

    • Io credo che solo il tempo dirá se la loro sia una scelta giusta o meno, ma in questo momento, ora, bisogna solo rispettarla e applaudirla. Perchè la loro scelta è difficile, benché l’unica possibile. C’è chi ha avuto dei percorsi diversi come te e speriamo che questi siano di buon auspicio per l’Italia. Ma il fatto che ci siano milioni di italiani all’estero non mi fa pensare a qualcuno che non vuole lottare per il nostro paese per puro capriccio.
      Nelle mie interviste trovo persone che hanno voglia di confrontarsi con mondi diversi e alla fine scoprono che, sì, l’Italia ha un suo fascino inarrivabile. Ma forse solo come turisti.

    • Congratulazioni Andrea, non ti invidio ti ammiro. Sei uno dei pochi a farcela partendo da zero anche se penso tu abbia avuto tanto aiuto dalla tua famiglia.
      Io un po’ meno fortunato ho cercato di affermarmi all’estero e adesso sono orgogliosissimo di quello che son riuscito a fare.
      Non mollare ed invoglia gli altri a fare bene.
      Da NY Fortunato (è veramente il mio nome)

    • Andrea Pavanello ė quello che vogliamo o vorremmo tutti! Io resisto sperando di riuscire a cambiare qualcosa a veder rinascere questo Paese, che avrebbe tutto per essere il n.° 1, invece è subissato e sommerso di marcio, clientelismo, comportamenti arroganti e mentalità mafiose.
      Tutto quello che descrive M.Elly è tristemente la realtà del nostro Paese !!! Speriamo……!!!
      W L’ITALIA ✌💟👍

  14. Io sono una che vive all’estero per motivi diversi dai tuoi ma so cosa significa! Non è facile per niente ma non è impossibile e soprattutto nel vostro caso è una scelta “obbligata” perché non se ne può più di sfruttamento quindi fate bene!

  15. Bisogna sempre cercare di crescere , qui o altrove non fa differenza .Tante volte sono partito e mi sono sempre accorto che un posto vale l’ altro , sei tu che fai la differenza . Le vittorie e le sconfitte sono sempre dietro l’ angolo . Troverete dappertutto gli amici degli amici , forse in modo meno marcato che da noi , ma ci sono ovunque . Per la vostra nuova avventura un grande in bocca al lupo , chi “va” ne ha sempre bisogno .

  16. Abbiamo una vita sola, e abbiamo il dovere di viverla al meglio. Le tue parole le avrei potute scrivere io (certo, non cosi’ belle, ma…) quando, quasi dieci anni fa, ho fatto la stessa scelta. Scegliere e’ sempre amaro, e scegliere di andare via da casa, dagli amici, da tutto cio’ che si ama e si conosce come ‘proprio’ non e’ facile. Cosi’ come non e’ facile restare. Ma facile o difficile, quello che non possiamo piu’ permetterci, quello che nessuno puo’ piu’ permettersi di fare e’ stare a guardare in silenzio. Fate bene ad andare. Non sara’ facile, ma sara’ splendido. E’ una nuova vita che inizia, un’avventura. E se, come mi sembra di capire, e’ in Uk che venite… beh, benvenuti nella grande famiglia!

  17. Ne farò 49 la prossima estate. Quando due anni fa sono scappato dell’Italia pur essendo un “libero professionista affermato” nutrivo la stessa rabbia, provavo la stessa frustrazione… con in più il peso di non essere un “ragazzo”, di avere da perdere anche quel poco che non mi veniva succhiato via. Due valige, 600 euro in tasca e un paio di prospettive di lavoro, in teoria. Prima smarrito-poi divertito-infine scazzato nel condividere una casa con persone che hanno l’età di tua figlia; con una lingua che ti pare di sapere un po’, prima d’avere a che fare con un servizio telefonico dove un indiano ti parla – a suo dire – in inglese e tu hai solo un gigante punto interrogativo in fronte. Dopo 8 mesi mi sono permesso di affittare un appartamento tutto per me, poi un’automobile, poi pago le tasse tutte in un botto senza f24 e interessi e ravvedimenti e avvisi bonari e equitalia … perché qui si ragiona. A quelli che mi dicono “e la patria che t’ha voluto…” chiudo subito il becco dicendo che a me la patria non ha proprio mai regalato niente. Mi hanno voluto i miei genitori, non la patria. Quella francamente s’è sempre messa di traverso e l’unica cosa che mi chiedo oggi è “ma perché non l’ho fatto prima?” E’ la “patria” semmai che francamente mi deve ringraziare per il sudore, che mi deve delle scuse e che mi dovrebbe corteggiare per riavermi. E poi alla fine il “tuo” paese non è dove sei venuto al mondo, perché non te lo sei scelto. Il tuo paese diventa quello che vuoi, dove ti insedi e dove ti senti a tuo agio. Vi auguro di trovare il vostro, presto. Di cuore.

  18. Ciao Elena, la tua è una lettera toccante che spero di non dovere mai scrivere. E lo dico nonostante nel mio curriculum sia già presente un trasferimento da 1000 chilometri verso il “prolifico” nord. Ad ogni modo apri un vaso di Pandora incredibile su ciò che è attualmente il mercato dei ‘socialmediacosi’ in Italia. “Collaborazioni gratuite camuffate da grandi occasioni” e “Lobby che se la suonano e se la cantano” rimbombano come un tuono a ciel sereno, benché forse – proprio in fondo – tutti sanno di sapere come realmente funziona qui. Non ti dirò che ti invidio, ma sono veramente felice tu sia riuscita a trovare il coraggio per andare via. Ti auguro tanta fortuna.

  19. Sarebbe bello se facessi i nomi dei guru digitali che ti proponevano collaborazioni gratuite. sarebbe bello se tutti coloro che , di fatto, si lamentano dell’Italia, cominciassero a dire chi nello specifico si comporta male e causa il male. Non ce l’ho con te, sia chiaro, anche perchè non ti conosco e non ho mai letto il tuo blog. Immagino e sono certo che tu sia validissima e bravissima, ma proprio per questo, e per questa scelta di andartene che hai preso, sarebbe bello se facessi quei nomi.

  20. Ti capisco perfettamente, fai bene! Io il lavoro l’ho perso e sarebbe pure stata un’opportunità, ma anche nel mio caso si tratta di professione freelance tartassata (vedi gestione separata), la penso esattamente come te e sto pensando di emigrare.

  21. Ahahah, ho fatto la pazzia di provare a tornare in Italia dopo anni da migrante e un anno sono durato, in mezzo ai buffoni dell'”industria digitale” della penisola, come biasimarti. Non essere triste va’, l’Inghilterra può diventare un incubo (www.londonbuffet.wordpress.com), ma è uscendo di casa che la strada della vita può prendere direzioni piacevolmente inaspettate.
    In bocca al lupo.

