Ritrovarsi vent’anni dopo

René Maltête

René Maltête

Ci chiamavano “La Corte dei Miracoli”, stavamo diventando donne in modo forse un po’ sgarruppato ma pieno di sorrisi, che forse è l’unico modo per diventar donne. Ci si prova, ci si inventa, e noi probabilmente lo facevamo in modo un po’ teatrale ma tanto divertente.
Eravamo quelle ficcate in un’aula di due metri per cinque, 12 ragazze in un rettangolo che dopo sei ore di lezione puzzava di presepe e di esseri umani in difficoltà.
Stavamo solo crescendo, tenendo un diario di bordo e condividendo una parte del percorso di vita che oggi, vent’anni dopo, ci ha portato in un bar di Piacenza per una di quelle rimpatriate che in genere fanno gelare il sangue ma che a noi è piaciuta ancora tanto.
Facebook stavolta è stato usato per il suo vero scopo: tenere in contatto gli ex compagni di classe, farli ritrovare.
Ci hanno scritto libri e fatto film sulla tristezza di queste occasioni, in cui normalmente adipe, calvizie e frustrazioni hanno la meglio su tutto: tutti impegnati a fingere vite mirabolanti nella prima ora e poi tutti a parlare per le sei successive esclusivamente delle malattie dei figli, della carriera scolastica dei figli e delle vacanze a Riccione coi figli, con quell’aria da occasioni perdute di chi avrebbe desiderato molto altro ma non lo dirà. Continua a leggere

Annunci

Nella Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne io dico OXFAM

oxfam 3

Ho dedicato molte energie, molto fegato e molte parole alle donne. Un lavoro quotidiano dentro e fuori di me, perché la causa femminile è dura da portare avanti in pubblico, ma lo è ancora di più in privato, dove si scontra con meccanismi più difficili da combattere perché hanno a che fare con i sentimenti e l’identità.
Mentre qualcuno mi ricorda che anche i libri che ho scritto sono un buon modo di onorare questo giorno e tutti i giorni (grazie a Marcella Onnis), io voglio per una volta staccarmi dalle parole e passare direttamente ai fatti. Ultimamente sto scrivendo poco sul mio blog personale, ma oggi è il giorno giusto per un post.
Sono stata chiamata a partecipare alla cena di gala che Oxfam Italia ha organizzato per il 5 Dicembre al Palazzo del Ghiaccio di Milano come membro del Social Media Team proposto da Amplr. Sarà una serata di raccolta fondi che quest’anno avrà come special guest Patti Smith. Continua a leggere

Io odio il cancro

Io odio il cancro

Ci sono pensieri che non mi ci stanno nella testa, e il cancro è uno di questi. Non mi ci stanno sebbene ci abbia scritto un libro, e abbia passato gli ultimi due anni della mia vita a presentarlo in giro per l’Italia: un esercizio di esorcismo personale, una risposta alle mille domande che una risposta, di fatto, non ce l’hanno.
Nelle librerie, nelle biblioteche, nelle piazze, ci sono state persone che – a presentazione terminata – mi sono venute a raccontare la loro storia dolorosa, una lotta alcune volte finita bene, ma in molte altre conclusasi in un modo disperante.
Mi ricordo ancora di una bellissima donna sarda vestita di verde, che mi porse la sua copia di Giulietta e mi disse: “Scrivimi una dedica per mia figlia. Glielo farò leggere quando sarà guarita”.
Sua figlia aveva vent’anni, e non è mai guarita. Continua a leggere

Quando le donne rinascono, lo fanno seriamente: la storia di Martina Gruppo, La Fata del Caffè

Quando le donne rinascono, lo fanno seriamente: la storia di Martina Gruppo, La Fata del Caffè

Il 26, 27 e 28 agosto, L’Unione Sarda ha pubblicato un mio racconto in tre puntate. Quando me l’hanno chiesto non sapevo che fare: chi mi conosce e mi legge sa che non ho fantasia, so scrivere solo di cose vere, di cose che conosco.
Così ho scelto di raccontare di Martina Gruppo, perchè la sua storia può insegnare molto ad ognuno di noi, soprattutto in un periodo in cui molti si sentono sconfitti dalla società, dallo Stato, dal mondo del lavoro. Martina ha trasformato il suo dolore personale in felicità collettiva, e ci dice che si può ricominciare sempre, magari lontano da dove avevamo creduto, e non sto parlando solo di geografia, ma anche di emozioni.
Per chi non ha potuto comprare L’Unione, ecco qui la versione integrale del racconto. Buona rinascita a tutti. Continua a leggere

Donne ammazzate e uomini che dicono “Basta”

fiaccolata

Ieri sera sono andata al parco di Guardamiglio dove venerdì scorso è stata ammazzata Angelica Timis, una donna di 35 anni che lascia un figlio adolescente.
Ad ucciderla con dieci coltellate è stato l’ex compagno, che non accettava di essere lasciato. Da un anno la perseguitava, e persino l’amministrazione comunale di Guardamiglio si era mobilitata per aiutare la donna a trovare casa e lavoro, per poterle permettere di essere indipendente e più forte. Ma non è bastato.

