La bellezza dei GRAZIE

Mar Hernández Malota

Mar Hernández Malota

Dopo molto lavoro, è finalmente uscita la nuova copia di Conversations, il magazine cartaceo (è questa, per me, la COSA speciale) per cui a volte scrivo. Conversations è bello, ed è una sfida continua.
La sensazione di tenere fisicamente tra le mani il risultato del proprio impegno per creare contenuti di qualità è sempre piacevole: credo sia il potere appagante della carta, il suo fascino mitologico.
Insieme a Conversations è arrivato anche un cartoncino con un grazie.
E personalmente credo che i grazie non siano mai scontati.
In Marocco, dove sono appena stata per Brand-it-up Travel, spesso lo dicono mettendosi una mano sul cuore, ed è una gestualità che accompagna bene una parola di cui non ci si dovrebbe mai dimenticare.  Continua a leggere

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Gli amanti di cui mi frega, le energie negative di cui non mi frega un cazzo

Robert Doisneau

Robert Doisneau

I periodi in cui si è impegnati a costruirsi un futuro che sia in qualche modo legato ai propri sogni fanno emergere un sacco di cose.
I sogni sono faccenda delicata, e destrutturare una vita per ricostruirla come ci piace lo è ancora di più. Il mondo emotivo da cui si viene risucchiati è quello dell’agricoltore che vanga e semina incessantemente, guardando con stupore i germogli che sbucano dal terreno.
L’effetto di tutte le stronzate che ruotano attorno e di cui ci si rende conto non appena si alza lo sguardo dalla terra crea quindi ancora più sgomento.
Molte persone preferiscono passare il loro tempo a lamentarsi piuttosto che rimboccandosi le maniche per migliorare la loro situazione, e molte altre – nella probabile incapacità di farlo – si permettono di criticare, invidiare, boicottare, strumentalizzare, sparlare, seminar merda e lavorare contro.
Forse non avevano così ragione quelli che si sono battuti per la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore la settimana, se poi il tempo libero la gente lo usa in modo così velenoso e sterile.
Da anni metto tutto il mio impegno nel raccontare storie che – per me – ha Continua a leggere

Mio nipote ha imparato a prendermi per il culo prima ancora di imparare a parlare

Mio nipote ha imparato a prendermi per il culo prima ancora di imparare a parlare

Cerco di farlo addormentare, sono allungata accanto a lui che gioca. Man mano che gli si chiudono gli occhi, nascondo i giochi dietro la mia schiena, in modo da togliergli le distrazioni. Quando sembra sull’orlo del crollo, si rialza in piedi arzillo e – ridendo come un pazzo – recupera i giochi nascosti dietro la mia schiena e ricomincia a divertirsi. Come a dire: “Pensavi di avermi fregato, eh?!”
Ora, il poppante ancora non parla, ma sa benissimo sfottere. 15 mesi (mica è nato ieri, del resto) e gli sono già ben chiare l’ironia e il dileggio. Mi stupisce sempre vedere come ci siano sistemi di comunicazione primordiale che funzionano al di là della parole e dell’età. Continua a leggere

Io odio il cancro

Io odio il cancro

Ci sono pensieri che non mi ci stanno nella testa, e il cancro è uno di questi. Non mi ci stanno sebbene ci abbia scritto un libro, e abbia passato gli ultimi due anni della mia vita a presentarlo in giro per l’Italia: un esercizio di esorcismo personale, una risposta alle mille domande che una risposta, di fatto, non ce l’hanno.
Nelle librerie, nelle biblioteche, nelle piazze, ci sono state persone che – a presentazione terminata – mi sono venute a raccontare la loro storia dolorosa, una lotta alcune volte finita bene, ma in molte altre conclusasi in un modo disperante.
Mi ricordo ancora di una bellissima donna sarda vestita di verde, che mi porse la sua copia di Giulietta e mi disse: “Scrivimi una dedica per mia figlia. Glielo farò leggere quando sarà guarita”.
Sua figlia aveva vent’anni, e non è mai guarita. Continua a leggere

