Solo un’altra che se ne va

andarsene

Siamo in tanti ad andarcene, ormai è un’emorragia.
Io sono solo una di una folla, ma stavolta sono io e non un altro: questo, nella mia sceneggiatura personale, fa la differenza. Tutto è diverso quando sei tu e non un altro.
WimDelvoye, un artista belga, ha rappresentato gli esseri umani in sintesi nella sua opera “Cloaca Machine”: un grande apparato digerente che ingurgita cibo ed espelle rifiuti.
Per discostarsi da questo realismo cinico ci restano i sentimenti che proviamo, le relazioni che creiamo e sogni che realizziamo, quelli che ci portano un po’ più su delle nostre budella.
Per questo, in Italia lascio un lavoro a tempo indeterminato, una casa, un’auto, la mia famiglia e tutte le certezze, le radici che ho. Parto arrabbiata, con la fretta di chi sente di abbandonare una nave che sta affondando.
Ogni giorno mi alzo dal mio letto nella Pianura Padana sentendo di subire un’ingiustizia che non sono più disposta a sopportare, con l’unico rammarico di aver stupidamente sperato troppo a lungo di poter in qualche modo, nel mio piccolo, cambiare le cose.
Me ne vado perché devo aprire una Partita Iva per il mio bellissimo lavoro da freelance, ma non ho intenzione di farlo in Italia. Me ne vado perché sono stufa di lavorare come un asino e vedermi sottratta la maggior parte del reddito da uno Stato che io considero vergognoso da troppi decenni. Continua a leggere

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L’Italia ha un ritardo: mentale o per concepimento in atto?

boh 7

La scorsa settimana sono stata a Londra per alcuni incontri di piacere e lavoro.
Una sera io e il mio compagno ci siamo spinti fino a Putney Bridge per cenare con un consulente fiscale e sua moglie. Lui, nato come professionista dei numeri, è diventato uomo di fiducia di tutti i suoi clienti, supportandoli non solo nel disbrigo di pratiche fiscali ma anche nell’intessere relazioni strategiche, effettuare investimenti intelligenti, mettere in fila i passi giusti per guadagnare o mantenere la ribalta (giusto per avere un’idea delle parole “servizi offerti”).
Davanti a ottimi piatti Thai, se ne esce con un’analisi della situazione inglese:
Vent’anni fa abbiamo capito che la nostra industria era finita. Non ci siamo ostinati, abbiamo lasciato perdere le estrazioni, le navi e tutto il resto: altri nel mondo stavano per percorrere quelle strade, altri lo avrebbero fatto al posto nostro.
Abbiamo scelto di sviluppare peculiarità che più difficilmente ci sarebbero state sottratte, per cultura, formazione, storia. Abbiamo investito in realtà più complesse, nei servizi, nell’intelligenza, nella ricerca, cercando di sfruttare l’anticipo storico che avevamo e lasciando invece andare ciò che non avremmo comunque potuto trattenere, cercando di conservare le redini delle delocalizzazioni.Continua a leggere

Quando, come e perché perdere il lavoro può essere un’opportunità

Analisa Aza

Analisa Aza

Oggi, in Italia, quando si perde il lavoro, si prospettano principalmente due scenari: poter beneficiare degli ammortizzatori sociali o non poterne beneficiare.
Cadere nella seconda casistica può essere disperante, perché in molti casi diventa una questione di sopravvivenza. Se però si ha diritto a cassa integrazione, mobilità o disoccupazione, la prospettiva cambia.
O meglio: può essere cambiata.
Per diversi mesi si potrà godere di un’entrata fissa, inferiore allo stipendio percepito come lavoratori attivi, certo, ma il risvolto della medaglia sarà la disponibilità di un bene di immenso valore che si chiama “tempo”. Continua a leggere

Perchè ho detto che SONO POVERA a tutta l’Italia

elena povera 2

Sì, più o meno a tutta l’Italia, dato che il post de L’Isola dei Cassintegrati dove dichiaro la mia povertà è finito in home-page su L’Espresso.
Michele Azzu e Marco Nurra avevano già dato spazio ad un pezzo della mia storia (QUI), ma poi il 3 gennaio ho letto QUESTO articolo, e dalla tastiera mi è uscito un commento:

isola1

Ecco perchè, quando i ragazzi de L’Isola me lo hanno chiesto, ho deciso di metterci la faccia.
Perché la povertà non è una vergogna, ma una situazione in cui in alcuni casi ci si trova senza responsabilità alcuna. Sono ben altre le persone che dovrebbero provarla, la vergogna.
Quelli, ad esempio, che hanno detto: “Non vi abbiamo pagato perché non avevamo i soldi” e il giorno stesso arrivano in azienda con una dueposti nuova di fiamma, chiudono una Spa con milioni di euro di debiti e riaprono una Srl con denari caduti dal cielo di nostrosignore. Continua a leggere

Cassintegrazione felice: la mia storia da L’Isola dei Cassintegrati a Cosmopolitan

isola dei cassintegrati

Dopo essere stata raccontata sul blog dell’Isola dei Cassintegrati, ospitato da L’Espresso, la storia della mia cassintegrazione felice è finita anche su Cosmopolitan di Ottobre.
Ringrazio Michele Azzu, Marco Nurra, Annalisa Piersigilli e tutti coloro che hanno reso possibile la diffusione di un punto di vista diverso rispetto alla pura disperazione: spero che la forza, l’impegno e la speranza riescano in qualche modo ad averla vinta sul dramma che sempre più persone stanno vivendo e che è ormai un dramma sociale di portata devastante.
Cerchiamo di trovare vie d’uscita, non rassegnamoci alla sconfitta, apriamo le nostre vite ad esperienze e a cambiamenti che magari ci sembrano improponibili, ma magari potrebbero anche salvarci la pelle. Continua a leggere