Io sono quella buffa (dell’essere se stessi anche sul lavoro)

buongiorno 2

Quando, ai colloqui di giugno, avevo incontrato le due ragazze che mi avevano preceduto nel ruolo che sarei andata a ricoprire, ho pensato: “Non mi assumeranno mai”: bellissime, giovani, ambiziose, preparate, estremamente in gamba.
Il 6 luglio, sedendomi per la prima volta alla mia scrivania dalle parti di Piccadilly Circus, mi sentivo sveglia come Willy il Coyote e affascinante come Giamburrasca.
Avevo scelto di lavorare per questa azienda rinunciando ad un’offerta molto più succosa perché le persone e le possibilità di crescita personale qui mi sembravano migliori: avevo chiuso la porta ad una prestigiosa multinazionale, rinunciato a 10.000 sterline in più all’anno e ad un lavoro probabilmente più semplice. Pazza?
È stata dura, soprattutto perché mi era impossibile immaginare il livello e il ritmo di ciò che sarei andare a fare. I primi tempi c’era sempre qualcosa a cui non avevo pensato o che mi era sfuggita: ambienti complessi, settore poco conosciuto, agende ingestibili, livelli di privacy imbarazzanti che complicavano la comprensione delle dinamiche e il mondo parallelo della finanza internazionale in cui sono entrata come la fidanzata di Artemio, con le ballerine ai piedi e lo chignon. Continua a leggere

Annunci

I miei primi due mesi a Londra, tra tragedia e commedia

João Vaz de Carvalho

Illustration by João Vaz de Carvalho

Se devo essere sincera mi piacerebbe vedermi emigrare in Paesi molto più lontani per posizione geografica e cultura, perché secondo me ci sarebbe da ridere.
C’è già da ridere adesso, a dire il vero, a guardarmi trasferita da Lodi a Londra.
Sono qui solo da due mesi, ma non avendo avuto tempo né modo di andare dalla parrucchiera prima di partire, ora mi trovo con la criniera di Pocahontas priva dell’unico balsamo capace di districarmi la massa di pelo pesante e insopportabile che tengo sulla testa.
Ho affrontato la prima ceretta fatta in casa, e mi sono trasformata in una carta moschicida lunga centosessanta centimetri. Ho iniziato a spinzettarmi le sopracciglia come vedevo fare a mia madre quando ero piccola, negli anni ’70, e il risultato è un’asimmetria inquietante tra il lato sinistro e il lato destro della faccia.
Sia chiaro, non è che a Londra non ci siano parrucchiere ed estetiste, ma costano uno sproposito per una che sta ancora guadagnando soprattutto in Euro.
A tre settimane dal mio arrivo, con la serenità d’animo di un cane idrofobo, ho battuto la città alla ricerca di qualcosa che rimpiazzasse il bidet e che mi mettesse in pace con uno degli insegnamenti principali delle mamme italiane: “Se ti succede qualcosa, almeno sei in ordine”. Sono tornata a casa con un catino pensato per lavare cani di piccola taglia ma che ogni giorno mi fa sembrare il mondo un posto migliore. Continua a leggere

Perchè ho detto che SONO POVERA a tutta l’Italia

elena povera 2

Sì, più o meno a tutta l’Italia, dato che il post de L’Isola dei Cassintegrati dove dichiaro la mia povertà è finito in home-page su L’Espresso.
Michele Azzu e Marco Nurra avevano già dato spazio ad un pezzo della mia storia (QUI), ma poi il 3 gennaio ho letto QUESTO articolo, e dalla tastiera mi è uscito un commento:

isola1

Ecco perchè, quando i ragazzi de L’Isola me lo hanno chiesto, ho deciso di metterci la faccia.
Perché la povertà non è una vergogna, ma una situazione in cui in alcuni casi ci si trova senza responsabilità alcuna. Sono ben altre le persone che dovrebbero provarla, la vergogna.
Quelli, ad esempio, che hanno detto: “Non vi abbiamo pagato perché non avevamo i soldi” e il giorno stesso arrivano in azienda con una dueposti nuova di fiamma, chiudono una Spa con milioni di euro di debiti e riaprono una Srl con denari caduti dal cielo di nostrosignore. Continua a leggere

