Andate per un po’ dove le cose (belle) accadono

Pina Bausch

Pina Bausch

Ho diversi ricordi dell’Italia in fermento, di quando era facile cambiare lavoro e difficile scegliere gli eventi a cui andare, di quando tutti i sabati facevo shopping o uscivo a cena e avevo ancora motivo di sognare progetti realizzati.
Mi ricordo le notti di Milano e quelle sugli argini di Po, tutte piene di vita frizzante e di gente che faceva. Cose diverse, ma faceva.
Dopo anni che sembrano secoli per il peso che ci hanno caricato sulle spalle, mi trovo di nuovo in un luogo dove le cose accadono e fa un effetto stranissimo, che a tratti mi entusiasma e a tratti mi stranisce. Avevo perso l’abitudine alla possibilità.
Londra è un luogo moltiplicato: arrivando, mi sono sentita gettata dalla palude nel tornado.
I primi giorni, quando vedevo nuovi negozi aprire, pensavo istintivamente: “Poverini, tra un anno chiuderanno sommersi dai debiti”. Oppure, di fronte ai mille palazzi in costruzione: “Mamma mia, rimarranno tutti vuoti o pignorati dal tribunale.”
Ci ho messo qualche settimana ad intervenire su quello che la situazione italiana aveva fatto della mia visione del mondo e del futuro, mi ci è voluto un certo esercizio per scacciare il gattaccio nero annidato nel mio subconscio.

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La piacevolezza è come quella che prova chi, in un mattino d’inverno, apre le finestre e scopre una giornata di sole tiepido, sapendo che sarà una di una lunga serie.
Il sollievo è come quello di Uma Thurman che in Kill Bill 2 esce dalla bara seppellita diversi metri sotto terra con dita insanguinate, polmoni asfittici, narici e occhi tappati dal terriccio.
Sono di nuovo nel movimento, e non semplicemente in quello che ho creato io stessa.
Qui la gente si incontra ed essendo gente che arriva da ogni parte del mondo e da ogni cultura, le idee, i progetti e i punti di vista hanno la potenzialità di avere una marcia in più.
La gente si incontra e genera, produce, trova interlocutori quando ne cerca: bocche e orecchie entrano in relazione, mani si agganciano. Ci sono capitali, ci sono imprenditori, ci sono grandi eccellenze e infinite possibilità di fare rete. Niente è autoreferenziale, le poltrone si muovono, il nepotismo non sigilla i mondi e i canali sono innumerevoli.
Qui ci sono l’Europa, l’Asia, l’America, l’Australia e l’Africa, ci sono i cervelloni e i milionari che collaborano, c’è la voglia di provare e la capacità di riuscire. Si investe in cultura e in innovazione, si promuove bene e si organizza meglio, si mettono a frutto i patrimoni e le ricchezze, c’è partecipazione civile, pensiero analitico e strategico.

Pina Bausch

Pina Bausch

Mentre restare circondati dall’inefficienza e dall’immobilità tende a produrre frustrazione, cinismo, rassegnazione, stare in mezzo a cose che funzionano e danno frutti genera ottimismo, fiducia, voglia di fare.
Non so per quanto tempo andrà avanti tutto questo, il sistema è messo a dura prova e alcune cose (come la sanità) scricchiolano.
Di mio ci aggiungo che detesto le folle e la fretta, odio la competizione e le code. Tra qualche anno, per disintossicarmi da questa baraonda, probabilmente mi rifugerò in Islanda, dove i vicini di casa stanno normalmente ad almeno 40 km da casa tua e gli eventi più degni di nota sono legati all’alternarsi delle stagioni o agli umori dei vulcani.

Vik, Islanda

Vik, Islanda (foto di Damiano Moretti)

Ma per ora, mentre sono qui, mi godo la resurrezione degli orizzonti.
Anche se il mio percorso è diverso e io sono a Londra per crescere ma non per restare, guardo i colori tornare nelle mie visioni. Il mondo è grande e va vissuto a porte spalancate.

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23 thoughts on “Andate per un po’ dove le cose (belle) accadono

  1. Ciao Elena, si vede che stai recuperando i colori, perchè le pennellate che hai sparso sulla tela di questo post sono veramente bellissime. I tuoi post sono parte integrante delle mie rubriche, #sapevàtelo!

  2. Ciao Elena, non ci conosciamo, ma per il tam-tam di comuni amici su FB sono arrivato al tuo post: colorato, ottimistico, energico. Per un po’ c’ho creduto, ma poi c’ho pensato e il mio spirito critico s’è mosso: non è che tutto quel fermento degli anni 90 era dovuto all’indebitamento che ci ha fatto sprofondare in questo pessimismo? non è per caso che tutta l’energia che scaturisce da Londra, in realtà è basata sulla potenza finanziaria che si catalizza in quella città? potenza finanziaria che è il risultato della guerra finanziaria in atto? in definitiva, anziché andare dietro a chi ha da offrirti cose belle, non sarebbe stato più opportuno rimboccarsi le maniche per difendere e ripagare il tuo paese di quello che in passato ti ha saputo dare?

  3. Elena, lascia perdere il mio post precedente che aveva solo lo scopo di alimentare una punto di vista “diagonale”. Purtroppo però ho il dubbio e il terrore degli analfabeti funzionali e di quello che potrebbero pensare non capendo lo spirito del mio intervento: così come sono fra le mie relazioni, così saranno presenti fra quelli che ti seguono. Lascia quindi stare e in bocca al lupo per l’esperienza londinese!

  4. Cara Elena, tre anni orsono Chiara, la mia prima figlia partì per Brighton dove quest’anno inizierà il quarto anno di Farmacia per poi proseguire la sua strada ben lontano dalla italica palude. Oggi sono ad Edimburgo dove la mia seconda figlia inizia Midwifery lunedì per poi evitare anche lei con cura il pantano che ha con gioia lasciato… Avevo condiviso il tuo bello scritto “solo un’altra che se ne và” sul mio blog e su FB ed ora anche le “mie” sono andate. Il futuro è vostro. Il futuro è mio, che ho strappato dal fango coloro che SONO il mio futuro. Che la vita sia per voi lunga, forse non facile, ma felice.

  5. Pingback: Andate per un po’ dove le cose (belle) accadono | Pensieri strani…eri

  6. È bello rendersi conto che la visione nero-grigiastra che avevamo al momento dell’emigrazione va pulendosi piano piano, quando le mani iniziano a incrociarsi di nuovo e gli orizzonti finalmente si aprono. Bel post, Elena, lo potrei tranquillamente adattare alla mia realtà a Barcellona, anche se in scala un po’ più piccola. Ma fa comunque bene.

  7. Cara Elena, sempre bello leggerti. Un post che ha un po’ il sapore di una rinascita. Mi piace cercare tra le tue righe di costruire il piano per il mio futuro. Righe che contengono frasi che non vorresti ti sfuggissero tra mani, ma vorresti fissarle ben bene sul cuore. un bacio

  8. Pingback: bla bla blogger 21 settembre 2015 - Social-Evolution di Paola Chiesa

  9. anch’io avrei bisogno di questa cura, in Italia mi sto deprimendo. Troppe porte chiuse sul lavoro, zero possibilità. In più ci sono gli italiani, sempre più mediocri, i migliori sono scappati.

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