Fuck Earthquake: terremoto, un anno dopo

fuck earthquake

Ieri era un anno.
Sono passati 12 mesi dalla seconda scossa del terremoto che ha fatto tremare l’Emilia, distrutto case, chiese, aziende. Ucciso persone. Minato certezze.
In piazza a San Possidonio abbiamo ricordato quei momenti, e celebrato il lungo percorso di rinascita che abbiamo in parte alle spalle e in parte di fronte. Le campane cadute hanno di nuovo suonato, mentre la gente piangeva e si abbracciava, e noi abbiamo presentato “La vita che trema” nella terra dove il libro è nato: la presentazione emotivamente più importante, accanto ai protagonisti di tutto.
Due settimane fa, con i primi ricavi delle vendite, abbiamo effettuato un bonifico di € 550,00 e uno da € 700,00 è già pronto per domani. Spiccioli, confronto all’enormità dei bisogni di chi non ha più casa e un cuore pieno di momenti drammatici da lasciarsi alle spalle, ma le parole delle persone che ho intervistato e incontrato ieri sera mi hanno confortata sulle risorse di gente forte come i possidiesi.
Il nostro tour di promozione continua: sabato 1° Giugno saremo alle Scuole Medie di Casalpusterlengo, il 15 Giugno in Provincia a Lodi, e il 22 a Brembio.
Grazie a tutti quelli che ci stanno sostenendo e garantiscono fertilità al nostro progetto, e voce al nostro messaggio.

FOTO DI DAMIANO MORETTI Continua a leggere

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Tecniche femminili di sterminio

romy schneider

Negli ultimi mesi mi è capitato di osservare diversi gruppi di donne agire in un modo che mi ricorda molto il modus operandi dei governi che vogliono sbarazzarsi di una minoranza etnica che li disturba (per maggiori dettagli: Quando arrivano le cavallette, di Arundhati Roy): fanno rete con potenziali alleati, diffondono cattiverie e calunnie sulla vittima prescelta e cercano di isolarla con ogni strumento possibile per poi sferrare l’attacco finale e debellarla, come un atto doloroso ma necessario.

Jim McGuire

Jim McGuire

L’ho visto avvenire sui social network in certe realtà pettegole e altamente competitive, ma l’ho visto accadere nella vita offline soprattutto nei piccoli paesi, dove gli equilibri di potere sono più facili da gestire e l’aria è particolarmente viziata.
Ho sentito gruppi di amiche accusare una di loro di essersi comportata molto male, ma di essere pronte a perdonarla e di tirarla giù dal banco degli imputati (con ancora tutte le dita attaccate alle mani) in nome dell’affetto che provavano per lei: un numero imbarazzante di volte. Questi gruppi normalmente hanno una stronza capobranco che manipola le altre come le pare, e le altre che – pur intelligenti che siano, rimangono delle gregarie – arrivano a fare volentieri il gioco della strega alfa: perché le fa sentire brave, magnanime, forti e – soprattutto – PROTETTE. Invece l’accusata di turno (perché spesso c’è anche una turnazione in questo gioco al patibolo) deve solo sperare di trovare la forza di mandarle a cagare il prima possibile, e comunque prima di arrivare a credere davvero di aver fatto qualcosa di male per cui abbia assoluta necessità di essere così amorevolmente perdonata dalle sue “amiche” e riaccolta nel gruppo cannibale a cui si è malauguratamente legata. Continua a leggere

Esserci o non esserci?

Alla fine, riducendo tutto all’osso delle cose che contano, come si conviene nei momenti in cui cadono pailettes, piume e lustrini, quello che fa la differenza vera nei rapporti è l’esserci o il non esserci.
La mia pigrizia innata, il mio rifiuto degli sforzi inutili, mi hanno sempre permesso di considerare trascurabili le piccole mancanze, gli spigoli caratteriali, le abitudini differenti, le opposte visioni.
Ma mi sono sempre concessa il lusso di non perdonare l’assenza.
Non è una posa, un paletto filosofico o una questione di principio: il mio cuore depenna, le mie palle precipitano.
Difficilmente chiedo aiuto e amo cavarmela da sola, ma ho una memoria da testuggine per le mani tese, le presenze inaspettate, il piccolo sollievo, l’attenzione lieve.
Nella vita bisogna sempre cercare di avere una buona risposta alla domanda: “E tu dove cazzo eri?”.
Anche quando la domanda non vi verrà mai posta. Perché l’importante non è dove eravate, l’importante è che non c’eravate. Con qualsiasi strumento fosse nelle vostre mani: una frase, un messaggio, una premura.
Come dicevo ieri, quello che c’è si vede, e si vede benissimo anche quello che non c’è.
E nella definizione della qualità dei vostri rapporti interpersonali, esserci o non esserci sarà spesso la discriminante tra la mediocrità o la polvere di stelle.

Photo Jean-Baptiste Mondino