Cassintegrazione felice: la mia storia da L’Isola dei Cassintegrati a Cosmopolitan

isola dei cassintegrati

Dopo essere stata raccontata sul blog dell’Isola dei Cassintegrati, ospitato da L’Espresso, la storia della mia cassintegrazione felice è finita anche su Cosmopolitan di Ottobre.
Ringrazio Michele Azzu, Marco Nurra, Annalisa Piersigilli e tutti coloro che hanno reso possibile la diffusione di un punto di vista diverso rispetto alla pura disperazione: spero che la forza, l’impegno e la speranza riescano in qualche modo ad averla vinta sul dramma che sempre più persone stanno vivendo e che è ormai un dramma sociale di portata devastante.
Cerchiamo di trovare vie d’uscita, non rassegnamoci alla sconfitta, apriamo le nostre vite ad esperienze e a cambiamenti che magari ci sembrano improponibili, ma magari potrebbero anche salvarci la pelle. Continua a leggere

Quando le donne rinascono, lo fanno seriamente: la storia di Martina Gruppo, La Fata del Caffè

Quando le donne rinascono, lo fanno seriamente: la storia di Martina Gruppo, La Fata del Caffè

Il 26, 27 e 28 agosto, L’Unione Sarda ha pubblicato un mio racconto in tre puntate. Quando me l’hanno chiesto non sapevo che fare: chi mi conosce e mi legge sa che non ho fantasia, so scrivere solo di cose vere, di cose che conosco.
Così ho scelto di raccontare di Martina Gruppo, perchè la sua storia può insegnare molto ad ognuno di noi, soprattutto in un periodo in cui molti si sentono sconfitti dalla società, dallo Stato, dal mondo del lavoro. Martina ha trasformato il suo dolore personale in felicità collettiva, e ci dice che si può ricominciare sempre, magari lontano da dove avevamo creduto, e non sto parlando solo di geografia, ma anche di emozioni.
Per chi non ha potuto comprare L’Unione, ecco qui la versione integrale del racconto. Buona rinascita a tutti. Continua a leggere

La dura vita degli Storyteller

Nel post precedente vi ho detto della mia nuova avventura professionale: cantastorie, content curator, social media manager.
Ci vuole un sacco di fantasia per fare questo lavoro, oltre a tutto il resto che serve per fare qualsiasi altro lavoro: esperienza, preparazione, impegno, abnegazione, talento (if any).
Per allenare la fantasia io e il mio socio le escogitiamo tutte.
Inventarci degli alter ego è uno dei metodi che preferiamo.
Brunello e la Pùsi (con la “u” pronunciata alla francese), ad esempio, sono due lemuri.
Brunello Bava era un sicario, ma quando ha incontrato la Pùsi ha cambiato vita e ha iniziato a fare il cantautore neomelodico per guadagnarsi da vivere onestamente: si è fatto anche crescere i riccioli biondi, perchè voleva essere il suo angelo.
La sera in cui stavamo creando questi personaggi, Damiano mi ha chiesto: “Dimmi il primo nome che ti viene in mente per il tuo lemure”. Ho risposto: “Pusillanime”.
Pusillanime Pracotti è una svalvolata iperconnessa che è stata ripudiata dalla famiglia, e da allora si fa chiamare Pùsi Jungle.
Nel loro gruppo di eversivi e fuggiaschi li potrete individuare facilmente.

pusi

 

Ma Brunello e la Pùsi sono solo due dei nostri alter ego. Io ad esempio sono anche la Regina di cuori, o la Signora dei Lamantini (quando vado a letto).
Ma queste sono altre storie. Che magari possiamo sembrare un po’ matti ma stiamo solo facendo ginnastica con la testa e col cuore.