Lo Hobbit e la vita di merda

lo hobbit

La settimana scorsa sono andata al cinema a vedere Lo Hobbit. Avevo letto il libro di Tolkien in terza media, conosco gli Hobbit da tempo: sono creature strepitose, infinitamente migliori degli umani.
Amano un po’ troppo la vita tranquilla, ordinaria, senza forzature: ecco, se proprio dovessi trovar loro un difetto, sarebbe proprio questo eccesso. Il considerare il rischio come la peggior sventura, e le avventure come il disonore più assoluto, non è esattamente una dote.
Certo, noi uomini non siamo molto da meno: dopo la soddisfazione dei bisogni primari (mangiare, dormire, espletare le funzioni corporee), costruirsi una sicurezza economica e affettiva è uno degli istinti conservativi più forti. “Stabilità” è dalla maggior parte di noi considerato sinonimo di “felicità”, e in termini riproduttivi e evolutivi ha forse un senso. Ma non sempre: i coraggiosi e gli esploratori hanno spesso salvato il culo a un sacco di gente, anche se quasi mai a se stessi.
In nome della stabilità e della sicurezza, molti di noi vivono con persone che non amano, fanno lavori che odiano, abitano in luoghi che disprezzamo: spesso per tutta la vita.
Bilbo Baggins, forse per quel sangue Took che gli scorre nelle vene, ha abbandonato la sua casa sotto la collina ed è partito con i nani: puzzolenti e rozzi guerrieri senza patria. Nessuno gli ha assicurato che sarebbe mai riuscito a tornare.
Gandalf il Grigio, all’inizio del suo viaggio, gli dice: “Casa è ormai dietro di te, il mondo ti è davanti.
Spesso la vita e la magia ci aspettano proprio fuori dalla nostra comfort zone, per quanto difficile, assurdo e spaventoso ci possa sembrare.
Quello che auguro a tutti noi, per questo 2013 appena iniziato, è di avere un po’ di quel sangue Took nelle vene, e di trovare la forza di dargli un po’ di credito.
La paura è un elemento salvifico o castrante, a seconda del momento e della dose.
Ma fare una vita di merda non è la risposta.

 

La dura vita degli Storyteller

Nel post precedente vi ho detto della mia nuova avventura professionale: cantastorie, content curator, social media manager.
Ci vuole un sacco di fantasia per fare questo lavoro, oltre a tutto il resto che serve per fare qualsiasi altro lavoro: esperienza, preparazione, impegno, abnegazione, talento (if any).
Per allenare la fantasia io e il mio socio le escogitiamo tutte.
Inventarci degli alter ego è uno dei metodi che preferiamo.
Brunello e la Pùsi (con la “u” pronunciata alla francese), ad esempio, sono due lemuri.
Brunello Bava era un sicario, ma quando ha incontrato la Pùsi ha cambiato vita e ha iniziato a fare il cantautore neomelodico per guadagnarsi da vivere onestamente: si è fatto anche crescere i riccioli biondi, perchè voleva essere il suo angelo.
La sera in cui stavamo creando questi personaggi, Damiano mi ha chiesto: “Dimmi il primo nome che ti viene in mente per il tuo lemure”. Ho risposto: “Pusillanime”.
Pusillanime Pracotti è una svalvolata iperconnessa che è stata ripudiata dalla famiglia, e da allora si fa chiamare Pùsi Jungle.
Nel loro gruppo di eversivi e fuggiaschi li potrete individuare facilmente.

pusi

 

Ma Brunello e la Pùsi sono solo due dei nostri alter ego. Io ad esempio sono anche la Regina di cuori, o la Signora dei Lamantini (quando vado a letto).
Ma queste sono altre storie. Che magari possiamo sembrare un po’ matti ma stiamo solo facendo ginnastica con la testa e col cuore.

Se vi sanguinano le gengive (sul rapporto col dolore)

doccia

Quando ero piccola e mi lavavo i denti, capitava che mi sanguinassero le gengive.
Mia mamma arrivava di fianco a me e mi diceva sempre: “Sfrega più forte, falle sanguinare bene, fai spurgare tutto il marcio
Lei soffriva di piorrea, io avevo ancora i denti da latte: di marcio in bocca non avevo ancora niente.
Quando pronunciava la frase “falle sanguinare bene”, digrignava i denti: lo diceva con un certo gusto espiatorio, piena del piacere sadico della purga. Le brillavano gli occhi.
Il DNA non si smentisce, e da adulta mi è venuta la parodontite.
Pur essendo cresciuta con l’insegnamento che se qualcosa fa male bisogna soffrire per bene per purgare e spurgare il marcio, sono andata dal dentista che mi ha curato le gengive deboli e sanguinanti e la situazione è molto migliorata.
Crescendo, ho imparato che soffrire tanto non è il modo per avvicinare la fine della sofferenza o per togliere il marcio o per imparare qualcosa o per diventare grandi e saggi: questa agghiacciante eredità (forse un po’ cattolico-derivata), l’ho rimpiazzata con la consapevolezza che il marcio non si purga mai se non lo si cura.
Il marcio va curato, alcune volte chiedendo aiuto.
Perché senza cura la sofferenza non serve a niente: non guarisce, non nobilita, non risana.
Non serve a niente portare la croce: che se proprio volete bruciare calorie, non è necessario salire sul Golgota.
Se vi sanguinano le gengive, andate dal dentista: smetteranno di sanguinare e voi starete meglio.

