Quando, come e perché perdere il lavoro può essere un’opportunità

Analisa Aza

Analisa Aza

Oggi, in Italia, quando si perde il lavoro, si prospettano principalmente due scenari: poter beneficiare degli ammortizzatori sociali o non poterne beneficiare.
Cadere nella seconda casistica può essere disperante, perché in molti casi diventa una questione di sopravvivenza. Se però si ha diritto a cassa integrazione, mobilità o disoccupazione, la prospettiva cambia.
O meglio: può essere cambiata.
Per diversi mesi si potrà godere di un’entrata fissa, inferiore allo stipendio percepito come lavoratori attivi, certo, ma il risvolto della medaglia sarà la disponibilità di un bene di immenso valore che si chiama “tempo”. Continua a leggere

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Decalogo di un’astensionista di sinistra

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Il problema è che si è sbagliato troppo. Si è abusato così tanto della buona fede popolare e dell’ignoranza, che ora non c’è più tempo per nulla. Nella mente di un astensionista non c’è più spazio per la speranza, ma solo per il rischio ragionato.

1 – Molte persone hanno lottato e sono morte per avere il diritto di voto: motivo in più per non sprecarlo.

2 – Turarsi il naso non è una soluzione: abbiamo già provato tutti a farlo troppe volte e i risultati sono disastrosi. Il Paese è al naufragio, senza che  ci sia nessuno che abbia la possibilità o la volontà di salvarlo, tantomeno governi di larghe intese che alimentano solo l’immobilità e il poltronismo (non inteso come pigrizia).

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3 – Non sono uno stercorario, ma un cittadino. Perché una candidatura e una proposta elettorale abbiano il mio voto devono ALMENO essere convincenti, etiche, competenti, di pubblico servizio e di qualità.

4 – A fronte del soddisfacimento dei requisiti al punto numero 3, potrebbero essere anche accettati programmi elettorali che non incontrino al 100% il mio favore ma che rappresentino un buon compromesso tra risorse e doveri.

5 – Non è detto che un governo di sinistra sia migliore di un governo di destra. Ci sono governi, candidati e programmi pessimi da entrambe le parti. Il fatto quindi di essere di sinistra non mi porterà a votare per forza la proposta che arriva dallo schieramento politico che mi dovrebbe rappresentare.

6 – Il mio voto non sarà mai più un voto per evitare il peggio, ma solo un voto per avere il meglio. Mi hanno già raccontato diverse volte la favola del “bisogna stare uniti contro il nemico” salvo dimostrare poi di non essere meglio del nemico stesso.

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Raccontare il male per fare il bene: la Festa della Donna 2014

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La violenza è potere. E il potere è come una droga: difficile da abbandonare
Pagina 80, Il male che si deve raccontare, di Simonetta Agnello Hornby e Marina Calloni, Edizioni Feltrinelli.

Pagina 40 e 41: “In Italia, nell’80 per cento dei casi l’autore della violenza è italiano. Nel 50 per cento dei casi di violenza, anche sessuale, è il marito o il convivente della vittima. […] L’uccisione da parte di persone note alla vittima è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni.

Un libro che racconta la storia di Fenella e della sottomissione di una famiglia intera, l’ospedale psichiatrico per chi si rompe, il teatro dell’abuso di Lusaka, gli schiaffi e i pugni a Filomena in Sicilia, la famiglia disfunzionale di Imogen dove le figlie erano costrette a perdere la verginità col padre, le madri disumanizzate che non difendono i figli dagli abusi perché perdono la cognizione del bene e del male, il suicidio della signora Wanda costretta ad accogliere e a riverire le amanti del marito per decenni. Continua a leggere

Perchè non credo sia necessario parlar bene degli avversari

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Da una parte ci sono i competitor, i concorrenti che abbiamo in campo professionale.
Normalmente nei confronti di questa categoria di persone sono sempre stata piuttosto lucida: so capire quelli che sono di gran lunga più bravi di me e quelli che invece non lo sono, anche se magari hanno più successo. Con i competitor riesco anche a diventare amica, o ad instaurare un rapporto di collaborazione e di stima.
Sui social metto like e retwitto qualsiasi cosa reputi buona, senza calcoli, invidie malsane e boicottaggi di sorta: me ne frego spavaldamente, perché penso che ci possa essere posto per tutti quelli che lavorano bene.
La mia unica preoccupazione è fare del mio meglio per essere all’altezza di lettori, clienti e partner.

