Ho fatto un tuffo. Nel mondo dei propagatori di bufale.

tuffo.

Dopo anni di dibattiti politici accesi ed estenuanti in rete, diciamo dal 2008 al 2013, ho deciso di smettere di confrontarmi con chi vive desiderando e incitando la violazione dei diritti fondamentali dell’uomo. No, i diritti fondamentali dell’uomo non sono un’opinione.
Razzisti, sessisti, omofobi, fascisti di ogni risma: da parte mia, esauriti i fegati, svanita la voglia.
Diverse le ragioni: mancanza di tempo, invecchiamento e quindi calo fisiologico di energie, percepita inutilità del confronto.
Sabato sera non so cosa mi è preso, forse è stato lo stupore di vedere nella mia timeline – su cui ho lavorato parecchio nel corso degli anni – uno dei mille link spazzatura che circolano in rete. Sono intervenuta dicendo, semplicemente, che il sito da cui il link era condiviso era famoso per pubblicare notizie false, tendenziose e di bassa lega, con il solo scopo di diffondere odio e ottenere click.

Subito, sotto, l’attacco (non da parte del diretto interessato, ma di un amico).

 

buf1

 

Non bado al fatto che, come spesso accade, l’attacco (da prassi corroborato da un’overdose di punteggiatura) è completamente fuori tema rispetto al mio intervento, e rispondo il più pacata possibile:

 

buf2

 

Immancabile, arriva il mostro sacro del “buonismo”, rafforzato da “cazzo” e “merda” che fanno da corredo: prove di genuinità intellettuale, realtà non edulcorata da filosofie ipocrite, roba da gente vera che vive la strada e i problemi veri del mondo.

 

buf3

 

Poi si ritorna al punto, e vengo spronata a leggere di più perchè lo stato della mia informazione/cultura è evidentemetne deficitario. Nello stesso commento, una chiara confusione sulla differenza tra verbo avere e congiunzioni, ma non importa (glielo farò notare solo dopo, quando deciderò di gettare la spugna):

 

buf4

 

Vado avanti per la mia strada e rispondo alle sue domande ma, visto che forse le risposte non sono quelle che si aspettava (o per chissà quale altro motivo), mi dice che non gli frega niente della mia vita. Da parte mia, continuo a cercare di riportarlo al punto, cosa che lui ignora fino alla fine: qual è la connessione tra il mio intervento sull’importanza di controllare le fonti di ciò che si legge e condivide con tutta la filippica su terrorismo e mussulmani?

 

buf5

 

Non volendo o non sapendo rispondere, lancia una cosa alla “cosacazzo?!”. Tipo lo zio Aristofane che si è trovato all’ora del tè senza i suoi adorati biscotti al burro e se la prende con la servitù:

 

buf6

 

Rispondo, e poi ripropongo il punto, visto che se attacchi, incalzi e inveisci, presumo che da qualche parte tu nasconda la sostanza dalla quale nasce tutto questa sicurezza livorosa. E ad un certo punto, io divento la “professoressa”, altro mostro sacro che arriva dopo quello del “buonismo”.

 

buf7

 

Il giorno dopo, continua a scrivere non rivolgendosi più direttamente a me, ma parlando di me come farebbe la pettegola che tiene la sedia fuori dal cortile, nella strada d’angolo che dà sulla piazza centrale del paese.

 

buf8

 

Avevo fatto un intervento sulle fonti d’informazione, e sono diventata – nel mondo parallelo dei travisatori di professione:

  • la paladina dei “diritti degli altri” (cosa che giudico estremamente onorevole, tra l’altro)
  • una che è emigrata per mancanza di lavoro invece di andare a raccogliere i pomodori (no, io mi sono licenziata da un signor lavoro a tempo indeterminato quando me ne sono andata, poi sul restare a raccogliere i pomodori ci sarebbe un altro dibattito da aprire)
  • una che magari va a farsi trattare male in un altro Paese (mai stata masochista, by the way)

Ma la chiosa è il meglio: “Bufala o non bufala, non mi piacciono certe loro culture”.
“Certe” “Loro” “Culture”: non c’è niente di giusto in questa frase.
Morale: non mi interessa un tubo se quel che leggo è falso, mi stanno sui coglioni e basta.
Quindi no, ancora una volta nessun dibattito ha senso di fronte a queste premesse, perchè è come combattere contro chi sostiene che i gay sono tutti pedofili, che i mancini sono posseduti dal demonio, che se non sanguini la prima notte di nozze sei puttana.
Gente che non percepisce la responsabilità sociale dell’azione del singolo, dell’interconnessione estrema che abbiamo gli uni con gli altri, di quanto anche solo nutrirsi e – soprattutto – condividere informazioni false non sia puramente un fatto privato. Gente attaccata ai propri pregiudizi e alle proprie credenze tanto da aver bisogno di alimentare la propria bile con il farlocco, come un impulso irrefrenabile, un tic nervoso che non sono capaci di fermare, perchè ogni spasmo chiama quello successivo. Che poi, il mondo è talmente già pieno di brutte notizie, che manco ci sarebbe bisogno di inventarne altre. Ma la necessità di avere nemici facili appiattisce le differenze doverose, lo spirito critico, le capacità di analisi e di sentimento.
Ogni giorno abbiamo la scelta se assomigliare di più a scimmie evolute che cercano di tornare alle origini o angeli caduti che aspirano a risalire.

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8 thoughts on “Ho fatto un tuffo. Nel mondo dei propagatori di bufale.

  1. Se la persona che ti risponde in maniera ignorante rimane anominato, risponderei solo “non rispondo agli anonimi 🙂 ” . Poi dipende uno puo’ omettere i suoi dati ma rispondere in maniera costruttiva. Internet ha dato voce a gente che non ha nulla di costruttivo da dire, ma ha solo da sfogarsi. Alla primo commento avrei risposto : “Si, sono d’accordo che il radicalizzazione estremista e’ una cosa seria, ma il sito XYZ e’ poco attendibile, attento.”

    • Lui purtroppo non parlava degli estremisti, ma dei mussulmani in generale, visti come terroristi e feccia. “Tutti a casa loro”. Non avrei potuto lavorare su quella distinzione: a quei livelli e’ tutto appiattito, muro assoluto, come sventolare una tovaglia rossa davanti a un toro.

  2. Ragazzi spero fosse sotto effetto di psicofarmaci e non sapesse quello che stava dicendo… perché se era serio e sobrio e ce ne sono altri come lui siamo nei guai…

  3. Elena, grazie. Hai descritto mirabilmente quello che subisco ogni giorno. La frase “non mi interessa un tubo se quel che leggo è falso, mi stanno sui coglioni e basta” è veramente riassuntiva di come operano molti individui sui social. Credo anzi che siano una maggioranza: vogliono credere, dare sfogo alla loro rabbia e, se tu fai loro presente che stanno credendo a una bufala, invece di sentirsi dei fessi, se la prendono con te perché tenti di argomentare. Sono tanti e presto avranno (se non hanno già) dei referenti politici (i modelli sono invece diversi, il Duce, Putin, Trump). Diventeranno la maggioranza, a breve, esprimeranno un presidente del consiglio in confronto al quale Trump è un misto tra Montesquieu e Voltaire, e avremo di che ridere….

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