high heels

Maledetto imprinting

Ho sempre pensato che il mio brutto carattere fosse qualcosa di innato, e che il mio fastidio per la condivisione degli spazi fosse solo uno degli aspetti ostici della mia indole da zitella.
Che brutta parola, zitella. Soprattutto quando te la senti talmente tanto nelle orecchie che ti entra dentro: un errore che noi donne facciamo spessissimo e senza nemmeno rendercene conto, quello di inglobare e fare nostri giudizi e pregiudizi che non ci appartengono.


Ho sempre pensato che la mia resistenza all’invasione (spaziale e temporale), la territorialità felina, l’intolleranza alla vicinanza corporea, la resistenza alla condivisione e l’accoglienza stitica facessero semplicemente parte del mio essere una stronza.
E invece no. Non è che io sono nata così.
L’ho imparato.


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Alla voce “Anima Gemella”

Nella mia Giulietta parlo molto d’amore, ed esprimo la convinzione che siano veramente poche le persone che incontrano l’anima gemella.  Tutte le altre relazioni sono nella migliore delle ipotesi amori tra anime compagne ma, nella maggioranza dei casi, forte comunione d’intenti, incontri fortuiti trascinati per pigrizia, situazioni di comodo o masochismo ostinato.
Ho chiesto su Facebook:

Quanti di voi pensano di avere incontrato l’anima gemella? E, tra questi, quanti condividono felicemente una storia d’amore con lei?

È un argomento su cui sono piuttosto critica, per tutte le bugie lunghe una vita di cui mi trovo circondata, per tutte le relazioni mediocri che producono un livello di bruttezza sociale soffocante, e per tutta l’ipocrisia petulante che colpisce chi fa scelte e percorre strade diverse. Continua a leggere

Le ex

Alexandra Boulat

Le ex dei nostri uomini sono spesso una piaga.
Perché hanno procurato ferite d’amore insuperate, perché hanno coperto un periodo affettivo piuttosto lungo e quindi il loro nome salta fuori in un numero imbarazzante di citazioni ed esperienze, perché sono ancora innamorate e cercano di mettersi di traverso.
Normalmente noi tendiamo a considerarle tutte delle stronze, delle poverine, o delle rompicoglioni. Quasi sempre brutte, psicolabili, chiatte o sceme.
In realtà sono donne come noi, con le quali condividiamo il destino di avere amato, vissuto o scopato lo stesso uomo.
La lotta per il maschio è una cosa che di norma ci imbruttisce moltissimo, e tende a metterci sempre le une contro le altre, tirando fuori il vero peggio di noi. Succede anche quando un maschio ben preciso non c’è, solo in nome della supremazia per l’accaparramento di un ipotetico esemplare alfa: figuriamoci quando il maschio c’è, e ha tanto di nome, cognome e indirizzo.
Un’ecatombe.
Partendo dal presupposto che io amo gli uomini che sanno quello che vogliono e sanno ottenerlo e tenerselo (e questo esclude a priori imbarazzanti bagarre tra contendenti), e considerando che so quanto valgo rispetto ad alcune, e anche quello che non valgo rispetto ad altre, in certi casi mi sono trovata mio malgrado tirata in mezzo a situazioni poco piacevoli.
Tra ex che manifestano patetici sprazzi di rimpianti off-limits e altre che improvvisano tentativi poco dignitosi di riconquista del Santo Graal, c’è però un consiglio che cerco sempre di seguire: ascoltarle, comunque.
Non chiudere mai completamente le porte ai loro messaggi, diretti o indiretti che siano.
Perché da una parte ci possono dire molto del passato del nostro uomo o del suo modo di essere, e in altri casi ci possono addirittura dare suggerimenti involontari per il futuro.
Certo, ci sono dei filtri finissimi da mettere tra la merda e la realtà, ma vale la pena non smettere mai del tutto di ascoltarle, le donne che hanno vissuto il nostro uomo, quando in qualche modo – e talvolta del tutto involontariamente – ci sanno dire cose.
Così come non è vero che le mogli dei nostri amanti sono solo e sempre delle stronze inenarrabili, frigide e perfide, non è vero nemmeno vero che le ex dei nostri uomini sono solo un fastidio da evitare. Lo sono spesso, ma decisamente non sempre.