Guardamiglio, il parco dove è stata uccisa Angelica

Guardamiglio, il parco dove è stata uccisa Angelica

Da quando so cos’è il femminicidio, è già il secondo dramma (QUI il primo) che vedo accadere intorno a me, vicino a casa, ma nonostante l’accanimento negazionista che si espone in modo sempre più evidente (ma a cui risponde in modo eccelso Loredana Lipperini in questo post di oggi), ho qualche riflessione positiva da fare in merito.
Come già avevo evidenziato nel mio pezzo (e nei commenti a seguire) sullo stupro, uno degli elementi che mi disturba maggiormente è la mancata presa di posizione di molti uomini.
Quelli che in pubblico si espongono in maniera seria e che contrastano nelle piazze sociali certi fenomeni di pensiero sono pochi, troppo pochi. Magari lo fanno se interpellati, e se ad ascoltarli o a leggerli ci sono donne: ma lo fanno poco tra di loro, o non lo fanno affatto. Purtroppo stupro, femminicidio, discriminazione, non sono un problema esclusivamente femminile (anche se il prezzo pagato lo è), e finchè non ci sarà in proposito un dibattito serio anche tra uomini non si potranno fare grandi passi in avanti: perché è l’uomo che segrega, violenta e uccide la donna in quanto cosa, oggetto, proprietà. È l’uomo che porta avanti un pensiero arcaico che alimenta certi fenomeni e crea il terreno fertile perché certe tragedie accadano. Talvolta – c’è da dirlo – con la connivenza di alcune donne che si fanno portatrici di una cultura introiettata e assimilata nel peggiore dei modi.
Ieri sera alla fiaccolata silenziosa in ricordo di Angelica c’erano uomini. Non molti, ma c’erano. Ed era la prima volta che ne vedevo.
La persona che ha cercato di fermare l’ex compagno di Angelica mentre l’accoltellava era un uomo, un giovane uomo di 16 anni, che ha trovato la freddezza di bloccare l’assassino, anche se ormai era troppo tardi.
Sono piccoli segnali, ma di fronte al nulla che li ha preceduti non è difficile percepirne l’importanza.
Spero con tutto il cuore che il silenzio smetta di essere per tutti una strada: per la società civile in generale (anche una fiaccolata silenziosa può essere un modo per espellere i fenomeni, per dichiararli nemici), e per gli uomini e le donne in particolare, ognuno per ciò che li compete e poi insieme.

Donne del lodigiano: una mostra dedicata a loro

Gustav Klimt

Gustav Klimt

Per 13 mesi della mia vita ho viaggiato per incontrare donne di ogni nazionalità che avessero una storia interessante da raccontare. Molte di loro le ho intervistate, alcune solo raccontate, ma ognuna era un esempio di vita, saggezza, lotta, talento o rinascita.
Per questo mi è subito piaciuta l’iniziativa “La donna e oltre”, organizzata da La Vie En Rose eventi: una mostra fotografica dedicata a donne note e meno note della provincia di Lodi che in qualche modo si sono distinte per il loro lavoro. Volti immortalati da Beppe Quintini in luoghi simbolo del lodigiano e accompagnati da stralci di storie che raccontano di loro.
Vite di provincia che spesso rimangono lontane dai riflettori, ma che per questo non sono certo meno importanti e potenti.
Dicono le organizzatrici: “L’obiettivo principale è quello di portare alla luce personalità femminili legate alla provincia di Lodi che si sono distinte e che con il loro impegno contribuiscono in modi e in ambiti differenti allo sviluppo del territorio. Questa mostra è stata ideata per celebrare la donna e l’ambiente in cui vive e opera.
Onorata di essere stata invitata a partecipare. Continua a leggere

Stupro? Un’occasione per fare sesso gratis

donna oggetto

Spesso cerco di evitare di entrare in certe discussioni, dalle quali verrei risucchiata inutilmente in nome della relazione senso/tempo. Spesso la frenesia fa passare certe cose sotto i miei occhi senza che riesca a dare loro la dovuta attenzione. Ma altre volte va in modo diverso, e mi impongo di fare uno screen-shot: non lo si può fare al bar, nè a cena tra amici. Ma in rete sì, si può screen-shottare quella parte dei discorsi in cui qualcuno dice che lo stupro è solo un’occasione per fare sesso gratis, e dove un uomo deve ricordare a un altro uomo che non è il caso di scherzare (tu pensa).

