Appena finita la chemio, quando il commesso insinua che sei lesbica

orrori tempo

Una sera io e Martina stiamo camminando per le strade di South Kensington.
Abbiamo appena concluso un incontro di lavoro che è andato piuttosto bene: stiamo cercando di trovare nuove strade per il suo caffè che aiuta a costruire scuole nella foresta pluviale del Nicaragua.
Entriamo in un supermercato, parte di una grande catena inglese, e scambiamo qualche parola in italiano.
Martina ha da poco terminato sette lunghi mesi di chemioterapia per combattere il cancro al seno che le è stato diagnosticato lo scorso autunno, e i capelli hanno iniziato a ricrescerle.
Lei è bella, il capello corto le dona. Indossa una maglietta bianca e una giacca militare, è abbronzata e le lentiggini la rendono raggiante. Negli ultimi mesi è stata quasi sempre chiusa in casa, un po’ per gli effetti devastanti della chemio, un po’ perché era difficile sostenere gli sguardi delle persone inchiodati sulla sua testa calva: no, non si voleva nascondere sotto un copricapo o un foulard.
Ma la diversità esclude, e impararlo sulla propria pelle è sempre devastante.
Ora che i capelli e la salute sono tornati, sembra una modella nello splendore dei suoi 40 anni.

Martina e Marco

Martina e Marco

Mentre ci avviciniamo alla cassa del supermercato di South Kensington ridendo e scherzando, un commesso canta una canzoncina in inglese che allude in modo sgradevole alle lesbiche.
Martina ha padre italiano ma è inglese. Capisce, sussulta: “Di chi stai parlando, scusa?”. E il commesso, con aria di sfida: “Di me stesso”.
Stereotipi, discriminazione.
Martina è troppo provata dai mesi in cui è stata additata per essere una donna calva, una donna malata, per rispondere immediatamente a tono.
Torna a casa, e scrive una lettera alla direzione centrale della catena di supermercati, che tra i suoi valori aziendali elenca “uguaglianza, inclusione, diversità” e che ha supportato di recente il Gay Pride di Londra.
La lettera ve la riporto qui sotto.
Martina non è lesbica, ma non è questa la cosa importante.
Tutto ruota attorno alle ingiustizie, agli abusi e ai soprusi che ogni tipo di discriminazione porta con sé, sia fatta per motivi di credo religioso, orientamento sessuale o stato psico-fisico.
La risposta a tutto questo non può mai essere il silenzio, non può mai essere l’andarsene a testa bassa pensando di essere un errore, uno sbaglio, una vergogna.
Dopo la sua denuncia, oggi la catena di supermercati inglese ha chiamato Martina non solo per scusarsi, ma per garantire che provvedimenti seri verranno presi nei confronti del commesso che, pensando di fare lo splendido, ha messo in scena una delle tante dinamiche intollerabili che producono violenza e sopraffazione. E in Gran Bretagna su queste cose non si scherza.
Non è finita qui, perché Martina ha intenzione di seguire l’evolversi della questione e di portare la sua testimonianza in altre sedi, grazie anche all’appoggio di associazioni (come MacMillan) che si occupano di dare supporto ai malati di cancro.
Questa è una delle storie di lotta che ho conosciuto qui a Londra e che mi stanno dimostrando quanto una realtà nuova sia possibile se si combatte per averla.
Razzismo, sessismo, omofobia e qualsiasi altro tipo di discriminazione non sono accettabili per nessuna ragione e il dolore che provo leggendo i commenti delle persone oggi allo stupro di Roma mi conferma, ancora una volta, che ognuno di noi ha il dovere di denunciare e condannare lo schifo annidato nelle anime di coloro che giustificano tutto questo.

stupro roma
Chiunque inneschi una dinamica discriminatoria (senza necessariamente arrivare al pestaggio di Polignano del 29 giugno) deve avere ben chiaro che è lui il seme malato, che è lui la vergogna e che non avrà l’appoggio o il benestare di nessuno: né della legge, né della società.
E basta fare spallucce, girarsi dall’altra parte, pensare che nulla può cambiare.
Dobbiamo essere tutti sul pezzo, genitori e insegnanti, comunicatori e giornalisti, cittadini e associazioni, perché le aziende, la politica e la società civile diventino promotori di una realtà seriamente inclusiva e umanamente evoluta.
Avere in mano uno smartphone e nel cervello i pensieri dell’uomo di Neanderthal è una sconfitta che non abbiamo motivo di accettare.