  22. Ciao Elena, molti anni fa, 26, pensai seriamente di andarmene perchè convinto che avrei potuto realizzare un sogno professionale in una città europea più propensa di Milano, poi ho fatto una scelta consapevole, quella di partecipare alla storia di questo Paese.
    Ora non ho un grande rammarico, sono contento di ciò che ho fatto, ma sicuramente ha avuto un prezzo alto, una fatica enorme, una soddisfazione parziale. Con il senno di poi farei un’altra scelta. Oggi ai miei stessi figli insegno a viaggiare e che il loro Paese è il mondo, che possono sentirsi nomadi per stare dove meglio si sentiranno, potranno meglio realizzarsi. L’Italia la porteranno dentro e molti con loro e dopo di loro lo sapranno, l’apprezzeranno, la nostra storia la portiamo dentro, ma stare qui forse è non realizzarsi proprio come italiani.
    Sono felice per voi, la scoperta è il sale della vita.
    Un abbraccio, anche se non ci conosciamo.
    Claudio

  23. Partita iva da 24 anni, una vita dedicata al lavoro che sono arrivata ad odiare per gli stessi motivi tuoi, la rabbia per avere 46 anni e non trovare una via d’ uscita tra impegni finanziari, familiari, casa e tutto ciò che mi sta impedendo di svegliarmi la mattina e voler andare avanti. Ti auguro tutto il bene possibile Elena! Un abbraccio!

  24. Complimenti e in bocca al lupo!
    Un abbraccio da chi ha fatto questo passo prima di te: se vuoi qualcuno con cui scambiare due chiacchiere qui a Londra, io sono qui!

  25. Ciao Elena, complimenti per il bellissimo articolo. Senti ma non ho capito bene una cosa. Da quanto ho capito tu non hai ancora aperto una partita IVA in Italia, dico bene? La tua è una mossa preventiva? In base a quale esperienza parli di tasse che ti mangiano tutto?

    • In base alle tasse che ho pagato finora, sempre abbinando lavoro dipendente + contratti a progetto + consulenze occasionali. Poi due chiacchiere con i commercialisti e con i colleghi che a partita IVA lavorano da anni. E la decisione è stata presa.

  26. Non dico che ti invidio, perché in realtà invidio il tuo coraggio, che forse è dato dalla disperazione. Ti ammiro tanto. Avevo un’attività e l’ho chiusa, dopo 15 anni perché non ce la facevo più a tenerla in piedi.
    Ti ammiro e ti auguro un in bocca al lupo gigante, di cuore.

  27. Ti stimo molto, hai il coraggio di fare quello che ritieni giusto, anch’io non ho molte speranze davanti ma ho un lavoro sicuro e me lo tengo. Ormai ho una certa età e non posso più pensare di ricominciare da un’altra parte anche se non ne vedrei l’ora.
    Io avrei tagliato la corda anni ed anni fa quando non era ancora di moda ma mamma anziana e sola non lo permettevano e neppure adesso me lo permettono.
    In compenso mio figlio sono 4 anni che è all’estero (dottorato), prima Spagna e poi Stati Uniti e non so se ritorna …
    Un grosso in bocca al lupo, sei tutti noi.
    Ciao
    Norma

  28. TI ho scoperto per caso, tramite un mi piace di un’amica sul tuo post su Facebook…
    Non ti invidio, ma ti stimo tanto. Io mi lamento di questo paese (e si, mi permetto di scriverlo con la p minuscola) ma per ora non riesco ad andarmene… ma vorrei, perché purtroppo non credo in un futuro migliore qui.
    E’ brutto da dire, ma é la verità!
    L’e-mail che hai ricevuto é veramente penosa, simbolo di una mentalità chiusa e vecchia come questo Paese.

    In bocca al lupo per tutto!! Ti seguirò!

  29. Ciao Elena, ho scoperto il tuo blog e quindi questo post grazie alla condivisione di un amico comune su Facebook.
    Non vi invidio, ma posso dirti che sono convinta che andar via vi farà bene. Fa sempre e comunque bene, indipendentemente dal risultato.
    Sono partita molti anni fa, non perché l’Italia mi avesse delusa, ma perché semplicemente volevo molto di più. È stata la migliore delle decisioni perché mi ha insegnato tantissimo. Mi ha permesso di scoprire e conoscere il nostro paese e soprattutto me stessa. Mi ha temprata, insegnandomi a vivere letteralmente con nulla in tasca per poi passare alle stelle.
    Stelle che vi auguro di cuore.
    Un abbraccio a entrambi,
    Silvia

  30. Elena Cortesani, e la prima volta che ti leggo per caso, mi piace come scrivi, Ricordati bene, Andra tutto meglio da quello che aspetti , sarete contenti e Felici, e realizzerete i Vostri sogni molto prima di quello che avevate pensato . Good luck

  31. In bocca al lupo. E – per carità – lascia perdere ogni malinconia. Non vai via per ricordare una vita non vissuta, ma per viverne una tutta tua. E al diavolo quel che lasci.

  32. Ciao Elena, ho letto l’articolo grazie alla condivisione su facebook da parte di un’amica. Ti capisco benissimo e ti faccio i migliori auguri. Anch’io e il mio fidanzato ci siamo trasferiti da poco (abbiamo scelto la Nuova Zelanda) proprio per alcuni dei motivi che elenchi tu: stanchezza, immobilità italiana, rabbia nei confronti di un sistema che non vuole cambiare. La critica che ci viene spesso mossa è proprio quella di essercene andati e non essere rimasti per cercare di fare la differenza. Il problema è che abbiamo cercato di farla in ogni modo possibile: studiando, laureandoci, compilando curriculum e inviandoli ad aziende che spesso nemmeno rispondevano, accettando lavori mal pagati ecc ecc. A un certo punto abbiamo fatto come te: ci siamo stancati di attendere la migliore occasione che non arriva mai. Abbiamo infilato la nostra vita in due valige da 30 kg e siamo partiti. Ora siamo qui con sogni da realizzare e tanto, tanto lavoro da svolgere per migliorare noi stessi e dimostrare di avere le qualità per vivere in un paese che abbiamo scelto come nostro. Perciò… Ancora un in bocca al lupo!

  33. ciao Elena, arrivo dal blog di Stefano e vorrei darti il benvenuto nel club delle espatriate.
    Anch’io ho lasciato la pianura padana 13 anni fa, ma non col cuore gonfio come te. Io sono partita per vedere cosa c’era di là dalla nebbia, e non ho ancora scoperto tutto. Viaggiare è la mia vita, la mia felicità, viaggiare non è una cosa che si può fare come gli altri, e non sei solo un’altra che se ne va. Non viverla così, vivila come la più grande fortuna che ti sia mai capitata. La tua famiglia, portala con te, sempre, e vedrai che non avrai mai rimorsi.
    Un grosso in bocca al lupo e un abbraccio con lo zaino in spalla 🙂

  34. Ciao Elena,
    non ho mai letto il tuo blog… ci sono capitato per caso, avendo visto il tuo post condiviso su Facebook…
    Anche io NON ti invidio, semplicemente perche’ condivido tutto cio’ che dici, parola per parola… Da cinque mesi vivo ad Abu Dhabi, da solo…. ( non e’ facile per una donna qui… ) ed in Italia ho lasciato un lavoro, una casa, due macchine, due adorabili micione e, soprattutto, una moglie sposata da meno di tre anni…. ma quali prospettive ci potevano essere per NOI in un Paese cosi’…. Qui e’ dura, ma almeno hai le possibilita’, i mezzi per affermare il tuo talento, se ce l’hai… senza scuse e compromessi… soffri, fatichi, ma se vali riesci… un’utopia per il sistema italia… Ma tornero’ a casa prima o poi… tornero’ di sicuro, saro’ migliore e piu’ consapevole del valore del mio lavoro, della mia fatica e dei nostri sogni!
    In bocca al lupo!

