A mia sorella, che non è qui

Dazey Chic

Dazey Chic

Che cosa mi hai fatto, Michela, quando hai messo al mondo Leonardo.
Che danno, che miracolo.
Non ti erano mai piaciuti i bambini e guarda che scherzo, mio dio.
In sala parto stringevi le gambe perché dicevi che era impossibile che un neonato uscisse da lì, e te le han dovute legare spalancate, quelle gambe, per dimostrarti che invece l’amore mio la sua strada l’avrebbe trovata facilmente.
Che cosa mi hai combinato, Michela.
Mi hai trasformato la vita facendo cose che non avrei mai immaginato e mi hai ribaltato il mondo con un fiume d’amore con cui ancora oggi fatico a fare i conti.
Da piccola eri petulante, avevi tutto l’insopportabile delle figlie preferite, mi dicevi che ero cattiva perché facevo sempre scontenta la mamma. Dicevi, col naso e il mento rivolti al cielo che stava sopra di me: “Io da grande sposerò l’uomo che vorrà la mamma, anche se sarà brutto e povero”.
Tu che poi mi rubavi i reggiseni, leggevi tutti i miei diari e vivevi la mia vita senza che io me ne accorgessi, presa com’ero dalle mie lotte adolescenziali fatte di rabbia e di niente. Conoscevi tutte le mie compagne di classe per nome e per storia, i miei baci per sapori e nascondigli.
Senza saperlo, ti prendevi le mie fobie e le mie catene.
Tu che un giorno hai detto, spaventata: “Se non mangi, muori”, che era una cosa ovvia, ma volevi assicurarti che io sapessi a cosa stavo andando incontro, perché dovevo sembrarti un po’ idiota.
L’hai detto a me che non volevo morire, ma ero solo stufa di amare male.
Tu che ti sei trovata dentro a dolori che a me m’avrebbero ammazzato.

Fubiz™

Fubiz™

Tu che mi salti fuori in ogni libro che scrivo, tu che nei miei romanzi ti sdoppi, diventi le gemelle, non una ma due: tu e una io senza me, come avrei voluto che fosse, una io senza i travagli.
Quando rispondo a bruciapelo su chi vorrei al mio fianco se potessi scegliere, il tuo nome mi stupisce ogni volta.
Tu che sei il mio punto di contatto con casa, quella vera, quella lontana, quella dove ora è estate.
Tu che sei, casa. Sei il mio altro, la metà che sta là fuori. La mia erre moscia con gli occhi azzurri.
A me che non ho mai creduto nel potere del sangue e che sono stata smentita più e più volte, a me oggi manchi come una mano.

Olimpia Zagnoli

Olimpia Zagnoli

Stanotte mi addormenterò con il pensiero della Panda verde con i finestrini a manovella su cui abbiamo fumato, chiacchierato e pianto, bevendo Estathè e masticando Big Babol.
Per tutti i fratelli che stanno lontani, ci deve essere un posto in cui ficcare il cuore e fermare il tempo.
Il mio posto è verde, non ha l’aria condizionata e se guardi bene, con le zampe appoggiate al cruscotto, c’è anche un cane bianco con un pessimo carattere che controlla l’orizzonte.

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