Quelli che erano fighi quando eravamo giovani

Quand’ero piccola mi piacevano le teste calde, che è un modo carino per dire le teste di minchia.
A volte erano i capibranco (che in certi casi erano i teppisti più creativi), a volte erano i mattatori del gruppo, a volte le anime tormentate.
Da adolescente non mi piacevano i bravi ragazzi, ma le ragioni le avrei capite intorno ai 30 anni, quando decisi di farmi due domande sul perchè avessi sprecato tanto tempo e forze e patimenti dietro a figure tanto palesemente fallimentari.
A fregarmi era stata spesso la dolcezza che vedevo dietro leadership discutibili, ma è capitato anche che a fregarmi fosse il cervello. Perchè in alcuni (rari) casi, dietro ai lazzaroni si nasconde un’intelligenza tanto viva da essere stupefacente se paragonata a quella della maggior parte dei loro coetanei.
Sono passati vent’anni, e vent’anni sono una finestra temporale sufficiente per poter tirare un po’ le somme su quello che ognuno di noi è diventato. Continua a leggere

Adesso non siamo più noi

Illustration by Inslee Haynes

Illustration by Inslee Haynes

Quando torno al paese dove sono nata, guardo la gente seduta fuori dai bar dove passavo il tempo io fino a 4 anni fa, e non riconosco più nessuno. I tavolini sono occupati da persone mai viste che stanno riempiendo le mie piazze e le mie strade con ricordi e storie completamente disconnesse da me.
Non credo sia solo perchè me ne sono andata a vivere da un’altra parte: credo che questa sensazione di espulsione abbia più a che vedere con il tempo che passa e l’età che avanza.
Finchè vivevo con i miei genitori ero sempre in giro, uscivo la sera ogni volta che potevo, il mondo fuori dalle mura domestiche era dove tutto succedeva.
Il mondo fuori era il mio teatro, la mia luce, il mio palcoscenico.
La portineria dove ho passato delle meravigliose serate di luglio a baciare un ragazzo coi boccoli, la sala giochi e l’osteria dove ci si trovava sempre tutti, le viette dove si fumava, i portici dove si aspettava l’alba dopo una notte in discoteca, i parcheggi dai quali si partiva tutti insieme per una notte di cui poi si sarebbe riso tanto, i campi dove si faceva l’amore in macchina, la panetteria dove comprare la pizza alle quattro del mattino, il bar dove si faceva l’aperitivo ogni domenica in uno stato semi-catatonico. Continua a leggere

La bambina che é la mia discendenza

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I bambini non mi sono mai piaciuti, ma poi é arrivato Leonardo, e in quell’estate caldissima mia sorella e suo marito hanno messo al mondo ‘sta creatura che mi ha fatto piangere d’amore per tre mesi di fila.
Oggi c’é Maddalena, che é la chiusura perfetta del cerchio, la voce che mancava per continuare la nostra discendenza femminile così piena di storie.
Essere madrina al suo battesimo per me é stato il passaggio del testimone, la prosecuzione di una saga.
Quello che auguro a questa bambina dal carattere forte é di ereditare due cose molto importanti delle femmine di casa. La capacità di fare innamorare e la vocalità. Le donne della nostra famiglia hanno sempre parlato, raccontato e cantato moltissimo. Maddalena, ti auguro di diventare una donna portata per la felicità, che sappia produrre gioia intorno a sé e che porti unione, qualsiasi cosa tu decida di fare della tua vita.
Visto che i tuoi genitori hanno deciso di battezzarti secondo il rito cattolico, spero tu sappia essere rivoluzionaria come lo sono stati Maria e Gesù: la prima nel fare una scelta estremamente coraggiosa, che ha sfidato molte regole sociali in nome dell’amore: il secondo nel portare uguaglianza e perdono là dove c’erano divisioni e pregiudizi.
Il mondo ha capito tanto poco del loro esempio, che Maria e Gesù sarebbero rivoluzionari ancora oggi, duemila anni dopo.
Maddalena, ti auguro di avere la saggezza di tenerti lontano dai rapporti malsani e dalle manipolazioni. Ti auguro di avere la forza di lottare contro le inguistizie, e non sarà facile in questa Italia cosi dura e iniqua con le donne.
Tu però hai il piglio delle femmine di pianura, quelle con le mani appoggiate sui fianchi, l’onestà nel cuore e la voce ferma: saprai farti valere.
Piccola Dossena, dai continuità alle donne dalla risata generosa e, se possibile, fallo cantando.