  35. Grazie….. ve lo dico perche l’ho vissuto, e sono sicuro che lo rivivrò.
    L’illusione di essere soli e speciali quando si prende una valigia è grande, l’arrivo le difficolta le nuove relazioni lasciano stupito, le differenze si notano e ti arricchiscono, e ti fanno sempre piu prender coscenza del fatto che hai intrapreso la strada giusta. Ma anche dopo 50 anni non potrai che pensare che …..in italia era diverso

    In bocca al lupo

  36. In bocca al lupo. Londra è una città splendida ma difficile, specie dal punto di vista economico e da quello delle procedure, prassi ed abitudini che hanno gli inglesi per tutto. Ci ho vissuto l’anno scorso, dopo aver lasciato un buon lavoro, la famiglia e le radici, proprio come voi adesso. Il corso degli eventi mi ha portato via da Londra, ancora più lontano, in Messico, ma chissà, magari l’anno prossimo torno in terra d’Albione. E spero che voi siate ancora lì, e siate più felici che in Italia. Enjoy!
    (E se volete qualche dritta, basta chiedere!)

  37. Questo è un post che non puoi soltanto leggere, devi commentarlo e condividerlo perché è un po’ come diffondere il grido di disperazione che c’è in tutti noi. Hai detto cose vere, che in molti pensiamo. C’è poi chi realizza l’esigenza (un controsenso) di partire come stai facendo tu, che darai la forza e la speranza ad altri per combattere!
    Ho riletto il post 4 volte e ad ogni lettura trovo una frase che mi colpisce più delle altre.
    Buona fortuna!

  38. Se sei triste, prendi un foglio di carta e scrivi tutti i motivi che ti hanno fatta partire. Riprendila ogni volta che ti senti già, e aggiungine altri, fossero pure stupidi. Vale tutto, dal “qui nessuno si azzarda a scrvere una mail maleducata” al “rispettano la fila”, e ancora il “posso andare gratis al museo”. Fatti forza, non sarà facile, ma stai vivendo la tua vita senza affittarla a qualcun altro. Grande!

  39. Ciao Elena! condivido pienamente con quanto da te riportato.. ormai siamo in una situazione di fine impero..
    Anch’io, nonostante un lavoro a tempo indeterminato, ho deciso di lasciare il porto sicuro;)

  40. Condivido il tuo amaro ritratto di questo Paese che va in malora. La gestione dei blog e dei profili social è una vera attività in cui le Aziende investono, eccome. Evidentemente tu non facevi parte del giusto team, che “monopolizza” questi spazi all’interno delle aziende e nei quali giovani e meno giovani trovano la propria opportuna e “costruita” collocazione. Anche se faccio parte di una generazione diversa dalla tua, posso dirti che in 30 anni di vita lavorativa non ho mai visto un’accelerazione così repentina verso un ringiovanimento (di facciata) della forza lavoro. Constato amaramente che spesso si tratta di giovani “vecchi” omologati e funzionali al sistema, che devono dare quell’aria di innovazione che spesso non ha progettualità e rimane, appunto, di facciata. Non rammaricarti del fatto che sei costretta a partire, non hai niente che non va, anzi. Non sei funzionale al sistema, tutto qui; a questo sistema saldamente incentrato sulle lobby e dove la meritocrazia rimane una parola desueta e non prioritaria. In bocca al lupo per tutto e buona vita!

  41. Elena volevo solo farvi l’indirizzo bocca al lupo.
    Spero che questo paese presto cambi.

    Io sto finendo il mio percorso di studi in architettura e vedo i miei colleghi laureati, che hanno anche già fatto l’esame di stato, hanno fatto significative esperienze all’estero e sanno parlare altre due lingue oltre all’italiano. Loro non li prendono: prendono stagisti che possono non pagare. Anche per Expo, dove tutti i soliti si sono fatti una gran magnata.
    L’architetto di fama internazionale Massimiliano Fuksas nel sito del suo studio ha messo un annuncio in cui cerca uno stagista con 8 anni di esperienza. Che devo dire, lo stagista è diventata per noi (e non solo) una professione. Ora ti chiedono anche esperienza per fare lo stagista.

    Spero troverai di meglio, spero che questo paese cambi. Io sto già pianificando una partenza appena dopo la laurea con il mio ragazzo.

    Un abbraccio

  42. Quante volte l’ho pensato, quasi fatto e poi non ho fatto l’ultimo passo..
    Troppe cose qui: una casa, dei genitori grandi che sento il dovere di ricambiare, amici..
    Eppure so che sono scuse. Scuse di chi ancora spera che qualcosa la si possa cambiare.
    Perciò si, vi ammiro. Perché condivido i sentimenti che vi hanno spinto a decidere.

    • I genitori sono stati un punto dolente anche per me, e ho scelto l’Inghilterra proprio per non andare troppo lontano e poter tornare in caso di bisogno. Mi si stringe il cuore al pensiero che possano aver bisogno di me. Speriamo accada tra molto tempo.

      • I genitori sono felici per voi e riprenderanno forza con voi. Tranquilla, anche per loro inizia una nuova vita …. Mio figlio è andato via ormai da un decennio, partì con la sua ragazza, attuale moglie; dopo diversi spostamenti per il lavoro (sempre in Francia) ora hanno comperato anche casa a Parigi. Mio figlio ha detto che forse (e dice forse) tornerà in Italia quando andrà in pensione. Mio marito ed io siamo felici per le loro soddisfazioni e nel sentirli sereni (non abbiamo altri figli); tra cellulari, web ecc, la lontananza non si sente molto, quindi tranquilla per i genitori, saranno più sereni nel saperti serena.

  43. Ho visto su fb questa tua lettera condivisa da una mia amica. Hai tutto il mio appoggio e presto farò così anch’io. In bocca al lupo, e cerca di goderti al meglio questa vita, perché abbiamo solo questa. Prendi il massimo e sii felice 🙂

  44. Cara Elena,
    ti faccio una domanda specifica su una parte del tuo racconto che mi ha molto colpito.
    L’azienda che si rifiuta di pagare le notule che tu le hai presentato aveva stipulato con te un contratto? Se è così non vedo come l’azienda possa pretendere di non pagare un lavoro che ti ha regolarmente commissionato. Anche un modesto avvocato ti aiuterebbe a recuperare il tuo credito. Se invece non è così puoi spiegare meglio cosa è successo?

