Verso il 2030: il lavoro sarà migrazione, tecnologia, specializzazione

Miroslav Sasek

Miroslav Sasek

Nelle nostre mani, oggi, abbiamo dati (alcuni inconfutabili) che ci danno elementi importanti per prevedere quello che sarà il mercato del lavoro tra 15 anni.
Un panorama che interessa la mia generazione, ma soprattutto i giovani che ora sono in età scolare e dovranno fare i conti con un mercato molto diverso da quello attuale.
La scarsa natalità che si sta registrando in molti Paesi (non solo in Occidente, ma anche in Cina a causa della regola del figlio unico) porterà ad una crisi della forza lavoro laddove l’economia si sarà mantenuta sana e viva: a compensazione, sarà necessario attrarre professionisti e manodopera dall’estero.
Ma quali professionisti, quale manodopera?
Il ruolo rivoluzionario che la tecnologia sta avendo in questa fase dell’economia mondiale, imporrà (come in parte sta già facendo ora) una formazione sempre più alta della forza lavoro: operai specializzati, ingegneri, ricercatori, professionisti del digitale, tutti con almeno una lingua straniera nel proprio bagaglio professionale.
Per quanto mi riguarda, l’ultima esperienza aziendale italiana dalla quale arrivo rappresenta un esempio emblematico della situazione sopra descritta: produzione di macchine per l’industria farmaceutica ad alto contenuto tecnologico, clienti al 90% stranieri, necessità di avere operai chimici o metalmeccanici che sapessero almeno parlare fluentemente l’inglese per poter fare training, installare gli impianti, relazionarsi col cliente. Una selezione difficilissima da fare a causa della scarsa preparazione che la nostra scuola dà in questo senso.
Che ci piaccia o no, sono elementi che non possono essere esclusi dalle valutazioni di chi nel 2030 sarà ancora nel mercato del lavoro.
Vi consiglio di ascoltare QUESTO intervento al TED di Rainer Strack, esperto di Risorse Umane, o di leggerne la traduzione QUI su Italiansinfuga se non capite l’inglese: l’analisi del panorama è piuttosto chiaro.

L’istruzione e la migrazione saranno i due elementi più importanti di cui dovranno farsi carico tutte le politiche coinvolte nella gestione di questi due fenomeni, alla luce dei quali vanno ripensate molte delle legislazioni sulla circolazione delle persone e le strategie di investimento nella scuola.

Yehteh illustration

Yehteh

L’Italia ha molto da fare.
Avendo un mercato interno in crollo sarà una di quelle nazioni che darà sempre più manodopera ai Paesi in salute. Ma non solo. Come scrivevo in QUESTO post sulla situazione dell’istruzione in Italia, rischiamo di diventare poco competitivi entro il 2030 anche sotto questo punto di vista.
Le politiche dell’istruzione degli ultimi 30 anni hanno costantemente saccheggiato e depauperato la scuola pubblica e a breve i nostri ragazzi potrebbero essere tagliati fuori anche dall’intelligenza mondiale.
Finora siamo stati bravi, abbiamo fornito nomi e progetti importanti alle eccellenze accademiche internazionali nonostante la grave situazione del nostro Paese, ma non sarà sempre così.
Per noi e per i nostri figli è ora di fare i conti con la realtà.
Se saremo in grado di sradicare l’incompetenza, il malaffare e l’inedia dalla nostra politica, allora forse potremo prendere voce nel panorama europeo. Altrimenti nelle nostre mani rimarrà la carta “correre ai ripari”, adeguandoci alle esigenze di un mondo che cambia velocemente, col passaporto in mano.

Craig Frazier

Craig Frazier

Annunci

5 thoughts on “Verso il 2030: il lavoro sarà migrazione, tecnologia, specializzazione

  1. grazie Elena, video estremamente interessante. La riflessione è ampia, in quanto, se la parte conclusiva riguarda la strategia HR di una qualunque azienda (un minimo strutturata), è pur vero che lo stesso discorso andrebbe applicato a livello nazionale. Quale età pensionabile? come incentivare le famiglie a fare figli? come favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e come qualificarli secondo le richieste attuali e dei prossimi 10-20 anni?
    Come sempre, occorre avere un mindset strategico. In Italia non so se mai ce l’avremo. Ne è una prova che fra i primi 7 luoghi più attrattivi per i migranti in cerca di lavoro, l’Italia non ci sia.

    • Le politiche da mettere in campo coinvolgono moltissimi settori ed è appunto soprattutto la visione strategica che ci manca. Affossati nel pantano dell’oggi, non riusciamo a vedere più in là del nostro naso. Una situazione che fa comodo a molti politici perchè permette loro di non mettersi in discussione, di non fare i conti con la propria impreparazione nè di pagare i conti del diffuso malaffare.
      Se da una parte l’austerity europea ha la sua parte di colpa, l’Italia ha solo aggravato di giorno in giorno la sua situazione per 30 anni. E purtroppo il mercato del lavoro, le politiche della famiglia e il settore dell’istruzione vanno affrontati prima di tutto a livello statale: i singoli attori, da soli, non possono andare da nessuna parte.

      • Grazie Elena per questa tua analisi.
        E’ vero che servono scelte e decisioni politiche a tutti i livelli – senza le quali tutto è più complesso e si va ben poco lontano -, ma è anche vero che, nel nostro piccolo, possiamo tentare di crescere i nostri figli tenendo ben presente quello che sarà lo scenario del lavoro in futuro. Come sempre tutto ricade sulle risorse economiche e culturali del singolo cittadino.

  2. Ciao Elena, interessante la tua analisi, però in attesa che gli operai imparino bene l’inglese per capire l’installazione di macchinario non si può far uso degli interpreti? Alla fine esistono i professioni esterni, traduttori e interpreti, che forniscono questa competenza, sembra che ce ne siamo dimenticato. Guardo Renzi parlare nel suo inglese imbarazzante in contesti ufficiali, quando un buon interprete non ruberebbe certo lo stipendio e farebbe un lavoro egregio.

    Per quanto riguarda l’insegnamento delle lingue a scuola bisogna prendere delle decisioni radicali anche sul reclutamento degli insegnanti, per adesso l’insegnamento della lingua straniera è riserva indiana dei laureati in lingue (che sono dei laureati in lettere straniere in pratica) e alle elementari addirittura non ci sono nemmeno i laureati in lingue. Iniziamo a mettere dentro un misto di madrelingua e di laureati traduttori e interpreti, vedi come cambia l’insegnamento linguistico.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...