A mia sorella, che non è qui

Dazey Chic

Dazey Chic

Che cosa mi hai fatto, Michela, quando hai messo al mondo Leonardo.
Che danno, che miracolo.
Non ti erano mai piaciuti i bambini e guarda che scherzo, mio dio.
In sala parto stringevi le gambe perché dicevi che era impossibile che un neonato uscisse da lì, e te le han dovute legare spalancate, quelle gambe, per dimostrarti che invece l’amore mio la sua strada l’avrebbe trovata facilmente.
Che cosa mi hai combinato, Michela.
Mi hai trasformato la vita facendo cose che non avrei mai immaginato e mi hai ribaltato il mondo con un fiume d’amore con cui ancora oggi fatico a fare i conti.
Da piccola eri petulante, avevi tutto l’insopportabile delle figlie preferite, mi dicevi che ero cattiva perché facevo sempre scontenta la mamma. Dicevi, col naso e il mento rivolti al cielo che stava sopra di me: “Io da grande sposerò l’uomo che vorrà la mamma, anche se sarà brutto e povero”.
Tu che poi mi rubavi i reggiseni, leggevi tutti i miei diari e vivevi la mia vita senza che io me ne accorgessi, presa com’ero dalle mie lotte adolescenziali fatte di rabbia e di niente. Conoscevi tutte le mie compagne di classe per nome e per storia, i miei baci per sapori e nascondigli.
Senza saperlo, ti prendevi le mie fobie e le mie catene. Continua a leggere

Solo un’altra che se ne va

andarsene

Siamo in tanti ad andarcene, ormai è un’emorragia.
Io sono solo una di una folla, ma stavolta sono io e non un altro: questo, nella mia sceneggiatura personale, fa la differenza. Tutto è diverso quando sei tu e non un altro.
WimDelvoye, un artista belga, ha rappresentato gli esseri umani in sintesi nella sua opera “Cloaca Machine”: un grande apparato digerente che ingurgita cibo ed espelle rifiuti.
Per discostarsi da questo realismo cinico ci restano i sentimenti che proviamo, le relazioni che creiamo e sogni che realizziamo, quelli che ci portano un po’ più su delle nostre budella.
Per questo, in Italia lascio un lavoro a tempo indeterminato, una casa, un’auto, la mia famiglia e tutte le certezze, le radici che ho. Parto arrabbiata, con la fretta di chi sente di abbandonare una nave che sta affondando.
Ogni giorno mi alzo dal mio letto nella Pianura Padana sentendo di subire un’ingiustizia che non sono più disposta a sopportare, con l’unico rammarico di aver stupidamente sperato troppo a lungo di poter in qualche modo, nel mio piccolo, cambiare le cose.
Me ne vado perché devo aprire una Partita Iva per il mio bellissimo lavoro da freelance, ma non ho intenzione di farlo in Italia. Me ne vado perché sono stufa di lavorare come un asino e vedermi sottratta la maggior parte del reddito da uno Stato che io considero vergognoso da troppi decenni. Continua a leggere

Trovare l’anima gemella, true stories

DTM INC

DTM INC

Come ho scritto nel libro “Giulietta prega senza nome”, i disegni di Cupido a volte sono piuttosto discutibili.
La percentuale di persone che si accoppiano col vicino di casa o col compagno di banco fa riflettere sull’amore ma anche sul progetto logistico del dio dell’amore.
Oppure, se vogliamo, sulla pigrizia dell’essere umano che spesso va al risparmio energetico e si accasa dov’è facile, spesso con un tasso di infelicità altissimo: in molti si accontentano di rapporti stabili senza passione pur di non dover correre rischi (come quello della solitudine o delle vacanze d’agosto senza certezze).

John Holcroft

John Holcroft

Personalmente, dopo aver sognato e vissuto amorazzi lontani ed esotici, resi estremamente poetici da distanze, nostalgie e viaggi, mi sono innamorata di un compaesano: una disdetta letteraria ma rocambolesca per dinamiche e destino. Dopo tre mesi dal nostro primo incontro (di cui, per pudore, non vi racconto i dettagli) siamo andati a convivere, abbiamo iniziato a viaggiare per il mondo insieme e ora, tre anni dopo, stiamo per emigrare.
Tutto ciò che non avremmo mai immaginato e che ha richiesto ad entrambi tempo per vincere lo sbigottimento, pazienza per assorbire il cambio radicale di vita, coraggio per fare le scelte che abbiamo fatto.
Ieri, leggendo un articolo su come si sono incontrate alcune coppie di Travel Blogger, trovo una storia in particolare che cattura la mia attenzione, quella di Mike e Megan: lei australiana, lui americano, si incontrano in Africa (Tanzania) e hanno solo un giorno a disposizione per conoscersi e riconoscersi.
Bene, quel giorno ha cambiato la loro vita. Continua a leggere

Il potere dei desideri soddisfatti

Jennifer DeDonato

Jennifer DeDonato

Molte persone hanno dei desideri.
Alcune di queste persone si danno da fare per soddisfarli. Molte altre preferiscono lamentarsi e affogare nella propria frustrazione.
Sento spesso dire: “Eh, sai, ora i bambini sono piccoli, non possiamo, aspettiamo che crescano.”
Una sciocchezza come tante.
Poi la pensione arriva in un attimo (o quasi): la vita è volata, i desideri si sono mummificati.
Ho sempre sentito i miei genitori sognare di luoghi lontani, di viaggi, di Paesi da vedere. Li ho visti guardare per una vita intera programmi in TV sulla natura, sugli animali, su itinerari esotici e città piene di storia.
Il culo quasi sempre sul divano, però. Sai, il lavoro, la famiglia, i soldi.
Poi è stato il momento della salute. I figli sono cresciuti, la pensione è arrivata, ma la malattia li ha truffati e hanno dovuto pure fare i conti con la paura di spostarsi.
Ho sempre cercato di portarli con me, io che non riesco quasi nemmeno a disfare le valigie tra un viaggio e una gita, ma non c’è stato niente da fare. Mostravo foto, portavo racconti, cercavo di spronarli: fallivo.
Di tanto in tanto partivano per viaggi brevi, ma c’era sempre qualcosa che andava storto. Continua a leggere

