Siate ai Filodrammatici, lunedì

teatro

La giornata mondiale contro la violenza sulle donne è appena passata, ma le iniziative degne di nota continuano: il lavoro da fare è notevole, e non ci si può fermare.
I tagli che stanno coinvolgendo la maggior parte dei finanziamenti pubblici stanno rendendo impossibile la sopravvivenza di molte realtà importantissime: tra queste, i centri antiviolenza, che sono spesso l’unica speranza per molte donne e famiglie che si trovano davvero nella disperazione più totale.
Ecco che Lunedì 10 dicembre, al Teatro dei Filodrammatici di Milano, andrà in scena LIBERTA’ MINATA, uno spettacolo di Debora Mancini, con testi di Virginia Woolf; Anne Sexton; Sylvia Plath; Alda Merini; Patricia Highsmith; Artemisia Gentileschi; Ipazia; Caterina de Medici; Auung San Suu Kyi.

Locandina LibMinata-2

Entrata a offerta libera minima di 15 Euro: un momento di incontro e di riflessione che è anche una raccolta fondi, organizzata da Cerchi d’Acqua e volta a tamponare il bisogno ingente di risorse che soffoca il lavoro di queste associazioni.
Associazioni che per molte donne rappresentano la sopravvivenza e la vita.
Se siete a Milano lunedì sera, siateci.

Stop Femminicidio: il giorno dopo

Ieri, nell’auditorium delle scuole medie di Casalpusterlengo abbiamo dato vita a un bell’incontro, celebrando in modo intelligente la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: informando, condividendo, ragionando, conoscendo.
E raccontando di quelle donne ammazzate quasi esclusivamente dai loro compagni e sempre per aver detto un no di troppo: punite per avere espresso un pensiero indipendente, per aver compiuto una scelta di rottura. Ammazzate da partner incapaci di accettare una separazione, o una parola scomoda.


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Il 25 novembre voi dove sarete?

Quasi ci siamo.
La giornata mondiale contro la violenza sulle donne si avvicina.
Quest’anno ho lavorato per e con le Donne in Circolo di Casalpusterlengo, perché è importante partire dal territorio e rendere la comunicazione il più capillare possibile.
Daremo vita ad un evento dal titolo “Non una di più – Stop Femminicidio”.
L’appuntamento sarà per domenica 25 novembre alle 16.30, presso l’Auditorium delle Scuole Medie General Griffini, in via Olimpo 6 a Casalpusterlengo (LO).

Questo il programma degli interventi:

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E col cazzo che il Femminicidio non esiste

E perdonatemi il francese.

La settimana scorsa sono stata invitata ad intervenire al Parodi Live, durante una puntata in cui si parlava di violenza sulle donne: Riccardo Iacona presentava il suo libro “Se questi sono gli uomini”, e Rocchina raccontava gli abusi subiti dal marito per 22 anni.
30 secondi sono sempre una miseria, e mi sono limitata a ribadire che i centri antiviolenza sono sì fondamentali (senza dimenticare anche il progetto pilota di Modena per il sostegno psicologico degli uomini violenti), ma che non si può pensare di risolvere la situazione curando solo il sintomo.
La malattia vera è culturale, e va curata socialmente e politicamente con il contributo del Parlamento, dei media, del mercato del lavoro, della Chiesa, degli intellettuali, delle associazioni, e di ognuno di noi.
Mi rendo conto quanto questo processo sia duro e difficile ogni volta che mi trovo a parlare di femminicidio, soprattutto sui social network.
Le resistenze sono coriacee, e ogni giorno di più realizzo quanto sia importante l’incontro che sto organizzando con le Donne in Circolo di Casalpusterlengo sull’argomento, in calendario per il 25 novembre e di cui vi darò presto le prime indiscrezioni.
Un bel pezzo di Alessandra Quattrocchi oggi sul blog della Lipperini non spiega solo le difficoltà nel mondo dei media e del giornalismo, ma dona anche uno sguardo esemplare su quello che accade nella nostra mente sociale, secondo la quale:
– Il femminicidio non esiste
– Il femminicidio è omicidio, niente di diverso
– Il femminicidio è una sega mentale delle femministe Continua a leggere

Le donne e il porno: per niente #Choosy

Quando si è ritirata dalle scene del porno, buona parte dell’utenza maschile ha indossato il lutto.
Sasha Grey è tornata in video con l’aria di un’algida studentessa repubblicana del Minnesota, denunciando la discriminazione retributiva tra uomini e donne in occasione dell’Equal Pay Day.

