I miei primi due mesi a Londra, tra tragedia e commedia

João Vaz de Carvalho

Illustration by João Vaz de Carvalho

Se devo essere sincera mi piacerebbe vedermi emigrare in Paesi molto più lontani per posizione geografica e cultura, perché secondo me ci sarebbe da ridere.
C’è già da ridere adesso, a dire il vero, a guardarmi trasferita da Lodi a Londra.
Sono qui solo da due mesi, ma non avendo avuto tempo né modo di andare dalla parrucchiera prima di partire, ora mi trovo con la criniera di Pocahontas priva dell’unico balsamo capace di districarmi la massa di pelo pesante e insopportabile che tengo sulla testa.
Ho affrontato la prima ceretta fatta in casa, e mi sono trasformata in una carta moschicida lunga centosessanta centimetri. Ho iniziato a spinzettarmi le sopracciglia come vedevo fare a mia madre quando ero piccola, negli anni ’70, e il risultato è un’asimmetria inquietante tra il lato sinistro e il lato destro della faccia.
Sia chiaro, non è che a Londra non ci siano parrucchiere ed estetiste, ma costano uno sproposito per una che sta ancora guadagnando soprattutto in Euro.
A tre settimane dal mio arrivo, con la serenità d’animo di un cane idrofobo, ho battuto la città alla ricerca di qualcosa che rimpiazzasse il bidet e che mi mettesse in pace con uno degli insegnamenti principali delle mamme italiane: “Se ti succede qualcosa, almeno sei in ordine”. Sono tornata a casa con un catino pensato per lavare cani di piccola taglia ma che ogni giorno mi fa sembrare il mondo un posto migliore.
Di fronte allo sguardo impietosito dei miei interlocutori, mi sono trovata ripetutamente a dire: “Scusi, ma è la mia prima volta”, magari cercando impacciata la fessura per infilare la carta di credito contactless e pagare il pizzicagnolo pakistano.
Ho capito cosa significa non avere la macchina e fare chilometri con le borse della spesa in mano, pensando con dolore a quando sarebbe stato il giorno delle bottiglie d’acqua.
Ho provato l’ebbrezza di negoziare per ottenere una casa, trovandomi a fare telefonate al cardiopalma come se in ballo ci fossero le vite di venti bambini sotto sequestro e non cinque sterline in più o in meno al mese: se pensate di sapere cos’è la competizione, moltiplicatelo per 1.000 e avrete una vaga idea di come sia Londra nel 2015.
Il mondo del lavoro non si può nemmeno raccontare, o almeno non lo voglio fare ora: ci vuole un post dedicato per spiegare le selezioni dei curriculum fatte dai software tramite parole chiave, i test tecnici con cronometro che ti sembra di dover entrare alla NASA e invece ti stai solo candidando per fare la PA, la strategia da rampante e spietato bocconiano che devi mettere in atto per vendere te stesso in una città dove c’è tanta, troppa gente che è qui per il tuo stesso identico motivo.
Io non sono per niente competitiva, ho sempre cercato di fare ben per il semplice amore del fare bene, non mi è mai interessato far bene per vincere sugli altri: ecco, sto aspettando un herpes totale e globale che mi inghiotta.

Luis Quiles

Illustration by Luis Quiles

Il piacere che provo per le chiacchiere e le discussioni gustose mi porta a volte a misurare i limiti del mio inglese, tipo quando mi sono messa a parlare dei matrimoni a tempo e della ricostruzione dell’imene in Iran, che se per certi argomenti non hai il vocabolario giusto rischi di sembrare un personaggio fuggito da Mattatoio V.
Da casa nostra, sulle sponde del Tamigi, esce sempre odore di torta di marmellata, zuppa di verdura o pollo arrosto, giusto perché tutti sappiano in quale appartamento vivono gli italiani, quelli che si portano dietro quel violento e perenne profumo (?) di soffritto.
La cosa bella è che, per la prima volta, mi sono trovata a vivere, respirare, mangiare e dormire in un Paese dove i politici che hanno perso le elezioni si sono dimessi solo per il fatto di aver perso le elezioni.
Sarà assurdo e forse non ha alcun senso, ma mi sono sentita un po’ nuova, mi sono sentita che potevo avere un po’ meno vergogna.

