Io vi maledico

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Da venerdì dentro di me ci sono un dolore e un grido.
Scrivo queste righe per non morire di asfissia e di rumore, dopo giorni di silenzio e rabbia.
Oggi vorrei che fossero vere tutte le leggende e le superstizioni che, lungo la storia, hanno vestito le donne da streghe. Oggi vorrei chiamarle tutte a raccolta, quelle torturate o arse sui roghi e quelle che l’hanno scampata.
Mi piacerebbe che la mitologia della Grande Madre si facesse carne, flusso e magia, e che scendesse sopra gli uomini, che entrasse loro dentro.
Parlo di noi che viviamo in sincrono con la luna e le maree, noi che abbiamo imparato a sentire per sopravvivere, parlo di noi che abbiamo la biologia e la chimica di chi deve accudire, conservare, proteggere e tramandare, ed esattamente per questo abbiamo avuto in dono l’empatia.
Parlo soprattutto di me, che non condivido l’uccisione di un colpevole, figuriamoci cosa mi provoca l’esecuzione di un innocente.
Parlo di me che vi maledico, voi vermi che spargete sangue senza colpe, voi codardi che spezzate vite disarmate. Che siate terroristi o Presidenti, Papi o militari, che stiate obbedendo o ordinando, io vi maledico augurandovi vite lunghe in cui improvvisamente arrivino coscienza ed empatia.
Vi auguro notti con gli occhi sbarrati per la paura di sognare il dolore insopportabile che avete procurato, e giorni da animali braccati dall’enormità della colpa.
E se siete già morti, di vecchiaia o di tritolo, che manco le palle per restare avete avuto, vi auguro inferni in cui innamorarvi mille volte di qualcuno che mille volte verrà freddato davanti ai vostri occhi.
Perché non c’è niente che giustifica il sangue di innocenti disarmati, non c’è ragion di Stato o interesse economico, potere o dio. Capisco infinitamente di più le ragioni di chi fa la scelta sbagliata per difendere la propria terra, liberarsi di un invasore, trovare una ragione di lotta dopo una vita di ingiustizie, rispetto a chi lo fa puramente per denaro o egemonia, ma per quanto mi riguarda non esiste assoluzione per coloro che uccidono volontariamente chi non ha colpe né pistole.
Se è vero che le responsabilità politiche sono in parte condivise dagli elettori che quelle politiche le hanno portate al potere e sostenute, le bombe sono sempre la scorciatoia più miserabile a cui si può ricorrere, che cadano da un aereo o che pendano da una cintura.
Parigi mi ha distrutta, per quello che rappresenta e per quanto è vicina, non solo in termini geografici. Parigi è madre e simbolo, e i simboli hanno valore intellettuale e ascendente emotivo.
Se volevano svegliarci dal torpore di chi da secoli se ne fotte del male infinito portato nel mondo dai propri governi, facendoci capire cosa si prova ad avere la morte in casa per motivi incondivisibili o ad avere le strade delle città amate piene di cadaveri, in parte ci sono riusciti, ma hanno peccato dell’ingenuità delle pedine: fessi in conto terzi, soldatini che non contano niente nelle mani di chi ha un progetto che non è mai né nobile né onorevole e che, su entrambi i fronti, vuole solo potere e denaro.
La morte si somma a morte, le bombe chiamano bombe, e sul campo solo vittime innocenti e assassini coglioni e vigliacchi.
Che siate maledetti, e che possiate ritrovarvi a 120 anni insonni e terrorizzati in ogni vostra notte, incapaci di chiudere occhio da quel giorno in cui avete riempito l’aria del tonfo di un corpo senza vita che cadeva a terra.

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