La favola del Natale 2012

Banksy

Banksy

Due settimane fa mi sono schiantata con la macchina contro un albero: la neve, le strade di campagna, le gomme invernali ancora da infilare. Non mi sono fatta nulla, ma bye bye tredicesima. Questo, tra le altre cose, ha significato pochi e piccoli regali ai miei cari, e niente per me.
Ma quando sono stata in Sardegna durante il mio ultimo tour di presentazione di Giulietta, alla libreria Emmepi di Macomer ho comprato tre libri (sebbene non avessi spazio in valigia, non ho resistito, come al solito): uno di questi era “Il viaggio di Vittorio”, scritto da Egidia Beretta Arrigoni.
Sulla copertina sta scritto: “Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che, come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi”. Appena l’ho letto ho pianto. Continua a leggere

Questo 2012

Abbas KiarostamiAbbas Kiarostami

Abbas KiarostamiAbbas Kiarostami

Questo 2012 mi ha rivoluzionato la vita, con quelle cose che “io mai”.
Tipo due grandi amori, una convivenza (che per una LAT è una roba da budella fuori) e un nipote (che per una che non ha mai amato i bambini è stata un’esperienza da piangere per mesi).
Molto di quello che non avrei mai pensato, e invece.
Ho come l’impressione che non sia neanche finita qui.
Nelle cose fantasmagoriche ci metto dentro anche la Palestina, il viaggio tanto desiderato, il sogno di una vita che si avvera. E l’aver trovato una casa editrice meravigliosa come la mia, che mi ha portato a scoprire un mondo prezioso che di stanza sta in un’isola di donne e vento.
Non è stato tutto così bello, certo.
Un anno che mi è costato caro in termini di ridimensionamento di molti affetti, e di amputazione di certe radici dolorosa come raschiare via il DNA dal sangue con la carta vetra.
Un anno in cui in azienda ho superato indenne due ondate di cassa integrazione, che mi hanno donato la consapevolezza di un destino certo che mi cadrà tra capo e collo prima che l’inverno vada a finire.
Mi sono rimboccata le maniche, in questo 2012 di rivoluzioni epocali: non che in genere io ami rimanere in panciolle, ma ora che la situazione lavorativa è così critica e quella economica così grave, ho cercato di costruirmi un futuro alternativo di cui racconterò presto. Che ha sempre a che fare con la scrittura, le parole e le storie: perché dalla propria natura non ci si può allontanare troppo, e in certi momenti della vita diventa doveroso provare a guadagnarsi da vivere con i propri talenti e avvicinarsi alle proprie passioni. Soprattutto quando la vita ti lascia poca scelta e alcuna alternativa sensata.
Al 2013 non chiedo che questo: buona salute, e buoni frutti per il futuro che sto provando a reinventarmi in questo paese senza speranze. E tanti auguri anche a voi.

 

529124_400216126703940_947475193_n

Domenica 3 Giugno

San Possidonio (Foto Damiano Moretti)

DOMENICA 3 GIUGNO.
Un’alba carica di adrenalina, sorrisi e energia buona.
Partiamo in carovana, siamo in venti e portiamo aiuti all’Emilia del terremoto: in tre giorni abbiamo riempito 1 camion e 4 furgoni con beni di prima necessità e li stiamo portando alla terra che trema.
È bastato un appello su Facebook lanciato da un amico: “Domenica devo scendere a Bologna: chi mi aiuta a riempire la macchina con aiuti da portare al gruppo scout di Finale Emilia?”.
Il bene spesso rimane dormiente in attesa di un’occasione.
Da quel momento è stato un delirio di solidarietà, coordinato in rete e reso operativo per le strade: una città intera si è mobilitata. Negozi, supermercati, oratori, asili, si sono trasformati in centri di raccolta, la gente è corsa a fare la spesa, una quantità commovente di ragazzi si è precipitata a impacchettare, smistare, caricare.

San Possidonio (Foto Damiano Moretti)

Continua a leggere

Distrutta da un quadrupede

I bipedi non sono praticamente più capaci di commuovermi o di toccarmi il cuore: ci voleva giusto un cane per ridurmi una merda, costringendomi all’Havana per riuscire a dormire.
Lunedì sera, all’improvviso, il mio Mister ha iniziato a comportarsi in modo strano (non cercava le coccole, non cercava la pappa, camminava a testa bassa), e pian piano ci siamo accorti che gli si stavano lentamente paralizzando gli arti. Dopo varie indagini, i medici hanno scoperto un’ernia cervicale che lo paralizza quasi completamente. A quel punto c’era una decisione da prendere: operarlo o non operarlo?
Continua a leggere