    • Ciao Gian Marco, c’è una causa legale aperta, quindi non posso sbilanciarmi al riguardo. Purtroppo mi sono trovata in mezzo a una brutta baruffa tra due manager e sono diventata mio malgrado (pensa che fortuna!) grimaldello del contendere 🙂

  45. Un grande in bocca al lupo, e sostegno, A voi che avete scelto di rischiare tutto per la possibilita’ di essere felici e realizzati professionalmente, troverete tanti come voi, diventeranno vostri amici e anche’ un po’ famiglia, e verranno da ogni parte del mondo.. perchè quando si è tutti “stranieri” non esiste piu’ nessuna bandiera, solo la voglia di condividere qualsiasi cosa che vi fa stare bene! Vi auguro le cose piu’ belle!

  46. É buffo, mi sono imbattuta in questo post proprio oggi che snocciolavo sul mio blog le difficoltà dell’essere expat e quando ho letto “non invidiatemi” ho sorriso, perché è proprio quello che succede. Ti dicono “beata te” senza neanche considerare che tu possa essere stata costretta ad una decisione così estrema. Comunque bellissimo post, mi ci sono ritrovata pienamente. In bocca al lupo per questa nuova avventura!

  47. Cara Elena, ti comprendo e ti stimo. Io ci penso da molto tempo e sono quasi certo che in un futuro nemmeno troppo lontano farò altrettanto. Tocca farlo, prima che sia troppo tardi, prima che la nave vada a fondo del tutto e i porti degli altri chiudano definitivamente le porte ai fuggiaschi, che sono già troppi.

    Non sopporto quelli che accusano te e chi fa come te di essere codardi e di ‘fuggire’. I veri codardi sono loro, che, come dici tu, stanno a guardare e non hanno il coraggio di reagire e affrontare l’ignoto.

  48. Post bellissimo, dove alcuni pensieri frequenti vengono messi nero su bianco e fanno ancora piu’ riflettere… la frase che mi piace di piu’: “l’infelicità ha un costo sociale altissimo”
    In bocca al lupo, ci sono pro e contro anche all’estero, ma questo é un treno che fai benissimo a prendere 🙂
    Un abbraccio,
    Federica

  49. gia fatto. Anni fa. Senza dire niente a nessuno. Emigrato e poi dopo quattro anni Emigrato di nuovo in un altro paese. Se tutti quelli che emigrano…e ne conosco una marea.. ed arrabbiati …come non esserlo… scrivessero posts…. sarebbero identici e tutti ugualmente noiosi e ripetitivi….comunque in bocca al lupo.

  50. Carissima Elena, grande rispetto e stima per la scelta che hai fatto. Anche io tanti anni fa ho lasciato un lavoro ben retribuito senza avere prospettive future ma solo con la certezza che non mi emozionava più e mi stava alienando la vita che conducevo. Tante volte penso che forse farei meglio ad andarmene ma in molti paesi la situazione non è migliore e come diceva un ragazzo prima “io il mio paese non glielo lascio”. Ho tutto qui e voglio lottare qui perché di cose buone ce ne sono, devono solo aumentare le voci di quelli che il sistema lo combattono e non lo alimentano. Di persone che meritano ce ne sono, basterebbe non farle sentire sole. In bocca al lupo e anche se non ti conosco ti dedico questa.

    Ode alla Vita

    Lentamente muore
    chi diventa schiavo dell’abitudine,
    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marcia,
    chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
    chi non parla a chi non conosce.

    Muore lentamente chi evita una passione,
    chi preferisce il nero su bianco
    e i puntini sulle “i”
    piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
    quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
    quelle che fanno battere il cuore
    davanti all’errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore
    chi non capovolge il tavolo,
    chi è infelice sul lavoro,
    chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
    chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

    Lentamente muore chi non viaggia,
    chi non legge,
    chi non ascolta musica,
    chi non trova grazia in se stesso.

    Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
    chi non si lascia aiutare
    chi passa i giorni a lamentarsi
    della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore
    chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
    chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi,
    ricordando sempre che essere vivo
    richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

    Soltanto l’ardente pazienza
    porterà al raggiungimento
    di una splendida felicità.
    Martha Medeiros
    da PensieriParole

  51. hai ragione cara, che nessuno ti dica ti invidio!
    sarebbe come infliggere una ulteriore ferita a quelle già riportate da anni di ingiustizie!
    posso solo augurarti BUONA FORTUNA! e la auguro a tutti noi ma soprattutto a tutte le donne che, quotidianamente, subiscono angherie nel fare lo slalom tra gli infiniti ruoli di cui sono portatrici: donne, mamme, mogli, lavoratrici professionalmente capaci e sempre meno riconosciute!

  52. Capito qui per caso e resto colpita dalle tue parole …. Noi siamo appena tornati. Avevamo fatto la vostra stessa scelta ma noi eravamo e siamo ancora, disoccupati. Abbiamo semplicemente sbagliato paese, siamo andati in un posto dove sono ancora piu poveri di noi! Vai, vai senza lasciare rimpianti. Ti auguro un grande in bocca al lupo.

  53. cara Elena,
    mio figlio laureato in cinese, vincitore di borse di studio, ha dovuto andare a cercare lavoro in Cina da quasi tre anni: E’ andato senza il sostegno di una qualsiasi organizzazione italiana, un po’ allo sbaraglio, senza nessuna certezza. Ora là insegna italiano. Ci scriviamo ma ormai per me è perso . Ormai non tornerà piu’ . Questo Stato mi ha portato via un figlio.
    Per te in bocca al lupo di cuore !!

  54. troppo immersa nei fiorellini… non conoscevo il tuo blog! E boom, queste tue parole hanno fatto centro, sfondato porte aperte, condiviso pensieri e tristezze di molti. Ti auguro di trovare tutto ciò che qui in Italia non è più possibile! Fallo anche per noi, che non possono mollare, legati da troppi vincoli e sfruttati da un paese agonizzante.
    lieta della tua conoscenza
    simonetta

  55. Capisco. Io scrivo dall’Irlanda, dove sono arrivato con il mio dottorato, alla ricerca di un lavoro e di un livello piu’ alto di quanto fosse possibile in Italia. E’ piano di Italiani che sono qui da anni (5, 10), che si dicono che torneranno presto… chissa’.

