Calzedonia e quei quarti di bue in passerella

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La scena classica che a casa nostra anticipa il sonno prevede normalmente una donna che legge un libro e un uomo che guarda un film. La donna che legge il libro è spesso disturbata dagli spari o dalle urla dei morti ammazzati nel film proiettato sullo schermo, ma pazienza: prima o poi arriveranno le cuffie pure a casa nostra.
Ieri sera però abbiamo lavorato fino a tardi e ci siamo concessi dieci minuti di sfilata Calzedonia in TV: mentre ci stupivamo del format ambizioso scelto da Calzedonia e ci constatavamo la bravura della regia che riusciva a dare la giusta importanza a tutti i protagonisti (cantanti, modelli, pubblico, ballerini, coreografie), io sono rimasta basita dai modelli che sfilavano in passerella.
Non mi sono mai occupata di moda uomo, e soprattutto non mi sono mai occupata di beachwear, e non mi ero mai accorta che il tipo di maschio che piace veder sfilare fosse il modello “quarto di bue”.
Ora, non so se fosse un difetto di visualizzazione del nostro televisore, che ha uno schermo più adatto ad un cinematografo che ad un’abitazione di 70 mq, ma quei corpi gonfi mi sono sembrati una roba raccapricciante. Se sono lì, però, significa che piacciono parecchio, e alla maggior parte delle persone.
A me sembravano caricature Michelin senza alcun appeal estetico o erotico, una proiezione malsana di ciò che è pensato per essere bello e invece risulta innaturale e posticcio: e dire che conservato memoria di un’immagine maschile ben più “sottile” proposta da Calzedonia sui cataloghi. Che si siano dati una pompata giusto in occasione del summer show?
Un breve pensiero a quanto tempo sprecato si nasconda dietro a tutto quel gonfiore, per ricordarmi però subito dopo che del proprio tempo ognuno fa quel che vuole, per carità.
Personalmente quei corpi mi provocano un sentimento ambiguo, un insieme di tenerezza e tristezza, curiosità e repulsione: mi riportano più ai cadaveri a mollo nell’acqua che a qualche frontiera di desiderio.
Senza omettere poi che tutto quel gonfiore innaturale in alcuni casi porta a movimenti sgraziati, e in tutti a un’imbarazzante sproporzione con l’apparente vuotezza della mutanda. Continua a leggere

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Il corpo puzza.

C’è la protagonista di uno dei libri di Josè Saramago che fa Blimunda di nome, e ha il dono di vedere – quando è digiuna – attraverso le cose e attraverso i corpi.
Pessima visione, siamo d’accordo: cibi digeriti, vermi solitari, tumori e cancrene.
Era la Lisbona del 1700, ma non è che le cose oggi siano molto cambiate.
A parte l’igiene personale, ovviamente, il corpo continua ad essere una faccenda indecorosa.
Perché per cancellare le schifezze e gli odori di questa cosa viva e putrescente che ci portiamo appresso, impieghiamo un sacco del nostro tempo e delle nostre risorse economiche.
A partire dai piedi, che ce ne son certi che ridono sguaiati di fronte al talco mentolato e alle solette di lavanda, continuando ad emanare un fetore d’oltretomba all over. Continua a leggere