Il mio primo Londraversario

Foto di Damiano Moretti

Foto di Damiano Moretti

Un anno fa chiudevo due valigie in cui avevo concentrato tutto quello che, di una vita, potevo portare con me: un ottimo esercizio di selezione, pulizia, individuazione del superfluo.
Il disagio di partire senza i miei 783 libri, i 35 paia di scarpe, le 22 borse, i 25 orsacchiotti.
Il 4 marzo 2015 i miei genitori mi portavano in aeroporto e io li baciavo per la prima volta. Nelle mie mani il secondo biglietto di sola andata della mia vita, questa volta quello giusto.
Partivo con due sole certezze: il mio amore che mi aspettava dall’altra parte del cielo e l’amico che ci avrebbe generosamente ospitato per le prime due settimane, in attesa che anche noi trovassimo una casa in cui vivere. Fine dei paracaduti.
Sono passati 12 mesi, 12 mesi in cui ho vissuto senza auto, ho iniziato a mettere i tacchi in ufficio, non ho mai indossato un maglione nonostante mi sia trasferita molto più nord, ho mangiato molti più formaggi grassi con la scusa della mancanza di casa: il gorgonzola e il grana trafugati da Lodi, il pecorino importato clandestinamente dalla Sardegna.
Delinquenti della gola.
Non mi ci é voluto molto ad adattarmi al costume locale di vestirmi elegante ma con le scarpe da ginnastica e ho imparato a non temere i cieli che minacciano pioggia perché spesso mentono.
Ho conosciuto l’ebbrezza delle file ordinate, della gente che chiede “scusa” e “per favore”, degli uomini che cedono il passo. Ho provato il piacere di vivere e lavorare nella società multietnica più integrata ed efficiente d’Europa, godendo del privilegio di osservarne le difficoltà e i benefici dal di dentro, compreso il terrore che ho provato dopo gli attacchi a Parigi.
Ho capito cosa significa vivere in un Paese dove il livello del dibattito sui diritti é decente e gioisco ogni giorno nel vedere le cosidette “minoranze” infinitamente più libere, rispettate e realizzate che altrove.
Sto imparando moltissimo da chi il turismo lo sa fare e per questo viene premiato, non punito. Ho aperto con Damiano una società che in Italia non avevo mai trovato il coraggio di aprire per ragioni soprattutto fiscali.
Personalmente, sono stata talmente risucchiata dalle dimensioni, temporali e spaziali, di questa città e dall’adattamento alla nuova realtà che non ho più avuto un’idea o un pensiero smarcante per molto tempo. Da pochissimo ho ricominciato a creare, proporre, evolvere.
Il cambiamento ha un proprio metabolismo e, se non fossi stata pronta ad accettarlo, sarei rimasta a casa circondata da tutte le mie certezze.
Grazie ai miei genitori, perché senza di loro non avrei potuto fare niente. Grazie agli amici, vecchi e nuovi, che non mi hanno mai mollato, anche quando agonizzavo scoraggiata durante i primi tre mesi.
Per me, per il mio compagno, per la mia famiglia e gli amici, per i miei due nipoti (una dei quali ancora nuota nell’amniotico, ma già a testa in giù), per tutti quelli che continuano a lavorare con me dall’Italia nonostante la lontananza: I’ll make the most of it.

E se volete scorci, godeteveli su Instagram QUI

 

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8 thoughts on “Il mio primo Londraversario

  1. che bello leggere di qualcuno che parla bene di Londra. Io conosco solo gente che e` li` a studiare e che non vede l’ora di scappare perche` la gente non ha senso dell’igiene e siamo ai livelli del paleolitico a livello di convivenza e rispetto reciproco. Storie da far accapponare la pelle.

  2. Pingback: Top post dal mondo expat #29.2.16 | Mamma in Oriente | Mamma in Oriente

  3. Bello questo post, gazie per condiviso. Un po’ ti invidio, perche’ in un paio di ore puoi tornare in Italia, puoi farti un lungo weekend a trovare i tuoi. Dal Canada e’ piu costoso e lungo (9 ore). In bocca al lupo 😉

    • Ciao Fabian, abbiamo scelto l’Inghilterra anche per questo motivo. Il Canada ci piaceva molto ma, pensando ai genitori che invecchiano e ai nipotini che crescono, abbiamo preferito stare piu’ vicino.
      In futuro, chissa’!

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