  56. Ciao Elena, ho letto il tuo blog casualmente quando una amica su Fb ha condiviso questo articolo. Complimenti innanzitutto perché hai coraggio e determinazione, almeno quella che serve per decidere di andarsene. 3 anni e mezzo fa, mi sono ritrovata nella tua stessa posizione ad eccezione che io avevo anche aperto la Partita Iva. Nebbiosamente felice nella speranza che il mio duro lavoro e le positive intenzioni bastassero per soddisfare e riempire la mia vita, dall’altro lato la distesa di ghiaccio su cui purtroppo tutti gli italiani camminano e che ad ogni passo si sgretola. Un futuro… forse nemmeno un futuro. Questo e’ stato il pensiero che mi ha fatto emigrare negli States. Oggi dopo non so quanti momenti di nostalgia e di voglia di fare la valigia e tornare in Italia (perché diciamolo che in Italia parlano la tua lingua, capiscono le tue battute e le relazioni sono più facili senza considerare la famiglia, la mia migliore amica e il mio cane…) ho raggiunto un mio equilibrio, ho un lavoro che mi piace da morire, mi soddisfa e che riconosce i meriti del mio operato! Ho stretto relazioni con italiani emigrati e americani, con il tempo dovuto e con la consapevolezza che qui non e’ semplice fare amicizia per via dell’estensione di questa città e dei 13 milioni di persone che ci vivono. Tutto questo con il bagaglio caratteriale ed emotivo di una donna di 37 anni. L’invidia va lasciata a chi vorrebbe ma poi in fondo in fondo non vuole, perché e’ dura, durissima prendere questa decisione e affrontare una città, una società, una cultura che non ci appartiene con l’amaro di aver lasciato quella bellissima Italia che tutto il mondo vede ma che non corrisponde a quello che tutti i cittadini Italiani vivono. Per me l’Italia oggi e’ un misto di sentimenti ed emozioni, e’ nel mio cuore e nel mio sangue, ma non più nel mio futuro. La vita e’ una sola e va vissuta al meglio. Abbi cura di te stessa e si fiera di essere Italiana ovunque tu vada nel mondo e qualsiasi sia la decisione che ti ci ha portato. In bocca al lupo!

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  58. anche io sono un’altra che se ne sta andando da un’isola dove già la situazione è molto più critica che al nord.. andando via perchè mi hanno illuso, illuso di poter vivere qua.
    dopo la mia laurea ho mandato curriculum in ogni dove e ho aspettato un anno e mezzo.. per trovare cosa? il niente! non sono mai stata chiamata e quando l’hanno fatto mi hanno detto che avrei dovuto lavorare gratis.
    è bastato un curriculum in inglese, e nel giro di due settimane ho trovato un lavoro a tempo indeterminato oltre manica.
    lascio la mia Terra, la mia famiglia, i miei amici e anche il mio amore che è l’unico che non riesce a capirmi.
    Grazie di avermi migliorato la giornata con il tuo post perchè parto da sola ma sento di non essere sola!
    in bocca al lupo per tutto e stay strong!!!

  59. Cara Elena mi ci sono sentita tutta dentro il tuo blog,
    Ho lasciato 3 anni fa Roma per Amsterdam con mio marito e i miei figli, abbiamo ricominciato daccapo con tanta fatica ma ne é valsa la pena, penso spesso che ho lasciato lontani tanti suoni del cuore, ma poi mi guardo intorno e capisco che non ho lasciato nulla ma è tutto conservato nel mio petto.
    I ricordi, gli amici, le vacanze… sono suoni del cuore e rimarranno attaccati qui con me.
    C’è una bellissima citazione nel film “mine vaganti” che mi ha tanto colpito: “Non devi avere paura di lasciare, tanto le cose importanti nella vita non ti lasceranno mai”
    Ma comunque vale anche per me: guai a chi mi dice ti invidio ! un abbraccio

  60. Tutto vero quello che dite e lo sarebbe stato anche per me, ma come dice Kiyosaki se conosci le leggi, conosci il territorio, conosci i trend economici del futuro le soluzioni ci sono in ogni PAESE anche in Italia!! La parola d’obbligo è cambiamento, dipende solo da te!! Oggi come oggi è impossibile trovare in Italia una cabina telefonica!! Buona vita a tutti.

  61. Da immigrata all’estero (UK) posso solo augurarvi di godervi l’avventura, osare e di divertirvi nello scoprire nuove prospettive. L’amarezza rimane sempre ma non bisogna pensarci troppo: ti fa perdere solo tempo e, chissà, un giorno magari si trasformerà in uno stimolo positivo. In bocca al lupo!

  62. Ho scoperto il tuo blog perche’ un’amica ha condiviso il tuo post su facebook. E ho subito pensato che questo sarebbe stato il post che avrei scritto io l’anno scorso prima di mollare tutto e partire, se fossi una blogger seria.
    Da chi ci sta provando ancora, in bocca al lupo.

  63. No, non ti invidio. Anzi, leggere il tuo racconto mi ha creato una morsa allo stomaco. Terrore forse. O forse invidia davvero, ma del coraggio che avete avuto. Grande ammirazione. Ce la farete!

  64. Beh io ti ho raccontato la mia storia, di quel pezzo di vita che è maternità e parto.. La violenza di una gravidanza normale, tra medicalizzazione proposta per blasonata sicurezza e incontri di saperi e sapori lontani.. Il mio libro lo volevo scritto da te, il tuo stile non mi ha mai deluso: preciso incisivo lampante azzeccato.. Ichnusa ghiacciata e odore di mirto nelle chiacchiere immaginarie in cui io parlavo e tu scrivevi, appunti e frasi.. Ci son volata davvero nella tua Sardegna, per varie giornate ho pensato, lo faccio, la chiamo, le propongo la storia.. E non l’ho mai fatto, non ancora.. Magari ci diamo una punta in un pub della city! Buon viaggio.. Ma chi ti ferma a te!! Vai cara, vaiii!!!

  65. Bel testo, peccato per l’errore di ortografia col plurale di “valigia”.
    Non è un’osservazione oziosa: sono una libera professionista, traduttrice, e so che per poter rivendicare un proprio spazio è necessario essere impeccabili, sempre.
    Solo la tua preparazione e la tua professionalità possono difendere il tuo lavoro: se ti occupi di comunicazione non puoi lasciar appigli a critiche (non da parte mia, ma da parte di chi ritiene di poter non pagare i servizi di chi lavora nel campo della comunicazione) con errori simili.
    In bocca al lupo per il futuro.
    Presto o tardi lascerò l’Italia pure io…

  66. Ciao Elena,
    eccomi a commentare da immigrata “non pentita” da 5-6 anni, con un annetto di stacco in Italia nel 2010/2011. Sono grafica e web designer, ho lasciato l’Italia all’inizio del 2012 poiché non avevo contratti ma bensí la terribile “ritenuta d’acconto” come collaboratrice.

    Ora lavoro in un call center tecnico a Lisbona, lavoro che “deprime” e “destabilizza” ma che mi dà da mangiare. Faccio “il mio” tra una chiamata e l’altra e nel tempo libero.

    Ho ottenuto il part-time e in quelle due ore in meno di call center, sto pian piano ritrovando la creatività e lavorando freelance con la P.iva portoghese.

