I Social Media hanno sterminato i Maestri (le vicinanze che uccidono)

Grégoire GUILLEMIN

Grégoire GUILLEMIN

Uno dei motivi per cui amo stare sui social è perché mi permette di essere in diretto contatto con persone che ammiro dal punto di vista umano e professionale, persone che un tempo non avrei potuto incontrare forse mai.
Tra i miei contatti oggi ho professori, giornalisti, pensatori, esperti di questo e quel settore, opinion leader, scrittori, attivisti, professionisti molto competenti da cui imparare moltissimo. Rimango aggiornata su ciò che fanno e scrivono, leggo i loro articoli, assorbo, a volte mi confronto, spesso entro in contatto con un punto di vista nuovo che non avevo valutato.
Tutto questo mi permette di crescere ogni giorno.
Purtroppo, però, questo mi permette anche di vedere atteggiamenti e avvertire toni che, senza i social media, non avrei conosciuto: e non è sempre un bene. Continua a leggere

Annunci

Il bello nel web esiste, e ve lo regalo per Natale

by Belette Rose

by Belette Rose

Il web è pieno di schifo perché la gente è piena di schifo.
Dopo cinquant’anni di bombardamento televisivo e di comunicazione univoca, cinquant’anni di un sistema che ha creato ed alimentato desideri deleteri e miti desolanti, miraggi legati a ricchezza e successo e fama, forme vuote, esistenze di nulla, è arrivato il web.
Finalmente un media dove l’uomo (inteso come essere umano) può dire la sua: dopo cinquant’anni in cui è stato costretto a sbavare dietro a qualcosa, desiderando tutto ciò che non aveva (oggetti, principalmente), ora l’uomo parla di fronte ad un pubblico molto più ampio di quello del bar dove andava a bersi il caffè negli anni ’80, e tira fuori il risultato di cinquant’anni di niente.
Finalmente può dire la sua a tutte quelle donne dai culi al vento e dalle grandi tette che gli hanno solleticato il testosterone o l’invidia senza motivo per decenni mentre mangiava la pastasciutta in famiglia, può sfogare la repressione per ciò che gli hanno insegnato a desiderare, può sentirsi una star anche se non ce l’ha fatta a entrare al Grande Fratello.
In molti casi lo fa usando una lingua pessima, carente delle più basilari regole di grammatica o punteggiatura, e se ne frega perché intanto è in bella compagnia (e comunque, che vuoi che sia). Continua a leggere

Censura su Facebook: bruciate pure gli immigrati, ma niente tette per favore.

pietre

Non so se tutto la questione censoria del mondo di Facebook abbia a che fare con i parametri morali personali di Mark Elliot Zuckerberg o con qualche evidente sbilanciamento del buon senso di un ipotetico Comitato delle Purghe.
Di fatto proliferano gli incitamenti all’odio razziale ma guai a tirare fuori un capezzolo.
La censura su tutte le immagini che possono avere richiami erotici (persino una madre che allatta) è talmente accanita e categorica da sembrare ossessiva: una vera persecuzione del nudo, anche di quello artistico. Nemmeno le opere d’arte sopravvivono e qualche dubbio sull’origine della paranoia di Mark Elliot o del suo Comitato delle Purghe un po’ mi assale.
Dall’altro lato, invece, post e fotografie inneggianti al fascismo, al nazismo, ai forni crematori e ai roghi di immigrati sono ovunque.

Ora, a mio avviso ci sarebbe da farci una ripensatina su questa cosa della morale e della censura.
Ci si deve vergognare delle mammelle ma non dell’intestino? Continua a leggere