Nessuno mi aveva detto che anche alle Fate viene il Cancro

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Dicono che il cancro non fa male. Mentono.”
Scopro così di Martina, a due giorni dalla sua operazione.
Le scrivo via Facebook per programmare il nostro incontro di dicembre a Londra, tre anni dopo l’intervista che le feci per quel progetto sulle donne che cambiano il mondo.
Chi legge questo blog sa chi è Martina, la Fata del Caffè.
QUI la sua storia, che avevo raccontato anche sull’Unione Sarda.
Durante i 13 mesi di ricerca per il progetto Maggie, Martina ha rappresentato per me l’emblema del femminile, il simbolo della rinascita fertile e del potere curativo della generosità.
Oggi, la sua vita mi sembra quella dei crepacci e delle fratture più terribili, l’inferno piazzato al centro del paradiso, il burrone quando meno te l’aspetti, l’ingiustizia dello sgambetto più infido.
Anni fa, abbandonata dal primo marito il giorno della fecondazione assistita.
Oggi, un cancro scoperto nei giorni in cui il suo amore le chiede la mano. Continua a leggere

Mamme che viaggiano con i loro bimbi: a loro dico grazie

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Essere travel blogger mi ha portato ad incontrare una tipologia di mamme che conoscevo poco: quelle che viaggiano e che spesso lo fanno con mariti e figli. Figli talvolta molto piccoli.
Scoprono il mondo insieme a loro, passo dopo passo, sapore dopo sapore. Su treni, auto, aerei. Dentro ai musei, nei ristoranti, per le strade, nelle chiese e nei parchi. In Italia come in Cambogia, in Francia come in India.
Io le amo.
Perchè mi fanno vedere un aspetto della maternità e della famiglia che credevo non esistesse.
Quello che ho visto per gran parte della mia vita è stata l’omologazione verso il basso, vacanze preconfezionate sempre uguali tra spiaggia e passeggiata sul lungomare: ogni anno lo stesso panorama, ogni stagione lo stesso scenario. Confortevole e comodo, non c’è dubbio, perché i figli costano moltissima fatica, una fatica a tratti estenuante.
Eppure ci sono mamme che lo spirito dei loro figli lo vogliono riempire con incontri e sceneggiature diverse, stuzzicando la curiosità e i desideri che ogni amore dovrebbe portare con sé, regalando esperienza e conoscenza, che sono i semi della libertà.
La curiosità conosce poca pigrizia, e la fantasia ha bisogno di linfa. Continua a leggere

Quando il Wedding Planner racconta la vostra storia d’amore

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Racconto storie per lavoro. Le racconto per me, per le aziende che chiedono il mio supporto, per le destinazioni che mi accolgono.
Lo faccio perché le storie hanno valore e potere, ed è per questo che mi è piaciuto subito il progetto di SeSolo Wedding. Loro sono tre ragazze lodigiane che lavorano soprattutto (ma non solo) tra Milano e la bassa padana, organizzando eventi e matrimoni. Hanno ideato diverse formule, ma la mia preferita è la “Green”: matrimonio eco-friendly, natura, ville e cascine, prodotti a Km0. Semplicità, sostenibilità, e uno stile eco-chic che mi piace un sacco.
C’è un concorso fotografico aperto, in premio la possibilità di vincere la consulenza SeSolo per l’organizzazione del proprio matrimonio, ma per i dettagli vi rimando al comunicato stampa incollato alla fine di questo post.
Vi voglio parlare piuttosto dello storytelling dei sentimenti che le ragazze di SeSolo propongono agli sposi. Grazie alla collaborazione con artisti locali (musicisti, canzonieri, artisti, poeti, illustratori), creano il racconto della storia d’amore che è stata capace di portare due persone sull’altare, scegliendosi per tutta la vita. Un tributo all’unicità di ogni relazione, la valorizzazione di un percorso che non sarà mai uguale a quello di qualcun altro.
Mi sono commossa vedendo e leggendo alcuni loro lavori, io che non amo le cerimonie e i traguardi preconfezionati. Mi sono entusiasmata al loro stile e alla bravura dello staff, io che con lo scetticismo ci ho fatto una filosofia.
Non dovremmo mai perderci il racconto di ciò che siamo e di ciò che stiamo costruendo con le persone che amiamo. Perché al di là di riti e celebrazioni, la nostra storia è il canovaccio che ci porteremo sempre appresso e dentro, in continua evoluzione con le scelte che facciamo – più o meno consapevolmente – ogni attimo della nostra vita. Continua a leggere