Lasciate che le ragazze imparino

Illustration by Frances Stark

Illustration by Frances Stark

Due settimane fa sono stata in una scuola di Londra per fare un’intervista che pubblicherò presto: è stata un’esperienza bellissima, che mi ha permesso di scoprire uno dei luoghi dove si lavora davvero per migliorare il mondo, premiare i meritevoli e creare una società inclusiva, riuscendoci.
Poi mi è capitato di ascoltare il discorso di Michelle Obama sull’istruzione delle ragazze e sul progetto “Let girls learn” (Lasciate che le ragazze imparino) e i puntini si sono uniti.
Ho tradotto qui sotto la parte che più mi sta a cuore diffondere, perchè non ci sono diritti scolpiti nella pietra e non ce ne sono nemmeno piovuti dal cielo: abbiamo lottato per ogni singola cosa ottenuta e la strada da percorrere è ancora lunga. Ogni vittoria è avvenuta non solo grazie alla determinazione e alla tenacia , ma anche grazie all’istruzione e all’educazione che ci ha permesso di arrivare ai tavoli giusti dopo tanta trincea.
Ad averlo dimenticato, però sono tutti quelli che danno per scontato ciò che abbiamo, e quelli che se ne fregano di ciò che esiste al di là di loro, salvo poi lamentarsi degli strascichi tragici e devastanti di un mondo di cui nessuno si è preso cura. La risposta non è veloce, nè facile (anche se bellissima): la salvezza passa dai libri.

“So che tutte coloro che sono qui oggi hanno una storia che li ha portate a impegnarsi in questa battaglia. A tutte noi il cuore si è spezzato o abbiamo avvertito un moto di rabbia realizzando che 62 milioni di ragazze in tutto il mondo, ragazze in gamba e volenterose quanto noi, non hanno le opportunità che noi tante volte diamo per scontate.
Per me è stato il continuo risuonare di storie orribili, come quella di Malala, che è stata uccisa dai terroristi con un colpo alla testa solo per aver detto una semplice verità: che le ragazze dovrebbero andare a scuola; o come la storia delle 200 ragazze nigeriane rapite da un gruppo di terroristi determinato ad impedir loro di studiare. Uomini sbagliati che cercano di tarpare le ali alle aspirazioni di giovani ragazze, assalendole mentre vanno a scuola, obbligandole a sposarsi e a fare figli quando sono a malapena adolescenti, ragazze che in ogni parte del pianeta corrono grandi pericoli solo perchè si sentono esseri umani uguali agli altri e sono determinate a sviluppare il loro potenziale senza limiti.
Più ho viaggiato e più ho incontrato ragazze, più ho parlato con esperti e più ho capito che il problema della mancanza di istruzione non è solo una questione di risorse, edifici scolastici, trasporti o toilette, ma è anche una questione di cultura e convinzioni: la convinzione che l’istruzione delle ragazze non sia una cosa su cui vale la pena investire, ad esempio, o che le donne non debbano avere un ruolo fuori di casa, che il corpo non è di loro proprietà, che i loro cervelli non hanno molta importanza e che le loro voci non dovrebbero semplicemente essere ascoltate.
Come donna, come probabilmente molte di voi, prendo tutto questo in modo molto personale. Sono grata di non aver mai dovuto subire ciò che queste donne affrontano ogni giorno, ma so bene cosa significa essere sottovaluta, avere qualcuno che ti ascolta durante un meeting e che si rivolge all’uomo accanto a te, magari l’uomo di cui tu sei il capo, pensando che sia lui il tuo superiore. Oppure quei fischi e quei mormorii lungo la strada.
Ho visto queste dinamiche agire non solo a livello privato e personale, ma anche a livello pubblico e nazionale, attraverso le leggi e i regolamenti in vigore. Nell’arco della mia vita, e non sono poi tanto vecchia, ho vissuto il periodo in cui era perfettamente legale discriminare una donna, in cui ad una donna era vietato prendere decisioni importanti che riguardavano il proprio corpo o in cui la violenza domestica era considerata una faccenda privata tra un uomo e sua moglie e non l’orrendo crimine che è.
Oggi è molto semplice dare per scontati tutti i progressi che abbiamo fatto in questi ultimi anni, ma la verità è che molti diritti sono ancora gravemente minacciati su più fronti e non possiamo permetterci di abbassare la guardia nemmeno per un momento. I diritti di cui oggi godiamo non sono scolpiti nella pietra e non sono certo piovuti dal cielo. I diritti ci sono stati garantiti da battaglie dure condotte da donne e uomini che hanno marciato, protestato, fatto sentire le loro voci nelle stanze del potere. E ricordate: l’istruzione è sempre stato l’elemento chiave di ognuno di questi sforzi.
La capacità di leggere, scrivere, analizzare, la sicurezza di alzarsi in piedi e lottare per l’uguaglianza, le qualifiche e le connessioni per poter infilare il proprio piede in quella porta e prendere posto al tavolo delle decisioni: tutto questo inizia con l’istruzione. E credetemi, le ragazze di tutto il mondo questo lo sanno bene, lo sentono nelle loro ossa e fanno tutto ciò che è in loro potere per essere istruite.
Ne ho viste tante, in Senegal, alzare le loro mani per rispondere alle domande dell’insegnante con tale passioni da cadere quasi dalla sedia; le ho viste in Cambogia, svegliarsi ore prima dell’alba, pedalare per miglia solo per andare a scuola; ho visto le ragazze bengalesi immigrate in Inghilterra studiare di notte, indossando con orgoglio il loro hijiab ovunque vadano, ignorando con risolutezza tutti coloro che cercano di umiliarle. Queste ragazze rischiano ogni cosa – l’emarginazione all’interno della loro comunità, la violazione del loro corpo – solo per andare a scuola ogni giorno.
E quando arrivo io, con truppe di reporter internazionali che sventolano microfoni sotto il loro naso, loro non battono ciglio, rimangono tutte d’un pezzo, guardano dritte nella telecamera e spiegano con orgoglio cosa vogliono diventare: dottoresse, insegnanti, donne che cambieranno il loro Paese. Sanno bene che l’istruzione è l’unica via che hanno per essere indipendenti e libere, sanno che è la loro unica opportunità per forgiare il proprio destino invece di limitarsi a subire la volontà degli altri.
Mi appassiono perchè vedo davvero me stessa in tutte queste ragazze, nel loro desiderio di farcela, nella volontà di superare le circostanze difficili in cui vivono per avere un futuro migliore.
E sia chiaro: questa non è una cosa che riguarda solo le donne. Ho conosciuto un numero infinito di uomini che guardando le loro madri, figlie e mogli negli occhi, donne che rispettano e amano profondamente, decidendo di farsi carico di questa battaglia a loro volta.”

Lasciate che le ragazze imparino.

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