Moda italiana: emigrata pure lei

partenza

by Valentina Fontanella

Ieri sera stavo giusto leggendo (e condividendo) l’articolo “Se hai vent’anni vattene dall’Italia” quando mi capita sotto gli occhi un pezzo che il FashionCamp ha dedicato a Veronica Crespi, una delle nostre  connazionali che è espatriata, andando ad occuparsi di moda etica oltralpe: Londra, per l’esattezza.
Una delle riflessioni di Veronica:

E’ un vero e proprio paradosso: l’Italia sarebbe il territorio ideale per un tipo di moda incentrata sulla qualità della fattura, e che ha il vantaggio (economico per chi produce, ed ambientale) di una filiera molto corta. Invece proprio noi, creatori dello stile, ci facciamo invadere dalla moda cheap & trendy delle grandi catene, che sono tutte straniere. Certo, ci sono sempre le grandi firme italiane, ma ormai ciò che importa è solo la griffe, che non è più necessariamente sinonimo di qualità, e soprattutto – la cosa peggiore, questa – non è più garanzia di Made In Italy. Proprio i nostri stilisti hanno portato la maggior parte della produzione all’estero e stanno così contribuendo all’avvizzimento della nostra industria manifatturiera. E’ qui che io insisto che siamo noi consumatori a dover reclamare il ritorno a ciò che il Made In Italy è stato e può ancora essere – per esempio smettendo di comprare cosette da poco da Zara & Co.”

Purtroppo qui in Italia ormai la situazione economica è talmente tragica che spesso non ci si può nemmeno permettere Zara. A fronte del tasso di disoccupazione e dell’infimo potere d’acquisto delle buste paga che rimangono, lo shopping ha assunto tutta un’altra faccia: quella che non ci saremmo mai aspettati e che ci costringe ad evitare i negozi. Continua a leggere

Perchè Maggie fa rivoluzione

Ritorno da un viaggio meraviglioso per conto di Maggie in Israele e Palestina, e mi scopro ancora più soddisfatta di lavorare per questo brand che sta veramente rivoluzionando l’impostazione della comunicazione di settore.


Tutto è partito dalla foto di lancio della campagna: quattro donne fotografate di spalle, con una banda rossa a coprirne le terga citando il pay-off della campagna “Women will save the world”.
Come a dire: per salvare il mondo non serve mostrare le chiappe, né tantomeno per essere donna, meno ancora per essere moda (Revolution n. 1).
Poi c’è stato il contest per trovare la blogger che avrebbe scritto delle donne che salvano il mondo: una blogger pagata (PA-GA-TA) per creare contenuti di qualità. (Revolution n. 2 and n.3).
E oggi abbiamo finalmente il vincitore del video-contest lanciato da Maggie: di nuovo, un lavoro creativo pagato (2.500 euro al vincitore), abitudine non certo diffusa in Italia. In più, i Chicken McFrame Production vincono con un video strepitoso, dove è una donna matura, una nonnina, a raccontarci della fantasia delle donne, dei sogni e dei colori che abitano dentro di noi.
In un mondo come il nostro, dominato dai media che hanno epurato le donne mature, messo al bando le loro rughe e i loro capelli bianchi cancellandole dall’immaginario della bellezza, una casa di moda affida il suo messaggio ad una nonna ancora piena di cose da dire (Revolution n. 4) e che ha ancora una faccia sua: nessun burqa di plastica.
Sono molto orgogliosa di lavorare per Maggie, davvero. Perchè le rivoluzioni (anche quelle culturali) si fanno coi fatti.

Beata Ignoranza

ATTENZIONE: SPOILER!

Ignorante e pettegola: non male come combinazione, soprattutto se consideriamo la mia astinenza da nicotina che funziona come diavolina al fuoco e fomenta la mia blasfemia. Sono stata reclutata dalla direzione di un nuovo magazine completamente dedicato a moda/bellezza/costume per scrivere una rubrica: io? La donna col calesse? Siamo proprio sicuri? Continua a leggere