Il like che vedete sulla frase del sesso gratuito è, tra l’altro, di una donna.

Non entro nel merito della plausibilità dello strumento anti-stupro che viene proposto nelle immagini, ma è stato pazzesco osservare come le donne che volessero utilizzarlo vengano chiamate “mentecatte”, e a come ci siano uomini che ci dicano che è piuttosto il caso di lasciarsi stuprare con la speranza di rimanere vive. Continua a leggere

Ciao Rachel, donna di pace

rachel corrie 1

Olympia, 10 aprile 1979 – Rafah, 16 marzo 2003
Rachel non aveva nemmeno 24 anni quando è stata ammazzata dalle ruspe israeliane. Aveva lasciato gli Stati Uniti per andare ad operare con l’International Solidarity Movement come attivista di pace in Palestina.

Rachel_corrie 2

Il 16 marzo di 10 anni fa, indossando il giubbetto arancione degli operatori internazionali e armata solo di megafono, cercò di contrastare pacificamente e per parecchie ore l’avanzare delle ruspe israeliane che in quei luoghi sistematicamente demoliscono le case dei palestinesi con pretesti regolarmente infondati.
La casa in pericolo, quel giorno, era quella della famiglia di un medico a cui Rachel si era affezionata nella sua breve permanenza a Rafah: ma nè il giubbetto arancione nè il megafono la salvarono dal bulldozer che le passò sopra due volte. Continua a leggere

A.D. 2013: una donna a capo dello Stato?

Pari o Dispare

Ci sono molti modi per celebrarlo, e molti argomenti per consacrarlo, questo 8 marzo.
Io quest’anno sposo l’idea e l’iniziativa di Pari o Dispare, che solleticano il soffitto di cristallo che separa le donne dalle posizioni di maggior prestigio, scomodando persino il Soglio Pontificio e la Presidenza dello Stato.

Pari o Dispare 1

Un momento così delicato per il nostro paese è un’opportunità per trovare equilibri e regole nuovi, provando ad adottare politiche molto più inclusive di quanto non si sia fatto in passato (fallendo).
Che si voglia ammetterlo o no, questa è una delle strade per tornare ad essere giudicati un paese civile e riprovare a diventare competitivi.
Aprite le porte del conclave, forza.

Tecniche femminili di sterminio

romy schneider

Negli ultimi mesi mi è capitato di osservare diversi gruppi di donne agire in un modo che mi ricorda molto il modus operandi dei governi che vogliono sbarazzarsi di una minoranza etnica che li disturba (per maggiori dettagli: Quando arrivano le cavallette, di Arundhati Roy): fanno rete con potenziali alleati, diffondono cattiverie e calunnie sulla vittima prescelta e cercano di isolarla con ogni strumento possibile per poi sferrare l’attacco finale e debellarla, come un atto doloroso ma necessario.

Jim McGuire

Jim McGuire

L’ho visto avvenire sui social network in certe realtà pettegole e altamente competitive, ma l’ho visto accadere nella vita offline soprattutto nei piccoli paesi, dove gli equilibri di potere sono più facili da gestire e l’aria è particolarmente viziata.
Ho sentito gruppi di amiche accusare una di loro di essersi comportata molto male, ma di essere pronte a perdonarla e di tirarla giù dal banco degli imputati (con ancora tutte le dita attaccate alle mani) in nome dell’affetto che provavano per lei: un numero imbarazzante di volte. Questi gruppi normalmente hanno una stronza capobranco che manipola le altre come le pare, e le altre che – pur intelligenti che siano, rimangono delle gregarie – arrivano a fare volentieri il gioco della strega alfa: perché le fa sentire brave, magnanime, forti e – soprattutto – PROTETTE. Invece l’accusata di turno (perché spesso c’è anche una turnazione in questo gioco al patibolo) deve solo sperare di trovare la forza di mandarle a cagare il prima possibile, e comunque prima di arrivare a credere davvero di aver fatto qualcosa di male per cui abbia assoluta necessità di essere così amorevolmente perdonata dalle sue “amiche” e riaccolta nel gruppo cannibale a cui si è malauguratamente legata. Continua a leggere