Un clip sulle questioni di genere, insomma, dove si dice provocatoriamente che il mondo del porno è l’unica strada che hanno le donne per fare soldi quanto gli uomini.
E un messaggio per la nostra Elsa nazionale: dopo aver fatto la cameriera, la segretaria, l’infermiera, Sasha Grey non è stata per niente #Choosy.

Le parole che non ti ho detto – Capitolo Cristina Parodi

Torresani, hai le porte chiuse”: non me l’aveva mai detta nessuno una cosa così.
Tre giorni di prove tecniche dell’accidenti, per poi aprire una breccia nel firewall e mettermi in contatto da remoto col Cristina Parodi Live Show in veste di opinionista-on-demand (“all’inizio avremo on-air solo uomini perché tutte le opinioniste donne hanno problemi tecnici”, e qui taccio).
Acrobazie inenarrabili e Till Fly messi a dura prova per finire poi in diretta nazionale 15 secondi, e sentirmi dire che in studio la mia erre moscia non arrivava: e ciao ciao Torresani.
Ma ci sono troppe cose che non ho detto alla Cristina e che mi son rimaste in bocca come il nocciolo della prugna. Continua a leggere

Congratulazioni, Giulietta!

Il mondo è pieno di pazzi furibondi.
Io ho incontrato due furiose che in un paese di pessimi lettori, in un momento di crisi d’identità editoriale e in una fase di diffusa recessione economica, hanno deciso di aprire una casa editrice: Lulù e Silvia sono due kamikaze.
In più, hanno l’aggravante di essersi innamorate della mia Giulietta, e di averla voluta pubblicare nonostante fosse già da due anni sul mercato del book-on-demand on-line.
Le carte per la disfatta ci sono tutte.
Ma anche per la poesia: una roba struggente.
Sullo sfondo, l’isola di sassi e cristallo, le donne di terra e sogni, le parole forti e giuste.
Giulietta prega senza nome”, il mio secondo libro, è uscito ufficialmente per Voltalacarta Editrici il 2 luglio 2012, e l’ondata di emozioni e di entusiasmo è stata subito travolgente.
Il 27 luglio lo presenterò per la prima volta al Festival Figiurà, ai giardini pubblici di Sassari, ore 19: e so già che sarà amore.


Atterrerò ad Alghero il 26, correrò a sentire l’intervento di Michela Murgia e poi mi godrò la prima cena e la prima notte sarda dopo anni, non so ancora dove, ma so moltissimo perché.
Ad aspettarmi molte donne, una quattro ruote cabrio, il rapimento, e una promessa: “un posticino che non dimenticherai facilmente”.
Voglio tornare a casa con una valigia piena di cose che – felicemente – non saprò dimenticare. Continua a leggere

Le ex

Alexandra Boulat

Le ex dei nostri uomini sono spesso una piaga.
Perché hanno procurato ferite d’amore insuperate, perché hanno coperto un periodo affettivo piuttosto lungo e quindi il loro nome salta fuori in un numero imbarazzante di citazioni ed esperienze, perché sono ancora innamorate e cercano di mettersi di traverso.
Normalmente noi tendiamo a considerarle tutte delle stronze, delle poverine, o delle rompicoglioni. Quasi sempre brutte, psicolabili, chiatte o sceme.
In realtà sono donne come noi, con le quali condividiamo il destino di avere amato, vissuto o scopato lo stesso uomo.
La lotta per il maschio è una cosa che di norma ci imbruttisce moltissimo, e tende a metterci sempre le une contro le altre, tirando fuori il vero peggio di noi. Succede anche quando un maschio ben preciso non c’è, solo in nome della supremazia per l’accaparramento di un ipotetico esemplare alfa: figuriamoci quando il maschio c’è, e ha tanto di nome, cognome e indirizzo.
Un’ecatombe.
Partendo dal presupposto che io amo gli uomini che sanno quello che vogliono e sanno ottenerlo e tenerselo (e questo esclude a priori imbarazzanti bagarre tra contendenti), e considerando che so quanto valgo rispetto ad alcune, e anche quello che non valgo rispetto ad altre, in certi casi mi sono trovata mio malgrado tirata in mezzo a situazioni poco piacevoli.
Tra ex che manifestano patetici sprazzi di rimpianti off-limits e altre che improvvisano tentativi poco dignitosi di riconquista del Santo Graal, c’è però un consiglio che cerco sempre di seguire: ascoltarle, comunque.
Non chiudere mai completamente le porte ai loro messaggi, diretti o indiretti che siano.
Perché da una parte ci possono dire molto del passato del nostro uomo o del suo modo di essere, e in altri casi ci possono addirittura dare suggerimenti involontari per il futuro.
Certo, ci sono dei filtri finissimi da mettere tra la merda e la realtà, ma vale la pena non smettere mai del tutto di ascoltarle, le donne che hanno vissuto il nostro uomo, quando in qualche modo – e talvolta del tutto involontariamente – ci sanno dire cose.
Così come non è vero che le mogli dei nostri amanti sono solo e sempre delle stronze inenarrabili, frigide e perfide, non è vero nemmeno vero che le ex dei nostri uomini sono solo un fastidio da evitare. Lo sono spesso, ma decisamente non sempre.