Uomo di Neanderthal

Uomo di Neanderthal

 

La lettera di Martina alla catena di supermercati:

Dear Sir / Madam,

I have decided to write directly to you to describe two very different situations which occurred in a ….. and a …… One was a very positive experience where I was very impressed with a member of your staff who made me feel very comfortable at what was a very difficult time for me. The other was again by a member of your staff but the experience was so dreadful I believe you need to be made aware of it.

I have recently gone through seven months of treatment for breast cancer. I finished chemotherapy in April and having lost all of my hair I had also lost a lot of self-confidence and I wouldn’t venture out much in public. I did have to go to the supermarket and a few times headed down to ……. (the main supermarket) where I would rush around to avoid the stares and do my shopping as quickly as possible. On one of the basket tills worked a lady called ………, she made, what was a pretty awful experience – people are not very good at dealing with a bald female in public –so different for me. She was friendly and chatty and kind and she never once made me feel uncomfortable or looked away, she made me feel brave enough to come in and do a bit of shopping without feeling like some sort of freak. I don’t know if you commend members of staff but the way she made me feel was something which you cannot put a price on and I will always appreciate how lovely she was. I have since been in to thank her but I had always intended writing to you to let you know about her.

Sadly it seems that this lady was the exception rather than the rule.

My hair has grown out quite a bit since then, it is still very short but it looks like a ‘look’ as opposed to me being ill. I was in South Kensington for a business meeting last Monday on 15th June. On my way home at around 9pm I called into the …… at South Kensington, and it was in here I experienced something which left me feeling totally shocked.

I waited in the queue with a basket and was served by a member of staff, he looked at me and I remember smiling. All of a sudden and for no reason he started singing a made up song as he was running things through the till, it was something along the lines of ‘People don’t know I’m a lesbian but I am, I know I am a lesbian’ the customer at the till next to me looked at the man serving me and they both started grinning. The man serving me continued to sing and look at me at the same time. I did eventually say to him ‘Who is?’ and he looked at me and said ‘Me, I am’ and he looked at me as if he dared me to say something else or question him.

It’s hard to explain just how intimidated and shocked I felt, I have since been told that I should have called a manager but I couldn’t actually believe what had happened, and what if the manager had taken his side? I was really upset and also angry on the way home. I have spent months recovering from both the operation to remove my tumour and then the gruelling treatment which followed. One of the hardest things to deal with has been the reaction of the public to my hair loss, it has been dreadful. My hair finally grows back and then this happened making me realise that the nightmare was still not yet over.

In this country alone 2.5 million people a year are fighting cancer, a great many of them will lose their hair. It’s little wonder no one dares to go out while their hair is growing, I dread to think how this particular person would have reacted to me had he seen me a month earlier.

I did think that …… as a large corporate company would fully endorse a policy of Equality, Diversity and Inclusion, perhaps that has not been passed on to all of your staff? To have someone make up a song ridiculing a customer while they are working at a till and serving a lacks professionalism, to turn it into something nasty or critical or judgmental about the person they are serving is unforgiveable. I have no issue with being thought of as a lesbian, what was clear was that he thought he could laugh at me, perhaps he didn’t think I was English? I still don’t know and I don’t understand it, and nor does anyone else I’ve told about this.

I have highlighted this experience to the cancer charity MacMillan as they have asked me to write a public blog on the matter. They were appalled, as is anyone I have told. They are interested in using me as a spokesperson to raise the traumatic issue of being bald and female out in public following treatment which is why I am writing for them. I wish I could say that the positive experience I had initially overrides the second one, but unfortunately it doesn’t. It is the nasty one which really stays with you.

I would very much like to hear what you think about this.

I look forward to hearing from you,

Regards,

Martina Gruppo

Mandy Pritty

Mandy Pritty

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10 thoughts on “Appena finita la chemio, quando il commesso insinua che sei lesbica

  1. Leggere queste parole mi riempie di una tristezza infinita, è una storia che mi tocca da vicino ed esprimo tutto il mio sostegno a Martina.
    Purtoppo questo genere di cose sono all’ordine del giorno e non bisogna mai lasciar correre.
    Una abbraccio,
    Ilaria

  2. Pingback: Le unioni civili sono un diritto | Pensieri strani…eri

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