    Non nascondo che è dura e che, pur di andarmene, mi sono adattata inizialmente alle condizioni proposte dal primo call center che mi ha contrattato.

    Continuo a non pentirmi della mia scelta, perché anch’io ero arrivata a un punto di non ritorno.

    Tutto quello che leggo, vedo e sento dell’Italia, mi intristisce enormemente e mi domando come i miei amici grafici, avvocati, traduttori ecc… riescano a sopravvivere in una situazione del genere.

  67. Dopo alcuni mesi a Londra tramite Progetto Leonardo, pensavo quell’esperienza mi aiutasse a trovare un lavoro ben retribuito qui in Italia. Ma dopo quasi 2 anni come Web Marketing Specialist, con contratti a collaborazione/progetto rinnovati in loop, da mesi sta riemergendo il desiderio di emigrare verso lidi più felici. Perché qui (parlo per il Veneto) la comunicazione on-line è considerata ancora “una cosa in più”, “apriamo un po’ di social network e vediamo se si vende di più”, e chi deve gestire queste attività viene sottopagato perché “eh vaben, per scrivere 2 robe su internet e metter 2 foto”…questa è ancora la mentalità qui! Quando credetemi che oltre a non avere tempi morti in ufficio, si lavora anche extra lavoro (se uno ci tiene a fare le cose fatte bene).

    Ti capisco al 1000%, come sul fatto che l’idea della PI sarebbe ottima per questo tipo di lavoro, se non fosse per il 50% di introiti da versare al nostro magnanimo Stato.

    Vedremo i colloqui via Skype con l’estero di questi giorni dove mi porteranno.

    Comunque grazie per l’articolo, avrei voluto scriverlo io! Good luck & fingers crossed! 😉

    • è una battuta o una considerazione seria? Se siamo nel secondo caso, ho l’impressione che in Italia abbiamo bisogno di liberarci non di persone come Elena, ma di persone come te, che occupano spazio vitale per nulla.
      Se invece è una battuta, ritiro tutto.

  68. Posso solo augurarti buona fortuna. Chi dice “ti invidio” non inneggia alla tua “fortuna” ma al coraggio di andare; che spesso vorremmo avere in molti. Ho due figlie che stanno crescendo e se dovranno andare all’estero per studiare o trovare lavoro sarà sicuramente un piccolo dolore per una famiglia che un po’ si allontanerà. Ma la vita va così. Vai e ti auguro di ottenere il meglio da quello che la tua bravura e la fortuna ti offrirò.

  69. Ho fatto come voi, lasciato un tempo indeterminato come Ingegnere, auto, amici, famiglia e mi son trasferita in Australia a 31 anni. Mi sono regalata un’altra vita.. Guadagno piu di 3 volte lo stipendio di prima lavorando orario normale e in un ambiente di lavoro salutare. Mi posso permettere tutto quello che prima non avevo pur lavorando come un mulo: viaggi, hobbies costosi, cene fuori, acquisti folli. Di regole e burocrazia qui ce ne sono tante, ma le cose funzionano!!! Ho trovato il paradiso, peccato che ci metto ca 32ore a tornare a casa in Italia..eh si, perché ora di ‘case’ ne ho 2. Son andata via inkazzata, poi è’ arrivata l’amarezza e la delusione..ora a quelli che mi chiedono ‘ma torni??’ Rispondo al ‘momento non ne vedo il motivo, ma chissà’..’ Spero che un giorno la ‘nuova Australia’ sarà la mia Italia. Un abbraccio e vedrai che andrà tutto bene (mettila così, di certo non potrà essere peggio che in Italia!)

  70. Elena, l’impeccabilità, oggi è il limite, volendo, gli artigiani italiani lo sono sempre stati, oggi l’impeccabilità è per chi fa tante cose fatte male, sbaglia e sentiti libera di sbagliare, perchè ci vuole coraggio e voi l’avete e sbagliare, ora, è la misura della vostra libertà.
    Anche se ovvio il commento di Sara è corretto, buon vento in poppa!
    ciao.

    • Ma il mio non voleva esser un suggerimento di carattere morale (sarei stata incredibilmente supponente), piuttosto una considerazione di tipo pratico: certi clienti, per un’inezia, possono rifiutarsi di pagare un intero servizio fornito da un libero professionista, senza riconoscere attenuanti (condizioni di lavoro, tempi di consegna, …).
      Per quanto mi riguarda, lo sforzo nel fornire al committente una traduzione ben fatta è sostenuto sia dall’amore per la professione che dal desiderio di evitare spiacevoli contestazioni.
      Se poi è opinione diffusa che chi si guadagna da vivere con le parole faccia un lavoro alla portata di tutti, beh, è compito del professionista mostrare che, in realtà, le cose non stanno così.

      Confesso che, scorrendo i commenti, dopo aver trovato quell’errore, ho temuto di leggere qualche intervento becero.

      • @ paolo
        Aggiungo che mi occupo di traduzione tecnica, lavoro gomito a gomito con ingegneri e periti, se avessi assunto a regola di vita il tuo consiglio, sarei durata poco (e sarebbe stato un bene per tutti).

  71. Io non ci invidio. All’estero ci sono già’ da 2 anni ormai. (Grazie a quella testa dura di mia moglie). Noi siamo partiti senza contatti,nulla e siamo in Australia. Dopo 2 anni,nostro figlio ancora la,e tantissime lacrime e sudore versato sono in vista della Sponsorship,che ci permetterà’ di riavere nostro figlio qui con noi. A chi dice che e’ più’ facile scappare che rimanere e lottare,dico: no,non e’ cosi’ Never give up!

  72. Cara Elena, alle 7:20 di stamani bere il caffe’ leggendoti e’ stato come ricevere un abbraccio caloroso. Io sono a Berlino da 4 anni, partita dopo la laurea in fretta e furia ho lasciato disgustata e offesa i lavoretti che mi erano capitati nei mesi dopo l’universita’. Non per il tipo di lavoro, quanto per la remunerazione! Senza conoscere la lingua, senza sicurezze economiche,materiali e personali, sono partita. Sono andata a vivere in uno squat trovando quasi subito lavoro…da li tutto e’ volato, gli ultimi 4 anni mi sembrava di essere in un grande frullatore di esperienze ed emozioni belle e brutte. Mi sono fatta (passami il termine) un gran culo lavorando per italiani e arabi, che non meriterebbero dipendenti. Oggi sono freelance, ho fatto esperienze che in Italia sarebbero state impossibili o quasi, vivo con un uomo che amo profondamente, meraviglioso, attento, che nonostante parli una lingua cosi “dura” e’ la dolcezza fatta persona, ne sa piu’ di me sulla cucina italiana (non che ci voglia molto) e se provo a spiegargli il perche’ in Italia le cose tuttavia non migliorino, non riesce proprio a comprenderne il perche’ …
    Quando mi fermo a pensare a me stessa mi sento felice e quando penso alla famiglia rimasta in Toscana (anche mia sorella se ne e’ andata lontano e credo che andra’ sempre piu’ in la’, lontano,lontano) mi sento un po “una figlia di merda”, so che i miei sono felici per me ma so anche che la vita e’ cosi breve, che proprio cio’ per cui vale la vena di vivere mi e’ lontano. Allora continuando con il mio pippone mentale mi dico che questo e’ necessario per vivere la mia vita serenamente e per costruire la mia famiglia. Cosi tutto dentro di me sembra rilassarsi e colorarsi nuovamente di energia e positivita’.
    Forse con il tempo ti accorgerai che il tornare in Italia sara’ quasi come andare alle poste..
    Continuero’ a seguirti. Buongiorno e buona fortuna!!