Donne con lo sputo

Stamattina ascoltando il telegiornale sento dell’ennesima donna massacrata dal compagno: questo, addirittura, le ha spaccato la testa e le ha dato fuoco. Lei era al nono mese di gravidanza.
Oltre a mettere a dura prova la filosofia non-violenta su cui cerco di fondare la mia vita, questa notizia una volta tanto non mi ha fatto pensare solo alla cultura bacata di una certa parte del mondo maschile, che viene sempre ben alimentata dalla connivenza più o meno consapevole di tutto il resto della società.
Ma anche ai compagni che noi donne ci scegliamo. Innamorate o meno, soprattutto, con chi decidiamo di fare dei figli?
Spesso – anche se non sempre – i segnali per capire che quello che abbiamo di fianco è un uomo potenzialmente autoritario, possessivo, violento o pericoloso, li abbiamo con largo anticipo, per non dire immediatamente.
E cosa cazzo ci stiamo a fare lì, allora?
Stamattina sono arrabbiata: indulgenza e diplomazia le ho lasciate appoggiate sul lavandino, come la fede nuziale quando si sgurano i pavimenti e si lavano i cessi.
Risposte plausibili si trovano in QUESTO POST sul blog “Femminismo a Sud”, ma il mio animo non si acquieta.
Perché non solo spesso restiamo con uomini pericolosi, ma ancor più spesso con uomini inutili, infantili, inetti, vigliacchi, o che non amiamo più: e in questi casi tutte le attenuanti e le giustificazioni che si hanno nelle dinamiche di abuso e violenza vengono clamorosamente a cadere.
Che ognuno, per carità, faccia ciò che vuole della propria vita.
Ma il mio pensiero continua ad andare ai figli: che assorbono una lezione di vita miserabile, apprendono un amore sbagliato, iniziano a dare valore alle bugie, imparano a credere nell’ipocrisia delle menzogne sociali, arrivano a pensare di non poter meritare niente di meglio di quello che si trovano sotto gli occhi.
Ma è per questo che mettete al mondo dei figli? Per insegnar loro una vita tenuta su con lo sputo, piena di sopportazione, falsità, infelicità, colpi bassi, e magari disprezzo?
Non avete dato la vita per tramandare felicità?
Il modello famigliare che loro imparano da voi, in linea di massima andranno a replicarlo (più o meno consapevolmente) nella famiglia che costruiranno da adulti.
Che i bambini la sanno lunga, e le loro ferite verranno a bussare alla nostra porta per tutta la vita.

Eros, il Creatore

 

Eros era il creatore. Divinità primordiale accanto a Caos (il Cielo) e Gea (la Terra). Ancora Cielo e Terra non si erano separati, maschile e femminile erano insieme, compenetrati, a formare un Uno che solo con sforzo intellettuale possiamo provare a concepire.
Eros non era affatto il dio delle unioni. Era forza creatrice allo stato puro. Solo in seguito, curioso destino, Eros diventa il dio dell’amore
.”

Alla voce “Erotismo” leggo questo intervento di Susanna Schimperna nel libro “Parola di Donna” e riconosco lo spiazzamento che provo: spesso, se non ogni volta che spoglio una persona per la prima volta.
L’equivoco di attribuire a Eros valenze armonizzatrici si manifesta in tutta la sua bugia di fronte all’intimità cruda, ai genitali esposti, ai movimenti che non ti aspetti, agli odori veri, alle rifrazioni non immaginate.
Erotico è ciò che spiazza, l’identità sotto pelle che emerge: un’altra persona di fronte e sotto le mani, irrimediabilmente diversa da quella vestita di cinque minuti prima.
La verità del piacere, l’elusione del controllo, il contatto profondo e senza perdono, l’accettazione della possibilità, il racconto delle profanazioni, la rottura degli argini, la sincronizzazione delle pulsioni.
E il rischio altissimo che quello che vediamo, scopriamo e sentiamo – di noi o del corpo accanto a noi – ci piaccia da morire. O non ci piaccia per niente.

“Perché le donne non hanno mai dimenticato il vero Eros, sì, il Creatore, colui che regnava su un universo indifferenziato e se la rideva delle nostre paure e dei nostri distinguo
(Susanna Schimperna)