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63 thoughts on “I miei primi due mesi a Londra, tra tragedia e commedia

  1. Leggendoti mi sono rivista quando ero “giovane” a vivere all’estero… Mi ricordo che feci la prima spesa e fui costretta a chiamare un taxi iniziò una nevicata incessante ed avevo 5/6 buste…o la ceretta sbagli verso ed ebbi un ematoma enorme su tutta la gamba ma posso dirti che è stata una delle esperienze più belle in assoluto. Io faccio il tifo per te 😉. Per ciò che concerne il parrucchiere non ci sono delle scuole per coiffeur ? Si risparmia tantissimo

  2. ahhahahahah meravigliosa……trovo molti riscontri,in primis il problema del bidet.Un giorno a voce ti svelero’come ho risolto il problema.Per il resto si ,pagare anche il caffe’con la carta,e girare in treno o a piedi e’ancora un’esperienza che non digerisco molto,ma comunque il tutto trova un suo perche’quando come dicevi tu,leggi che chi perde le elezioni va a casa,e lascia spazio alle nuove e soprattutto “giovani’ leve….complimenti il blog e ‘divertentissimo

  3. mi ci sono ritrovato in molti punti, i miei primi mesi in Cina erano identici (sebbene per un uomo sia per certi versi più facile rispetto ad una donna). Sono molto curioso di leggere le prossime puntate! Ciao!

  4. per i mesi in cui ho vissuto in Svezia e non avevo l’auto, ho scoperto quel simpatico carrellino con le rotelle che qui in Italia associavo alle vecchine che facevano la spesa al mercato. Era una benedizione per trasportare la spesa e a dirla tutta ora un po’ mi manca

  5. Aspettavo questo post con interesse e adesso sono ancora più curiosa di conoscere il seguito. Coraggio, ti sei ambientata bene! Da domani anche io sarò alle prese con le tue stesse difficoltà ma quando le riconoscerò penserò al tuo post e ci riderò su. A presto!

  6. Abbiamo gia auto modo di scambiare due parole su FB (sono quella che sta cercando casa a Londra) ed ho letto con piacere anche questo post.
    Il problema del bidet l’avevo già affrontato a Dublino, ma li avevo la vasca, quindi era tutto più facile. Per la spesa mi comprai su amazon un carrellino a posta, comodissimo! E si, anche dal nostro terrazzo usciva odore di lasagne, crostata e pizza!
    Adesso inizia la nuova avventura a Londra e non ti nego che siamo un po’ spaventati. Eravamo abituati troppo bene a Dublino! 😉
    Magari quando arrivo ci facciamo due chiacchiere serie davanti ad una tazza di tè!
    S.

  7. Pingback: I miei primi due mesi a Londra, tra tragedia e commedia | Elenatorresani | Pensieri strani...eri

  8. Bene, mi sembra però tu abbia trovato i punti giusti per rendere saldo e produttivo questo tuo percorso!!! La dimissione dei leader che hanno perso le elezioni è di buon auspicio (quanto ti invidio!)
    In bocca al lupo

  9. Ahahahah i miei primi mesi da expat erano tutti una corsa per capire:
    – l’accento impossibile degli irlandesi (ancora adesso se è per questo)
    – dove trovare dei biscotti normali, senza burro e soprattutto situati in un’unica e piccola corsia non in una corsia lunga 500 metri!
    – and so on 🙂

    Ce la farai e guardandoti indietro ti sembrerà impossibile avercela fatta ma ce la farai 🙂

    E per la macchina fai car sharing che risparmi andando a fare la spesa fuori! 😀

  10. Viaggiare e’ sempre “un’avventura” sotto tutti i punti di vista, mi piace il modo in cui ti racconti e racconti delle tue avversita’, sono proprio curiosa di sapere come seguiranno le tue giornate. A proposito della spesa…. e’ un acquisto che ho fatto anch’io quello del carrellino quando ci siamo trasferiti a Sydney, e finche’ ero in strada tutto ok, il problema sorgeva quando dovevo caricarmelo sulle spalle e fare 4 piani a piedi 😀

  11. Ho veramente trovato il tuo post interessante e pieno di verità!!penso che chiunque come noi, che viviamo all’estero, possa identificare bene nella tua descrizione….assolutamente d’accordo sul balsamo(avendo i capelli lunghi), sul BIDET, e sulla spesa…(per quella ho adottato il fantastico carrellino della nonna ed io lo benedico tutte le volte che lo uso)!!sono stato più fortunato con la casa ma ho letto e riletto drammi per prendersi un buco in questa meravigliosa città piena di contraddizioni,dove in un solo giorno passi continuamente dal medioevo al futuro e viceversa!!complimenti davvero per la tua descrizione dettagliata e se si dovesse organizzare un incontro,io sarei disponibile!!continuerò a seguirti!! Ciaoo

  12. Il problema del bidet l’ho vissuto anche io quando vivevo a Berlino,per ovviare la sua mancanza facevo le acrobazie nella vasca ahahah 🙂 bel post e buona fortuna 😉

  13. Alla fine non capisco perché provi vergogna per la nostra classe politica. Io ho ventiquattro anni, l’unico “errore” che ho fatto è stato nascere qui in Italia, nella patria della cattiva politica. Nonostante cio delle mie preferenze di voto non mi sono mai vergognato. E poi ancora, perché provare meno vergogna in Inghilterra solo perché ha una classe politica decente? Il tuo unico “merito” è stato quello di decidere di andarci.
    Detto ciò non voglio fare polemica sterile, è che il tuo commento finale mi è sembrato pura demagogia, e qualunquismo, in un post invece pieno di belle cose, cose vere, cose di vita che mette alla prova ed è sempre eccitante. Non ci stava la chiusa. Baci dalla Spagna

      • Però effettivamente Elena, anche questa tua risposta sa parecchio di qualunquismo. La classe politica non è una cosa. E’ fatta di persone. Talune buone, talune pessime. E non è nella fuga ci sia poi questa straordinaria dignità. Le cose vergognose andrebbero cambiate, non semplicemente rifuggite.