Gli amanti di cui mi frega, le energie negative di cui non mi frega un cazzo

Robert Doisneau

Robert Doisneau

I periodi in cui si è impegnati a costruirsi un futuro che sia in qualche modo legato ai propri sogni fanno emergere un sacco di cose.
I sogni sono faccenda delicata, e destrutturare una vita per ricostruirla come ci piace lo è ancora di più. Il mondo emotivo da cui si viene risucchiati è quello dell’agricoltore che vanga e semina incessantemente, guardando con stupore i germogli che sbucano dal terreno.
L’effetto di tutte le stronzate che ruotano attorno e di cui ci si rende conto non appena si alza lo sguardo dalla terra crea quindi ancora più sgomento.
Molte persone preferiscono passare il loro tempo a lamentarsi piuttosto che rimboccandosi le maniche per migliorare la loro situazione, e molte altre – nella probabile incapacità di farlo – si permettono di criticare, invidiare, boicottare, strumentalizzare, sparlare, seminar merda e lavorare contro.
Forse non avevano così ragione quelli che si sono battuti per la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore la settimana, se poi il tempo libero la gente lo usa in modo così velenoso e sterile.
Da anni metto tutto il mio impegno nel raccontare storie che – per me – ha Continua a leggere

Festalibro e Crowd Funding

book love

Lo dicevo in chiusura del mio post precedente sulla cultura che può davvero dar da mangiare: il crowd funding può essere una delle poche soluzioni per svincolarci dalle dinamiche assassine di chi non finanzia la cultura e vuole far morire questo paese nell’ignoranza di cemento, banche stitiche, fabbriche chiuse e cassa integrazione.
Oggi ho contribuito al crowd funding di Festalibro, un evento dedicato ai libri per bambini e ragazzi che si terrà a Sassuolo il prossimo maggio: l’ho fatto con 20 euro, nel mio piccolo è tutto ciò che posso, ma si accettano anche contributi da 2 euro, in modo che ognuno possa diventare sostenitore. Se l’obbiettivo non verrà raggiunto (in questo caso 2.000 euro) il denaro non vi verrà detratto: mancano solo 12 giorni.
Diamoci una possibilità, per favore.
Sosteniamo con qualche spicciolo, finchè possiamo, i progetti in cui crediamo e che possono ancora dare una chance a questo paese.

book-love

 

AGGIORNAMENTO 28 APRILE 2013: felicissima di aver ricevuto da Eppela la conferma che il traguardo è stato raggiunto!!!

Eppela - Festalibri

Social Media management? Una stronzata.

artistsimage_small_514

Ho smesso di scrivere gratis da diverso tempo, e non ho più ceduto all’inganno della prestazione gratuita in cambio di visibilità, salvo rarissimi casi in cui mi si è offerta l’opportunità di divertirmi. Da anni lavoro (perché scrivere, a dispetto di quanto molti credono, è un lavoro) solo dietro compenso: gratis lo faccio esclusivamente per me stessa, nei libri, sul blog, per la lista della spesa.
Ho smesso di accettare che i lavori creativi in Italia fossero giudicati a valore economico zero.
Ora mi trovo ad affrontare un altro scoglio: il mondo digitale.
Da quando sono freelance e mi occupo di social media management, ho collezionato una serie di perle e di esperienze che – da quanto leggo e sento – sono condivise da parecchi colleghi.
Cito a caso alcune delle frasi emblematiche che mi sono sentita dire, consapevole che sono purtroppo ben lontana dall’essere l’unica: “Non si possono chiedere quei soldi per il social media management. Sono capace anch’io di pubblicare una foto e una frasetta al giorno, ci vogliono cinque minuti e nessuna competenza. Per quei soldi c’è gente che lavora davvero e si spacca la schiena
A parte il fatto che chi te lo dice normalmente non ha la più pallida idea di cosa significhi spaccarsi la schiena (ma muore dalla voglia di insegnartelo) e non sa nemmeno la differenza che c’è tra un wall e una timeline. Continua a leggere