  73. Ciao ho letto il tuo articolo perchè un amico lo ha condiviso su fb. Di solito non commento articoli di persone che vanno via dall’Italia, io sono andato via senza mettere manifesti o pubblicarlo su internet, me ne sono andato via a basta, ma il tuo è particolare e mi sento di donarti la mia storia. Generalmente sui media si parla di fuga di cervelli, di espatrio di laureati, di giovani di manager eccetera, ma non si parla mai di gente comune, di persone che non hanno necessariamente una laurea, ma una professionalità oppure una gran voglia di “provare” e di provarsi; questo è il mio caso, possessore di un diploma che non è mai servito a niente, ma una voglia di creare qualche cosa di mio e così anni fa ho lasciato un lavoro sicurissimo come dipendente pubblico, dopo 26 anni mi ero stancato di tanta ipocrisia, ho venduto tutto e me ne sono andato all’estero, ho dapprima aperto un ristorante, una volta venduto il primo, ho aperto il secondo. Sono stato sulla piazza per quasi 5 anni, poi per problemi legati alla salute di mia moglie siamo stati constretti a ritornare, le cure che doveva eseguire erano carissime e l’assicurazione sanitaria non copriva i farmaci che erano la voce di spesa più importante. Una volta rientrati abbiamo trovato una situazione drammatica, io ancora non riesco a trovare uno straccio di lavoro, mia moglie si è aggravata, ma fortunatamente il tanto “bristattato” sistema sanitario italiano copre per intero visite e farmaci e su questo aspetto mi sento in parte rassicurato. Per concludere, devo dire che la mia esperienza come emigrante è stata positiva ho aperto la mente e oggi vedo ogni cosa con occhi diversi, ma non so se ripeterei l’esperienza, non ho più la forza per farlo, sono cosciente che ogni volta che ci si sposta si lascia molto dietro di se, come per esempio le amicizie, ritornando ho ritrovato persone differenti ….. oppure sono cambiato io ? non lo so. Ti auguro buona vita.

    • Ciao Mauro, la vita ci cambia. Ognuno fa le proprie scelte in base agli eventi, che in casi come il tuo arrivano del tutto inaspettati e indesiderati. Non posso che farvi un grande in bocca al lupo, sperando che le cose per la vostra famiglia migliorino. Quando manca la salute, gli affetti e un sistema sanitario protettivo come quello italiano sono le cose più importanti. Un abbraccio anche a tua moglie e grazie per la tua testimonianza.

  74. Io l’ho fatto nel 2012 il passo dopo 23 anni di lavoro… sbattuta fuori come uno straccio vecchio a 42 anni… anche io ho messo la vita in 2 valigie e sono andata verso una strada in salita, Sto scollinando… ed in Kuwait non è semplice… ma ce la farò, e ce la farete pure voi. ciao buon viaggio e buona vita

  75. Ciao Elena, in brevi e semplicissime parole hai dato un’immagine che purtroppo comprende un sacco di situzoni uguali alle tue….per me questo omento non è ancora arrivatao ma non è lontano da venire…in bocca al lupo, rosi

  76. Cara Elena, mia figlia da 3 anni vive a Brighton e presto la sorella partirà pure lei. Io rimango (per ora) qui con un odio infinito per questo paese, con un disprezzo ed uno schifo oltre ogni limite. Molto ho fatto per tutelarmi economicamente ed il crollo dell’Italia sarà per me solo un attimo di “sbagliata” gioia. Spero che la “fuga” delle mie ragazze sia accompagnata da maggior serenità e che il loro futuro sia come deve essere… già solo per essere lontane da questa cloaca. Un abbraccio, forza…brava!!!

  77. Ciao, non ci conosciamo, ma mi sono imbattuta nel tuo articolo e mi sono riconosciuta in quello che racconti. Io me ne sono andata nel 2011, da sola, mollando tutto con un visto di sei mesi per il Canada. Ora sono in Inghilterra e continuo a lavorare quotidianamente al mio sogno di una vita migliore, più dignitosa, in cui riconoscermi e ‘spendermi’ senza sentirmi derubata di tutto, come invece accadeva in Italia. Non ho perle di saggezza o chissà cosa da dire, solo in bocca al lupo ragazzi! Sarà dura, ma ne vale la pena.. ed è verissimo che avere un partner-in-crime fa la differenza nei momenti di sconforto. Vi auguro il meglio! Dove siete diretti di preciso?

  78. Ciao, anche se non ci conosciamo, ti auguro buona fortuna! Io e il mio compagno viviamo all’estero da piú di due anni ormai. Anche noi siamo partiti senza lavoro, ma con tanto coraggio e con 4 bambini. Avevamo buoni contatti e sufficienti informazioni burocratiche. Abbiamo pianificato quanto piú possibile, visitato la cittá prescelta diverse volte e incontrato qualche famiglia italiana che prima di noi aveva fatto il grande passo. É stata ed é una bella e stimolante avventura. Un amico brasiliano in Italia mi disse che sarei andata in contro a momenti in cui mi sarebbe mancata la terra sotto ai piedi, mia mamma che sarei sempre stata sempre un immigrata…quanto ancora.Tutto vero! Ma dove vivo la famiglia é il centro vitale della societá, le tasse vengono pagate e si percepisce facendo un semplice giro per la cittá in bicicletta. Sono contenta di non sentire piú quella delusione e quello stress di cui parli. L’unica difficoltá reale che ci accompagna é di dover mantenere due case: l’attuale e quella che custodisce tanti ricordi, ma dove non torneremo mai! Ti auguro buon viaggio.:)

  79. L’italia un paese ormai vecchio nelle persone e nelle infrastutture, guidato da una classe politica che non vuole e non interessa crescere, svilupparsi, appoggiare i giovani e chi ha belle idee, e la cosa più deprimente è che non si vede nessuna luce in fondo al tunnel, nessun briciolo di speranza, un paese destinato a rimanere il paesino per le vacanze degli stranieri e niente altro. Una rabbia immensa perchè con tutta la creatvità, l’ingegno che il popolo itailiano ha e con tutta la cultura, i paesaggi, la natura che abbiamo a disposizione nulla viene fatto per uscire da questo torpore in cui ci stanno facendo vivere!
    complimenti per le tue parole e per cosa andate ad affrontare!
    in bocca al lupo!

