Il mondo è pieno di Buonanno

Pawel Kuczynski

Pawel Kuczynski

Quando ho appreso della morte di Buonanno ho pensato che il mondo è pieno di Buonanno. Lo è sempre stato e, molto probabilmente, lo sarà sempre.
Onestamente, non mi frega nulla che uno come lui sia vivo o morto, mi dispiace invece che ciò che lui rappresentava sia vitale e prolifico.
Ci sono state persone che lo hanno eletto, sostenuto, invitato ripetutamente in TV e che ne condividono appassionatamente e orgogliosamente il pensiero. Un pensiero, una vita e una carriera basata sull’odio e sull’istigazione all’odio, sulla sollecitazione dei sentimenti bassi dell’animo umano. In buona o in mala fede, per vera dedizione politica o per opportunismo non ha grande importanza.
Nel lessico ci sono parole ben precise per classificare chi sventola una pistola in televisione e si fa portatore di bandiere umanamente tanto orrende, ma il mio sguardo lo riservo a tutta quella schiera enorme di persone impaurite e aggressive, violente e vendicative, con gravi deficit emotivi (soprattutto dal punto di vista dell’empatia) e civili, votati alla chiusura e alla negazione di ogni diversità e di qualsiasi tipo di incontro, accettazione, inclusione.
Tutto questo sopravviverà ad uno, dieci, cento incidenti stradali, perchè è il seme nero che sta dentro all’uomo e che dobbiamo imparare a combattere con la cultura, con l’educazione civica ed emotiva, con l’incontro e la comunicazione, ma senza ipocrisia, perchè la morte non cancella la responsabilità: le assoluzioni le lascerei a chi di dovere, nel caso ci sia qualcuno in carica.
Buonanno non era nè meglio nè peggio di tanti altri, sotto molti punti di vista: una mediocrità esibita con orgoglio (come tanti altri), esternazioni gravi come delitti (come tanti altri), una vita passata a combattere ogni tipo di diversità in un mondo che nella diversità trova la sua sopravvivenza.
Ma no, non accetto che le sue esternazioni e le sue lotte politiche siano ora fatte passare per “provocazioni”: credo che ognuno, e soprattutto una persona con potere politico e mediatico, sia responsabile delle proprie parole tanto quanto dei propri atti, da vivo come da morto.
Mi aspetto e pretendo integrità morale e decenza umana e civile da chi governa o da chi ha influenza mediatica.
I vari “non ha mai fatto male ad una mosca”, “era una persona per bene”, “un ottimo padre di famiglia”, “un politico devoto”, “un cittadino modello”, “una persona onesta” sono tutte trappole. Perchè puoi essere un ottimo padre di famiglia, ma rimani una persona disgustosa se ti auguri che i figli degli altri muoiano in mare.
Il mondo ovviamente non si regge sulla mia scala di valori, ma non credo di sbagliare se dico che non bisognerebbe fare passi indietro rispetto alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Ho sempre creduto più nei libri che nelle pistole, e infatti dove mancano i primi c’è pieno delle seconde. Non dovrebbero esistere lotte al ribasso e questo dipende da ognuno di noi, da ciò che accettiamo (anche di sentir uscire dalle bocche della gente che ci circonda, anche di guardare in TV), dal mondo che vogliamo e da come lo costruiamo. Scegliendo di guardare l’orizzonte anzichè le fogne, cercando di capire e conoscere prima di agire.

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7 thoughts on “Il mondo è pieno di Buonanno

  1. Complimenti per aver espresso in maniera educata e priva di retorica ciò che molti, in questi giorni, hanno detto o pensato. Anche ieri sera sentivo Salvini che ovviamente, in quanto suo segretario politico, tesseva le lodi di Buonanno sindaco integerrimo e pieno di dedizione al lavoro.
    Salvo poi generare, non so quanto realmente per provocazione, un personaggio sempre oltre il buonsenso e l’idea di civile.
    Mi associo completamente a ciò che hai detto. Aggiungo solo che spero che i poveri figli non si sentano in dovere di portare avanti ciò che il padre ha loro insegnato con i fatti.

      • Articolo completamente fuori luogo! Quanto hai scritto avrebbe avuto senso quando Buonanno era in vita ora direi proprio di no.

      • Delle persone si può parlare quando vivono e quando non ci sono più. Ciò che hanno fatto non viene cancellato dalla loro morte, anzi. Se non si dovesse parlare dei morti, raccontare ciò che hanno fatto (di buono o di cattivo), i libri di storia sarebbero vuoti 🙂
        Ciao Ambra!

  2. A mio avviso è una cosa indecente quella che hai scritto. Si può essere d’accordo oppure no con le idee politiche di una persona, ma mi vengogno per te per questo articolo. Tu che accusi della mancanza di pietà umana…. Sei la prima a non averne. Schifo.

  3. Ciao.
    Sono su twitter da 6 anni, ergo sono abituato a ogni genere di commento possibile, ma domenica, giorno del decesso, non mi capacitavo dei miei follower. Per ricordarsi chi fosse questo politico sarebbe sufficiente farsi un giro nei suoi profili per rileggere le atrocità che partoriva in modo irriverente e ti giuro, se avessi avuto il dubbio che una sola delle stronzate che postava fosse frutto di una sua convinzione, paradossalmente lo avrei rispettato. Ma ci gioco l’anima che il 95% delle fesserie offensive che maturava fossero figlie della provocazione e se la provocazione è arte la si accetta, se invece è un modo per alimentare la fiele altrui allora diventa un pessimo modo di porsi.
    Milioni di elettori la pensano come lui, persone che sono pronte ad usare l’accendino ma che probabilmente entrando in un campo-rom o in un centro di accoglienza cambierebbero opinione perché proverebbero una pietà immensa.. e non parlo per supposizione, parlo per esperienza, perchè ho visto molti razzisti masticare amaro il proprio cinismo alla vista di qualcuno che in effetti stava davvero male.
    Credo che il modo migliore per non amplificare le bravate di Buonanno fosse quello di non pubblicizzarne la morte, ed é ciò che ho scelto io, perchè twittare che se ne fosse andata una cattiva persona le avrebbe, almeno secondo me, in ogni caso fornito un’importanza che non meritava. Probabilmente era un bravo padre, magari un ottimo vicino di casa, magari segretamente faceva donazioni anonime, ma ha alimentato un odio che da singole persone condanniamo ma che da associati, da cittadini, da nuclei plurali volgarmente definiti “la gente” trasformiamo in forconi non solo metaforici.
    Concordo, ovviamente, a pieno con le tue opinioni.

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