La dura vita degli Storyteller

Nel post precedente vi ho detto della mia nuova avventura professionale: cantastorie, content curator, social media manager.
Ci vuole un sacco di fantasia per fare questo lavoro, oltre a tutto il resto che serve per fare qualsiasi altro lavoro: esperienza, preparazione, impegno, abnegazione, talento (if any).
Per allenare la fantasia io e il mio socio le escogitiamo tutte.
Inventarci degli alter ego è uno dei metodi che preferiamo.
Brunello e la Pùsi (con la “u” pronunciata alla francese), ad esempio, sono due lemuri.
Brunello Bava era un sicario, ma quando ha incontrato la Pùsi ha cambiato vita e ha iniziato a fare il cantautore neomelodico per guadagnarsi da vivere onestamente: si è fatto anche crescere i riccioli biondi, perchè voleva essere il suo angelo.
La sera in cui stavamo creando questi personaggi, Damiano mi ha chiesto: “Dimmi il primo nome che ti viene in mente per il tuo lemure”. Ho risposto: “Pusillanime”.
Pusillanime Pracotti è una svalvolata iperconnessa che è stata ripudiata dalla famiglia, e da allora si fa chiamare Pùsi Jungle.
Nel loro gruppo di eversivi e fuggiaschi li potrete individuare facilmente.

pusi

 

Ma Brunello e la Pùsi sono solo due dei nostri alter ego. Io ad esempio sono anche la Regina di cuori, o la Signora dei Lamantini (quando vado a letto).
Ma queste sono altre storie. Che magari possiamo sembrare un po’ matti ma stiamo solo facendo ginnastica con la testa e col cuore.

Facebook e i serpenti

Un giorno un’amica esce a fare una passeggiata per le campagne attorno a casa. Con lei, il suo smartphone.
Ad un certo punto fa un incontro inquietante, e decide di condividerlo con gli amici di Facebook.

Luca Canova, un segnalatore del Progetto Atlante, sottolinea l’importanza della segnalazione: il Saettone non si vedeva in zona da almeno 30 anni.

Atlante da anni ormai si occupa di fornire una mappatura di alcune specie animali e vegetali del nostro ecosistema. In generale si tratta di iniziative avviate da esperti che mirano a definire la distribuzione di animali o vegetali. Il Progetto Atlante Anfibi e Rettili mira a mappare la distribuzione, su scala nazionale, di anfibi (rane e rospi) e rettili (serpenti e lucertole).
Sviluppato su carta fino ad oggi, il progetto sta per sbarcare sul web attraverso una piattaforma sviluppata dall’Università di Pavia.
Avranno contemplato il possibile, importante contributo di segnalatori muniti di smartphone, studenti o normali cittadini che siano? Appoggiandosi magari ai social per costruire una community che produca anche sensibilizzazione e formazione?
Grandi potenzialità.

Pendolari e Twitter: un buon matrimonio

Ci sono due tipi di emergenza: la catastrofe, l’evento imprevisto e sporadico da una parte, e l’emergenza cronica dall’altra.

Durante il workshop “Cronaca dell’emergenza e giornalismo partecipativo” che si è tenuto al Festival del Giornalismo di Perugia il 26 Aprile, Danilo Fastelli ha raccontato della copertura che il Tirreno ha dato al naufragio della Concordia e Diana Letizia di come il Secolo XIX si è occupato dell’alluvione di Genova: due eventi tragici che hanno colpito il nostro paese di recente e che le redazioni locali hanno affrontato anche grazie alle informazioni fornite dal basso e al contributo dei cittadini e dei lettori.
L’informazione partecipativa, se correttamente gestita, si rivela regolarmente un bacino di risorse preziosissime.
In questo post voglio proporre l’esperienza di Marianna Bruschi, una giornalista che per la Provincia Pavese dallo scorso dicembre si sta occupando di #trenipv, un progetto dedicato all’emergenza cronica dei pendolari che viaggiano con Trenitalia e Trenord, soprattutto sulla tratta Pavia-Milano. Continua a leggere

7 mesi con Maggie: le donne che ho raccontato

Negli ultimi sette mesi ho vissuto sott’acqua, per darmi la possibilità di godere di una delle esperienze professionali migliori della mia vita. Aver vinto il contest di Maggie Jeans per la campagna “Women will save the world” ha significato entrare in contatto con donne meravigliose, visitare luoghi magici (Parigi, Londra, Istanbul, Gerusalemme, Svezia e Palestina, con tutte le disavventure del caso), fare esperienze irripetibili. Ma ha significato anche lavorare una media di 16 ore al giorno, dormire poco, lasciare la casa sporca, dimenticarsi di sabati e domeniche, amici e amanti, mettere in stand-by i libri che fermentavano.

In Palestina

Continua a leggere