      • Ma Marco, può benissimo essere che io sia una qualunquista, non ho grossi problemi al riguardo 🙂
        Sono stata appassionata di politica per tanto, tanto tempo. Ho lottato, ho fatto battaglie, campagne. Sono scesa in piazza, ho fatto attivismo, ci ho provato in tutti i modi. Ad oggi non ho un solo nome, all’interno della nostra classe politica, al quale potermi aggrappare con speranza. A cambiare le cose vergognose ci ho provato, e non dietro una tastiera nè col culo seduto sul divano. Non ce l’ho fatta e, col fegato spappolato, me ne sono andata.
        Non reclamo dignità per questo: per quanto mi riguarda è solo pura sopravvivenza 🙂

  14. Ciao elena, sono tornato da poco da 4 mesi a londra… c’è una catena di parrucchieri cheap che si chiama splash, ce ne sono almeno 4 in zona 1…io sono stato a covent garden e con 9 pound mi hanno fatto taglio e shampoo, è cheap anche x le donne seppur costi di più chiaramente. Puoi andare senza prenotare oltretutto. Prova a vedere se risparmi 😉

  15. Ciao Elena, a breve vorrei venire anch’io! Non so se avrò il coraggio di iniziare proprio da Londra, magari in una cittadina più piccola dell’Inghilterra! Lavoro proprio zero? Nemmeno adattandosi? Comunque non mollare eh! Ti abbraccio. Dacci notizie. Sabrina

  16. Articolo molto bello che mi ha fatto ricordare di quando 10 anni fa ero alle prime esperienze all’estero (ho vissuto 7 anni a Londra e 3 in Cina).

    Faccio solo un’osservazione: grazie ad Internet, al giorno d’oggi tutto e’ molto piu’ facile!

  17. Elena che forza che sei! quanto mi hai fatto ridere ! Mi rivedo in tante cose! Vivo in Amsterdam da quasi quattro anni ed ancora non ho trovato il modo di farmi una ceretta decente… mi rivedo all’inizio con le buste della spesa caricate sulla bici che ondeggio come ubriaca… ora ringrazio Dio che me la cavo e vado avanti serena. La nostalgia sempre presente, ma al pensiero di tornare in Italia tanta gioia e tanto dolore insieme, non posso,,,, ho fatto questo passo per i miei figli, per il loro futuro…. ti abbraccio e spero di leggerti presto tanto ancora !

  18. Il tuo articolo mi ha ringiovanita. Avevo poco più di 20 anni, quando – da Milano – sono andata a Parigi e mi sono sentita una vera provinciale. Dormivo in una “chambre de bonne” (cameretta al 6^ piano senza ascensore, senza bagno, senza… insomma con una branda e un tavolino in un hotel che si rivelò poco per bene), scelto per la vicinanza al posto di lavoro. Potrei raccontare cose orribili e forse un giorno lo farò, ma ci sono rimasta 27 anni… Ce la farai. Un grande in bocca al lupo!

  19. Ciao Elena,
    Sono rientrata ieri da Londra… Sono rientrata in Sicilia. Ho portato il mio compagno in vacanza a Londra perché io adoro questa città, c’ero già stata altre volte è volevo che lui la vedesse e magari un po’ se ne innamorasse e chissà…. :-).
    Seguo il tuo blog perché ho 34 anni,ho un posto “sicuro” in una multinazionale ma spero che sempre che mi esploda il coraggio dentro di mollare tutto…perché io si ho una vita serena ma il pensiero di far crescere un mio ipotetico figlio qui mi demotiva.Per me l’Italia é senza futuro è non lo avrà se lo “straniero non la compra in blocco”!!!!Ah Ah.
    Seguo anche Damiano con le sue bellissime foto che ogni volta mi danno delle fitte al cuore che non ti dico. Comunque il mio compagno si è pure un po’ innamorato di Londra… E quindi da oggi ho deciso di pianificare segretamente la nostra fuga.
    Forse ci vorranno mesi… E forse non accadrà mai…ma intanto i tuoi consigli su Londra mi nutriranno…pertanto scrivi scrivi ancora e grazie.
    Buona fortuna.

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