Con la cultura si mangia e si esce dalla crisi

dalmatian

Oggi Liberos ha riportato un articolo di El Pais che racconta di come in Islanda la cultura sia stata utilizzata per salvare l’economia (tra le altre cose). L’Islanda è quel paese andato praticamente in bancarotta nel 2008, che ha lasciato fallire le banche senza pagarne i debiti ed è ripartito ponendo la cultura al centro del proprio programma di rinascita, anzichè le industrie di alluminio e di energia idroelettrica che stavano distruggendo il paese. Il punto di partenza sono stati i giovani, la musica, il cinema, le nuove tecnologie e il Ministero delle Idee (una roba che vien da commuoversi solo a pensarci). Si legge nell’articolo:

“La musica prima di tutto: l’80 per cento dei giovani (soprattutto residenti nei piccoli centri) suona uno strumento e impara il solfeggio. Questo si traduce in decine di gruppi con un pubblico internazionale. Se la maggior parte dei turisti è attratta dalle bellezze dell’isola, secondo un recente sondaggio il 70 per cento dei giovani si reca in Islanda per ascoltare la musica.”

Questo senza dimenticare teatri, scuole, letteratura (lo stato sostiene 60 scrittori).

Ora pensiamo a noi. L’Italia ha uno tra i più grandi patrimoni turistici, storici, artistici e culturali del mondo. DEL MONDO. Sì, MONDO.
Le statistiche ci dicono che siamo: Continua a leggere