Adolescenti, deodoranti e altre afflizioni.

Bisogna dargli una mano, ai ragazzi d’oggi. Soprattutto a quelli che han voglia di studiare e che magari mirano a rimpolparsi il cervello. Visto che il nostro stato li penalizza ogni giorno che passa, mortificando la scuola pubblica a suon di tagli e cazzate, nella piccola città di C. si è pensato di organizzare una marcia non competitiva per finanziare alcune borse di studio.
E così sabato mattina ci siamo armati di buona volontà e, polpacci in spalla, siamo andati a camminare. Appena entrata nella scuola per il raduno, sono stata assalita da una zaffata di corpi umani in fermento: quell’odore che non sentivo da secoli, di carne umida e umori abbondanti, un misto di cuoio capelluto sudato e pelle sebacea, agrumi rancidi e humus.
L’odore dell’adolescenza è insopportabile. Continua a leggere

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Sir Edward (ovvero: non tutti i bambini sono uguali)

E’ stato lo zapping-per-caso a farmi incontrare “Senza apparente motivo”, questo film che mi ha regalato una dose di poesia sufficiente per citarlo oggi, a celebrazione della nascita di Sir Edward.
Vi prego, trovate sei minuti per godervi questo estratto, perché non tutti i bambini sono uguali.

In questo momento storico di marcescenza perfetta, ci sono bambini che non faranno per niente la differenza, e altri invece in cui possiamo riporre le nostre speranze.
Con quello che sta accadendo alle nostre istituzioni, nel nostro parlamento, alla nostra giustizia, alla nostra cultura, civiltà e dignità nazionale; con quello che siamo diventati – o che forse siamo sempre stati, ma oggi senza nulla a controbilanciare la schifezza di cui siamo ripieni e ricoperti – sono solo certi bambini che potranno salvarci. Continua a leggere

Più cancro per tutti.

Ricordo ancora quando mi arrivò un sms da un numero sconosciuto con scritto: “Facciamo pulizia! Vota Lega!”. Non si parlava di nettezza urbana, no. Eravamo in campagna elettorale per le comunali, nella piccola città di C., e la coalizione di centro-destra riuscì a spodestare il PD all’urlo “Riprendiamoci casa nostra!”.
L’elettorato di pancia (quello che mette la “x” sulla cartella elettorale sull’onda di moti viscerali, per dirla con eleganza) era stanco di confondere la piazza della piccola città di C. per il centro di Kabul, e così diede la preferenza al beneamato Sindaco di cui vi ho già raccontato. Continua a leggere

A chi devi dire grazie?

È molto importante, a chi devi dire grazie. Perché è qualcosa che ti può rendere orgogliosa o, al contrario, non farti molto onore.
In tante occasioni sono stata indecisa se pubblicare o non pubblicare pezzi, articoli, link, status, twitt, per non inimicarmi o pregiudicarmi l’aiuto di qualcuno che poteva darmi una mano nel faticoso lavoro con le parole. La spinosa arte della diplomazia non mi è mai appartenuta particolarmente, nonostante i consigli appassionati degli amici: “non bruciarti quel contatto, frena la tua linguaccia maledetta”.
Lo ammetto: per diverso tempo ho cercato di filtrarmi, di fare attenzione. Dopo un paio d’anni, mi sono resa conto che non mi è servito a niente, e ho rotto gli argini: felice e gaudente. Continua a leggere

Come siete invecchiati!