Però poi ci sono gli avversari, che sono un’altra categoria, normalmente ideologica.
È morto Giorgio Stracquadanio, un politico che nella vita avrò sentito parlare tre volte e mi è sempre sembrato un servo poco brillante. Oggi tutti ne tessono le lodi. Gad Lerner dice che si confrontava con lui piacevolmente, di tanto in tanto. Se persone con una cultura e un’intelligenza più grande della mia dicono così, probabilmente sono io a sbagliarmi. Probabilmente dovevo ascoltarlo parlare o meglio o di più ma, in linea di massima, dopo il terzo round di stronzate investo il mio tempo per ascoltare altro.
L’altro giorno in un gruppo di Facebook, un amministratore ha scritto verso un suo – chiamiamolo così – avversario ideologico: “Infine mi rivolgo a [Mr X]. Ti conosco da tanto tempo e ricordo bene i tuoi atteggiamenti e le tue opinioni legittime e mai banali
Ora, capisco che il conoscersi da tanto tempo sia spesso una zavorra nel gestire le pubbliche relazioni con gli avversari. Capisco anche la necessità di mantenere rapporti e civili e cordiali. Si può pensarla in modo diverso, scontrarsi, ma cercare di rispettare le sensibilità altrui. Continua a leggere

Gli italiani impreparati a migrare, con le ultime 50 euro in tasca

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Sono circondata da persone che se ne vanno, o da amici e famigliari di persone che se ne vanno.
Dall’Italia, dal Paese moribondo.
L’altro giorno un amico mi ha detto: “Ho in tasca l’ultimo 50 euro”.
L’emigrazione non è un vezzo né un capriccio, e ora diventa sempre più una necessità: per l’assenza di lavoro, per il divario tra costo della vita e retribuzioni, per la morte delle possibilità e delle speranze (politiche, sociali, economiche).
Il benessere ci aveva addormentato e ora il risveglio è tragico.
Sono appena stata in Marocco per Brand-it-up Travel, e lì i bambini a scuola hanno tre lingue obbligatorie: arabo, francese, inglese. Poi, se vogliono, si prendono lezioni private di italiano e spagnolo, e lo fanno: sanno di essere un popolo che può vivere soprattutto di turismo e che spesso è costretto ad emigrare.
Noi no, noi proprio non ci immaginavamo, e siamo stati presuntuosi sia nel trascurare il turismo sia nel trascurare le lingue straniere, senza contare le cose in cui ci siamo dimostrati tremendamente stupidi, di quella stupidità che dura quarant’anni o cinquanta e che quindi non ha motivo di essere perdonata. Continua a leggere

Perchè ho detto che SONO POVERA a tutta l’Italia

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Sì, più o meno a tutta l’Italia, dato che il post de L’Isola dei Cassintegrati dove dichiaro la mia povertà è finito in home-page su L’Espresso.
Michele Azzu e Marco Nurra avevano già dato spazio ad un pezzo della mia storia (QUI), ma poi il 3 gennaio ho letto QUESTO articolo, e dalla tastiera mi è uscito un commento:

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Ecco perchè, quando i ragazzi de L’Isola me lo hanno chiesto, ho deciso di metterci la faccia.
Perché la povertà non è una vergogna, ma una situazione in cui in alcuni casi ci si trova senza responsabilità alcuna. Sono ben altre le persone che dovrebbero provarla, la vergogna.
Quelli, ad esempio, che hanno detto: “Non vi abbiamo pagato perché non avevamo i soldi” e il giorno stesso arrivano in azienda con una dueposti nuova di fiamma, chiudono una Spa con milioni di euro di debiti e riaprono una Srl con denari caduti dal cielo di nostrosignore. Continua a leggere

