Manganelli o libri? Pugni o viaggi? Come si risolvono i problemi del mondo.

Photo by Mike Price

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Quando vengo coinvolta, per caso o intenzione, in discussioni che implicano un minimo di conflittualità tra le posizioni in campo, mi trovo talvolta a confronto con due tipi di esseri umani: i sapiens e i gorillans.
I primi esprimono opinioni, argomentano, portano esempi, magari statistiche; i secondi mostrano il petto, a volte insultano, considerano il manganello la risposta migliore per quasi ogni problema, abusano della parola “buonismo”, vivono di miti senza fondamento e luoghi comuni.
I secondi, spesso, non hanno mai messo il naso fuori dalla loro tribù e l’unica realtà che conoscono (e che in linea di massima giudicano meritevole di sopravvivenza) è quella del loro ceppo genetico.
Ci sono persone che ancora credono di vivere nella giungla benché abitino nell’Europa del 2015, forse per un mancato ridimensionamento dei flussi ormonali o forse per un deficit nell’educazione primaria. Hanno ragione?

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L’uomo ha una componente primitiva potentissima e, a mio avviso, un’indole non esattamente buona, ma il mondo e la storia ci hanno dimostrato che l’insegnamento, la cultura e l’educazione emotiva possono fare miracoli.
Viaggiare lo insegna, non solo fisicamente.
Si può viaggiare anche leggendo, si viaggia conoscendo.
Se viaggi, col cervello o coi piedi, sai che in Svizzera la gente non butta la spazzatura per strada, negli Stati Uniti gli stagisti vengono pagati, in Danimarca nessuno ruba le biciclette, in Islanda il verde pubblico è affidato agli studenti, in Svezia gli uomini spendono mediamente 22 ore settimanali in lavori domestici, nel Regno Unito i mezzi pubblici viaggiano puntuali, in Germania i politici si dimettono se sbagliano: senza che nessuno venga fucilato, picchiato, torturato, gassato.
Certo, rimane sempre il dilemma di quanto potere abbia l’educazione sulla natura (e soprattutto: quale educazione su quale natura), ma il mondo ci insegna che vale la pena provare la scuola prima del manganello, la legge (e la sua applicazione) prima del teaser.

Ernesto “El Chango” García Cabral

Ernesto “El Chango” García Cabral

Costa molta più fatica, certo, ci vuole molto più tempo. Ci vogliono soldi, buona volontà, pazienza e giustizia, ma questo fa la differenza tra un sapiens e un gorillans.
Un gorillans auspica sempre il manganello per gli altri, ma inconsciamente lo vuole soprattutto per se stesso, perché gli piace, perchè in fondo pensa di aver bisogno di un padrone per tenere a bada il marcio che ha dentro.
Ha ragione?

Thomas Matthews

Thomas Matthews

Non so, forse sì, ma so che esiste altro, e che questo altro merita una possibilità.
Guardare fuori, imparare dalle situazioni che funzionano, confrontarsi con gli altri, tenere il buono e gettare il pessimo: facciamoli due passi fuori dal cortile di casa, ogni tanto. Prendiamo il giornale o uno straccio di libro, prima del fucile a canne mozze.
Che l’aria asfittica fa male e l’orizzonte senza stelle, pure.

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5 thoughts on “Manganelli o libri? Pugni o viaggi? Come si risolvono i problemi del mondo.

  1. Educazione, rispetto degli altri, concetti ormai molto fumosi nel nostro paese. Non a caso, il vero problema italiano è l’assenza di cultura.
    Interessante argomentazione, brava!

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