La tecnologia delle lontananze (e la poesia delle piccole cose)

Illustration by Venron Lee Boy

Illustration by Venron Lee Boy

Mi ricordo di quando ero una ragazza innamorata di uno che era a fare il servizio di leva: aeronautica militare, divisa blu che si intonava perfettamente coi suoi occhi, berretto furbo, di stanza a Viterbo, ogni tanto mi scriveva lettere di quattro righe l’una, probabilmente per rendere più poetica la sua lontananza da casa.
Ricevevo quelle lettere come se avessi vinto la lotteria, stando attenta a non consumare la carta a furia di aprirle e rileggerle perchè, insieme a lei, si sarebbero consumate anche quelle poche parole.Tenevo sotto controllo la casella della posta con un livello di vigilanza pari a chi aspetta l’arrivo dell’Esercito della Salvezza.
Le lettere furono 4 in 12 mesi, immaginatevi quanto fossero preziose per me.
Tra una e l’altra, mesi di ipotesi, attese, mondi immaginari, illusioni e pochi ritorni (un paio, se non ricordo male).
Sono passati più di vent’anni e le lontananze oggi sono molto più facili ma non per questo meno poetiche. Per quanto le imprecazioni si sprechino – per la linea che magari non tiene o per la app che non si apre – non finirò probabilmente mai di ringraziare la tecnologia che mi permette di stare a migliaia di chilometri dalla mia famiglia con un certo agio.
Ieri sera ero in Skype con mia sorella e lei mi ha mostrato un po’ del quinto mese della sua seconda gravidanza, perchè le lontananze fisiche cambiano le percezioni e fanno perdere il contatto con ciò che avviene (anche di magico) ai nostri corpi. Si è messa davanti allo specchio e con la telecamera ha inquadrato le sue forme che si sono arrotondate, la panciotta dove Maddalena cresce, il seno bellissimo ed esplosivo che si prepara a ricerverla. Poi si è rivestita e “mi ha portato” in camera da letto a guardare mio nipote che dormiva, tramortito come se avesse lavorato in un cantiere edile per due giorni di fila, con la bocca spalancata e senza ciuccio, perchè Santa Lucia giel’ha portato via il 13 dicembre. Tracce del tempo che passa, un tempo in cui io non sono lì.
Ci sono sere dove guardo mio nipote che gioca in camera sua, al centro della Pianura Padana, mentre io sto lungo il Tamigi, infinitamente più a nord. C’è tanto non detto e tanto perduto, ma io mi attacco a questi scorci come una donna di fronte al primo carboidrato dopo mesi di dieta ferrea. Continua a leggere

Che fatica i sogni fuori dal cassetto (di sudori e altre difficoltà)

99 - Lifestyle

Io li capisco quelli che fanno per trent’anni lo stesso lavoro nella stessa azienda e vanno in vacanza sempre nello stesso posto.
Li ho sempre giudicati un così, come gente che un po’ si perde il succo della vita, ma ora un po’ li capisco. Cercano il conforto, hanno bisogno della sicurezza.
L’immutabilità, per quanto sia contro natura, dà un senso di riparo dalle bordate della vita. Nella vita ho cambiato alcuni datori di lavoro, mi sono cimentata in settori e mansioni nuove, mi sono esposta moltissimo, e qualche mese fa ho mollato tutto per inseguire un sogno di cui l’Inghilterra non è che un tassello. Più di una volta mi sono detta: “Ma che cosa mi è saltato in mente?
Che fatica.
Che paura.
Londra mi aveva già schiaffeggiato 15 anni fa, quando avevo fatto la cameriera qui per un mese. Avevo iniziato spavalda, convinta di non aver niente da imparare dopo tutti i week-end passati per anni tra i tavoli più affollati della Bassa Padana, ma sono bastate le prime otto ore di lavoro per farmi abbassare la crestina e farmi sentire come l’ultima delle stronze.
Stavolta sono arrivata imparata, ma non si è mai imparati abbastanza. Non ero pronta a quei no. Ho ripetutamente pensato di non farcela..
Ci ho messo tre mesi ad entrare nel mercato, tre volte il tempo che mi ero data. L’incertezza mi ha tolto il sonno, l’insicurezza mi ha fatto male al cuore. Ora mi trovo su una strada che non mi ero immaginata, che mi piace moltissimo, ma che non è certo una passeggiata.
Provare ad entrare in uno dei mercati più competitivi al mondo, per migliorarsi ed imparare cose nuove, ha un prezzo piuttosto alto, ed è un prezzo che si paga prima di tutto a se stessi: anche il lavoro che pensavate di saper fare meglio, qui avrà probabilmente bisogno di essere riletto e magari capovolto.
Continua a leggere