AFLIN parte dalle bambine

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Nei Paesi in via di sviluppo ogni giorno 20.000 ragazze sotto i 18 anni partoriscono e ogni anno ne muoiono 70.000 per complicazioni legate a gravidanza e parto. La maggior parte di loro sono sposate, spesso obbligate a contrarre il matrimonio (39.000 ogni giorno) con uomini molto più vecchi, in violazione dei loro diritti fondamentali. Una su 9 viene fatta sposare prima dei 15 anni.
Ogni anno ci sono anche 3.2 milioni di aborti praticati tra le adolescenti con metodi non sicuri.
Esiste un legame forte tra gravidanze precoci e istruzione, lavoro, benessere, salute: le ragazze che sono costrette a diventare madri in età adolescenziale rischiano a volte la morte, a volte “solo” gravi complicazioni sanitarie.
Vengono escluse dall’istruzione, dalla vita lavorativa, dalla possibilità di avere una vita sociale attiva e redditizia. Continua a leggere

Dal Festival del Giornalismo di Perugia una lezione di coraggio e dignità

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Qualche giorno fa la doccia fredda: l’edizione 2014 del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia non si farà.
Lo hanno dichiarato gli organizzatori sul sito dell’evento, ed è stato subito subbuglio generale.
Una delle migliori manifestazioni culturali italiane ha deciso di tirare i remi in barca per carenze di budget, ma i retroscena raccontano una storia più difficile da digerire: molto italiana nelle cause, potenzialmente rivoluzionaria negli effetti.
Nella conferenza stampa di stamane, Arianna Ciccone e Chris Potter hanno spiegato l’infinito teatrino del potere, la difficile gestione delle dinamiche dei finanziamenti pubblici e dei giochi di forza, i problemi insormontabili che si incontrano cercando – semplicemente – di far bene il proprio lavoro. Continua a leggere

Cassintegrazione felice: la mia storia da L’Isola dei Cassintegrati a Cosmopolitan

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Dopo essere stata raccontata sul blog dell’Isola dei Cassintegrati, ospitato da L’Espresso, la storia della mia cassintegrazione felice è finita anche su Cosmopolitan di Ottobre.
Ringrazio Michele Azzu, Marco Nurra, Annalisa Piersigilli e tutti coloro che hanno reso possibile la diffusione di un punto di vista diverso rispetto alla pura disperazione: spero che la forza, l’impegno e la speranza riescano in qualche modo ad averla vinta sul dramma che sempre più persone stanno vivendo e che è ormai un dramma sociale di portata devastante.
Cerchiamo di trovare vie d’uscita, non rassegnamoci alla sconfitta, apriamo le nostre vite ad esperienze e a cambiamenti che magari ci sembrano improponibili, ma magari potrebbero anche salvarci la pelle. Continua a leggere

La lotta di classe capovolta: oggi i ricchi fanno la guerra ai poveri

La lotta di classe capovolta: oggi i ricchi fanno la guerra ai poveri

Oggi ho deciso di celebrare il mio 11 settembre segnalando alcuni pezzi interessanti che ho letto in questi giorni: direttamente o indirettamente, legano questo anniversario (che è il quarantesimo del golpe cileno grazie al quale Pinochet cacciò Allende ed avviò il lungo periodo della dittatura militare e dei desaparecidos) alla volontà di analizzare la nostra storia economica e sociale di oggi.
Siamo in un momento storico in cui il ceto medio-alto si nutre come un parassita del ceto medio-basso e del suo torpore, con un opportunismo senza scrupoli che non pare avere nemmeno la lungimiranza di tenere l’ospite in vita per poter continuare a nutrirsene. Continua a leggere