Sono basita. Passino i matrimoni estivi, i più tradizionali, dove ci si veste bene con poco e ci si aiuta con un filo d’abbronzatura. La luce accecante appiattisce i difetti e rende tutto più omogeneo. Ma il nuovo trend dei matrimoni invernali celebra la morte definitiva delle illusioni, e sbugiarda tutte le nostre bruttezze.
Sono mesi che contemplo su Facebook le foto di cerimonie e pranzi nuziali con un senso di sgomento: siete invecchiati terribilmente. Continua a leggere

Serafino Tutta Mazza (ovvero, le disavventure della maternità)

Erano due o tre anni che si parlava di questa bambina: quando lei non era ancora nemmeno embrione e navigava felice nell’interregno tra una vita e l’altra, qui si organizzava la sua cameretta verde oliva prima ancora che gli accoppiamenti mirati venissero messi in pratica.
Con un padre marinaio e una madre Presidentessa della Paramount Picture, ci si aspettavano grandi cose da Maddalena (c’aveva già un nome importante, da bellissima peccatrice). Continua a leggere

Al mio Sindaco.

Me lo ricordo anni fa, con l’occhialino da intellettuale, i modi schivi e la militanza che ardeva sotto quel pallore da catacomba: da affissore notturno seriale di manifesti propagandistici, oggi me lo trovo Primo Cittadino in un battito di ciglia, con un piglio tutto nuovo.
Lo sguardo ora somiglia a quello di un roditore, e il fare ricorda quello di alcuni personaggi dei romanzi di Charles Dickens, che studiano con sotterfugio quello che hanno intorno calcolando esclusivamente quanto potrà fruttare.
Una bella evoluzione, tutto sommato. Continua a leggere

La contrada dei morti

Non avrei mai pensato di trasferirmi dalla periferia residenziale, abbandonando le villette a schiera con nanetti di terracotta e prato inglese, nelle claustrofobiche strade del centro storico.
Invece, quando accadde, scoprii piacevolmente la poesia dei pertugi.
Piazzando la mia residenza nella centralissima Contrada dei Morti, i primi odori di benvenuto sono stati quelli delle cacche di piccione e del piscio di cane, perché la Contrada è stretta e incazzata: l’aria fatica ad entrare. I cortili del dopoguerra si affacciano in fila attraverso piccoli portoni, che nei giorni di cattivo tempo diventano bocche gelide e sventrate: il vuoto dell’incuria vomita pioggia e vento, all’improvviso, rivoltando ombrelli, sollevando gonne.
La Contrada è una via di madonne dipinte, e di vecchi. Continua a leggere

La grande delusione della piccola provincia.

Venerdì sera c’è stata la seconda presentazione di Giulietta, e anche questa volta le presenze hanno di gran lunga superato le mie aspettative. È sempre difficile far muovere le chiappe alla gente per andare a sentir parlar di libri: è difficile farglieli leggere, figuriamoci.
Ma nonostante di fronte a me abbia sempre trovato un numero di persone confortante (persino più confortante di quelle che ho contato alle presentazioni di scrittori famosi e affermati), ci sono state sempre delle assenze che urlavano. Dispiacendomi. Continua a leggere

La lezione della signora Carla

Mi diverte sempre raccontare la storia della Signora Carla, perché la dice lunga su un sacco di cose.
Carla è una parente acquisita, e ogni volta che mi vede mi raccomanda di non sposarmi. Lei l’ha fatto intorno ai vent’anni (oggi ne ha sessanta), ha fatto due figli, si è separata. Poco dopo ha incontrato Rino, e provata dalla fallita esperienza matrimoniale, ha deciso di gestire questa nuova relazione in maniera completamente diversa.
Mi dice: “Gliela davo solo in vacanza. Praticamente ero sempre in viaggio. Anche quando è venuto a vivere con me ed i miei figli, dopo anni di relazione, stessa storia. Dormivamo in stanze separate, e lui la vedeva solamente in versione turistica”.
E poi?
“E poi un bel giorno mi ha fregata. Mi ha detto: se mi sposi ti porto a Capri. Sai Elena, in quegli anni Capri era il mito della bella vita, l’altrove dove tutti volevano andare almeno una volta nella vita. Beh, l’ho sposato.”
E com’è andata?
“Ci credi se ti dico che Capri non l’ho ancora vista?”. Continua a leggere