Cambio lavoro e città (ma del perchè, per ora, resto in UK)

“Goodbye Eden” by Jana Brike

Il 2018 per me è anche un po’ l’anno delle occasioni mancate. Un’offerta di lavoro come Lifestyle Manager a Facebook nel mese di gennaio, un’offerta come Destination Manager ricevuta dalla Scozia ad aprile. Due proposte che ho dovuto rifiutare per cause di forza maggiore, ma che mi hanno fatto capire di essere nel posto giusto.
Sono arrivata a Londra poco più di tre anni fa, lasciandomi alle spalle il mio Paese, un lavoro a tempo indeterminato e la mia famiglia. Un salto nel vuoto spaventoso, a quarant’anni suonati. Ma avevo bisogno di ossigeno, orizzonti, speranze e possibilità.
Tre mesi senza lavoro, tre mesi di panico, per me che non so gestire l’incertezza economica. Poi l’assunzione in uno studio di consulenza internazionale di Mayfair: un passo gigante, da 0 a 100 in pochi secondi. Dopo 9 mesi il primo aumento di stipendio: del 23%. Come sbarcare sulla luna.
Intorno a me un ambiente in continua crescita, che mi ha spronato a studiare nonostante il lavoro a tempo pieno e la mia attività di consulente freelance. Tutti lo facevano e l’energia era contagiosa: la prima volta in cui ho lucidamente percepito l’influenza dell’ambiente circostante.
Ottenute le certificazioni alle quali ambivo, mi sono sentita pronta per l’ennesimo salto, e ho iniziato a cercare lavoro nel turismo. Un cambio di settore radicale a quasi 44 anni: la mia discreta esperienza nel turismo era infatti esclusivamente da libera professionista, e sapevo che propormi alle aziende come dipendente sarebbe stata una bella sfida. Un po’ come ricominciare da zero.
Mi sono messa sul mercato con queste carte in mano: 44enne, immigrata, senza network, con un personal branding italiano che non interessa a nessuno, con una padronanza dell’inglese ampiamente migliorabile.
Nel giro di un mese ho avuto tre proposte di lavoro in zone diverse dell’Inghilterra e, col cuore ancora sanguinante per l’occasione persa in Scozia, ho optato per le Cotswolds. Andrò a fare la Destination Specialist per l’Italia, promuovendo e vendendo il mio Paese ai turisti anglosassoni, trovando e creando prodotti ad hoc per loro.
Questo post sembra raccontare di me, ma no. Racconta piuttosto di un Paese che dà possibilità. Un Paese che non è più il bengodi di vent’anni fa dove si trovava lavoro con facilità e si faceva carriera velocemente. Oggi è durissima, a Londra la competizione è disumana, soprattutto per chi, come me, non è per niente competitivo. Tantissima, troppa gente e, soprattutto, molta gente brava che cerca la stessa cosa: un’occasione. Non è un caso che io abbia deciso di spostarmi fuori, e che proprio fuori città abbia avuto i colloqui più approfonditi e soddisfacenti.
In ogni caso, in soli tre anni e con tutti gli svantaggi enormi elencati sopra, ho avuto occasioni pazzesche, che nei 40 anni precedenti non avrei nemmeno osato immaginare. Mentre facevo i test per Facebook ridevo, sull’onda dell’isteria del surreale. Quando invece dalla Scozia mi hanno chiamato per dirmi: ‘We would like to have you on board. You are the most outstanding candidate we’ve metho pianto. Grata, ma soprattutto incredula per il fatto che stavano per affidare la loro destinazione (casa loro, il loro futuro) ad un’immigrata che capiva il 50% di quello che dicevano se parlavano veloce.
La felicità è fatta anche di questo: sapere che qualcuno crede in te per quello che davvero sai fare, sapere di potersi reinventare indipendentemente dall’età e dal percorso professionale, sapere di potersi spostare e di entrare nelle stanze per le capacità e non per le connessioni, ottenere fiducia anche da straniero, anche parlando con un accento buffo.
Possibilità: ecco perché a volte si emigra. Non sempre per fame o per guerra, e nemmeno per bisogno. Si emigra anche ‘solo’ per ritrovare la speranza: nel potersi rimboccare le maniche per far cambiare le cose, nella libertà, nel talento, nel riconoscimento dell’individuo per quel che vale.
Tre anni intensi, a ritrovare luce e forza.
Se guardo avanti, sui miei occhi non ci sono più patine di cinismo nè di rassegnazione.

RAWTOAS TDESIGN

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4 thoughts on “Cambio lavoro e città (ma del perchè, per ora, resto in UK)

  1. Io tifo per te da sempre e continuerò a farlo. Sei brava Elena, con i piedi posati per terra e una mente capace di viaggiare e spaziare in modo da realizzare i propri sogni. Tanta stima e tanta felicità nel cuore per te. Brava, mille volte brava.

  2. imi piacerebbe farti i miei complimenti in inglese ma la cervellona della nostra grande family sei tu e quindi ti dirò semplicemente GRANDE NENA. Un abbraccio da chi ha sempre tifato per te!

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