  80. Ciao,
    bello leggere le tue parole, bello rivedere me stessa quando in quelle due valige feci stare tutta la mia vita e decisi di cambiare.
    Sono passati 4 anni e sono felice della scelta fatta, certo amici e parenti mancano ancora, ma non tornerei mai a quella vita senza speranza che mi dava l’Italia.
    Fare gli emigrati é dura a volte durissima, ma sono felice di averlo fatto e lo rifarei 100 volte ancora. Mi sono sentita dire centinaia di volte beata te, .. ti invidio! Mi sono arrabbiata, ci sono rimasta male, ma poi ho capito che certe persone possono solo stare a gurdare alla finestra e commentare la vita altrui!.
    Brava per la scelta che hai fatto, brava per il coraggio, brava perché non ti sei fatta ingiottire dal sistema Italia, malato fino al midollo!
    Vedrai che ce la farai, vedrai che un giorno quando ti volterai indietro vedrai solo una scelta giusta e coraggiosa che ti ha ridato vita!
    BRAVA!

  81. Cara Elena,
    Mentre ti scrivo non riesco a smettere di piangere perché anche io, come te, sto andando via, con un marito e due bambini di 8 mesi e 2 anni. Lascio un tempo indeterminato qui in Italia, vado via piena di rabbia e di dolore per le promesse fatte ad una generazione di laureati, di giovani che si sono impegnati ma che non hanno futuro qui. Vado via perché spero che i miei figli possano crescere in un ambiente diverso, non in un posto dove se non ti sbrighi a pararti il sedere fai una brutta fine. Lascio la casa che ci siamo costruiti con tanti sacrifici, dove sono nati i miei figli ( ma che per ora non ho il coraggio di vendere, e che quindi dovremo mantenere), lascio gli affetti, i genitori non più giovani e vado in un Paese diverso. Ricominciamo a 36 e 39 anni da Berlino, sperando solo che questo dolore passi in fretta…

  82. No, non ti invidio, ma mi viene un magone….
    Mi viene perchè… perchè,,,, perchè si!
    E’ vero, restare a guardare non è un’ opzione, eppure stavolta mi toccherà rimanere sul molo a sventolare il fazzoletto. Sessantasette anni sono troppi per andarsene. Sono troppi soprattutto perchè, se vai ad un colloquio di lavoro, ti guardano e non sanno se fai sul serio o per burla. E hanno ragione. Anche io, potendo scegliere, preferirei quello più giovane.
    Così questa sfida non la raccoglierò. Peccato. L’ errore grave è stato non andarmene finchè ero in tempo, ma non volevo credere che non si potesse migliorare. Cosi mi sono fregato da solo. Che rabbia ! E anche che disperazione!
    Andatevene. Scuotete la polvere di sotto i calzari. Quando là fuori sarà dura da morire pensate a quanto “vi hanno fatto morire” per costringervi ad andarvene e non ve ne dimenticate.
    Portate con voi un modulo per il 740. Se vi dovesse venire voglia di tornare, dategli un’ occhiata. Vi passerà di colpo.
    In bocca al Lupo !

  83. Ciao Elena,
    ho trovato questo tuo post condiviso da tre amici su facebook, e ci ho buttato un occhio. Purtroppo non conoscevo il tuo blog, è magnifico.
    Io sto aprendo in questi giorni una partita iva perché continuare a lavorare a note spese è impossibile, sono terrorizzata dall’idea di essere strozzata da un sistema che, come giustamente dici tu, non va. Eppure sto qua, perché ho provato a Londra ma a me Milano piace troppo.
    Ti faccio un enorme in bocca al lupo, e complimenti per il coraggio.
    Aggiornaci dalla terra straniera.
    Un abbraccio,
    Denise.

  84. Ciao e auguri per la scelta. Comunque grazie per avere lasciato la vs. traccia in questo angolo di web. E’ impressionante il numero delle persone interessate dall’argomento, a testimonianza che il rigetto della nostra nazione è ormai un fatto dilagante. L’Italia è finita? Io dicevo agli amici che fra 25 anni, ad intuito, non ci saranno più gli italiani. Non ho fatto il conto con il fatto che il fenomeno fisico è anticipato da quello psicologico che prende le decisioni. Allora devo constatare, ed anche io ne sono parte, che gli italiani non ci sono già più; siamo tutti ospiti forzati di una prigione immeritata!!!!!
    Questa è la reatà e conseguenza di una società decaduta, ne prendo atto senza falsi moralismi.

    • Mi trovo d’accordo. Anche a me ha impressionato il numero di persone che scrivono dall’estero. Nel mio ultimissimo post, fresco di pubblicazione, ho intervistato un ingegnere italiano che è rientrato. Diciamo che dalle sue parole si intravvede un po’di rimpianto per l’aver scelto il ritorno.
      Credo che sia anche un aspetto culturale, oltre che lavorativo ed economico: tutti sottolineano come l’Italia sia un paese cafone, maleducato e dalla mentalità chiusa. E non credo possiamo andarne orgogliosi…

  85. vi ammiro, eccome se vi ammiro. avete voi, come molti altri che conoscevo e che sono ormai all’estero da molto tempo, il coraggio che io, giovane in lotta con i mulini a vento nonostante laurea, attestati, più di 350 CV inviati e competenza nel “mio” settore, ancora non ho. Ho creduto nell’Italia, nel fatto che, a forza di bussare a porte e inventarsi nuovi modi, avrei trovato qua la mia realizzazione professionale. Ma non è successo e ora non ho + certezze. Vi auguro tanta fortuna e che il vostro coraggio e la vostra volontà siano ben premiate da un Paese che vi offrirà ciò che l’Italia non sa o non vuole più offrire.

  86. Pingback: Beatrice Belli > Blog > Just another one who is leaving (her Country)

  87. Ciao Elena,
    sono certa che non ti dirò niente che non ti abbia già detto qualcun’altro in uno dei precedenti 170 commenti, ma dopo essermi rispecchiata nelle tue bellissime parole, ci tenevo a lasciarti un ringraziamento per aver saputo così bene raccontare quella che è la situazione e lo stato d’animo della nostra generazione.
    Io giro e viaggio da qualche anno in cerca della mia realizzazione, arrabbiata e delusa di non poterlo fare in Italia, frustrata come lo eri e come lo sei tu di non poter cambiare le cose.
    Mi sono permessa di tradurre il tuo post in inglese e riproporlo sul mio blog, ovviamente creditandoti:
    http://www.beatricebelli.it/2015/02/just-another-one-who-is-leaving-her-country/
    Ho cercato di essere il più fedele possibile, ma se c’è qualcosa che pensi possa essere migliorato non esitare a segnalarmelo che lo cambio 🙂
    In bocca al lupo per la vostra nuova vita!

  88. Pingback: In viaggio verso nord | Andrea Wierer

  89. Pingback: Solo un’altra che se ne va… | c'è tempo per parlar di sogni?

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